Il sogno di una vita ... è la vita
Quando il dolore è talmente lancinante perché sai che stai per perdere una persona cara o nel momento stesso in cui l’hai persa, gli equilibri delle emozioni oscillano senza tregua. Si piange e ci si dispera versando calde lacrime e cercando l’abbraccio del vicino, ma si ride anche nel ricordare i momenti felici vissuti insieme. Lacrime e riso, come un’altalena sul viso e nel cuore. Accentuando questo aspetto dell’alternanza emotiva, con punte cariche di pathos (forse troppo) Alessandro Prete, autore e attore, ha portato in scena alla sala don Chiari di Sondrio venerdì sera “Il sogno di una vita”, insieme a Giuseppe Sanfelice (il prete missionario), Jesus Emiliano Coltorti (il sindacalista) e il convincente Alfredo Furma (il cinico avvocato).
Ormai trentenni, cresciuti insieme in un orfanotrofio, quattro amici si ritrovano in occasione di una spiacevole circostanza: la grave malattia di uno di loro. Dopo un’infanzia difficile che ha cementato la loro amicizia, i quattro hanno preso strade diverse: Manuel, scrittore e poeta, introverso e maturo, è stato colpito dalla malattia. Simone, cinico ma vulnerabile, è diventato un ricco avvocato. Yuri, insicuro, eterno indeciso in dubbio con se stesso, fa il sindacalista. Renzo, il più sensibile, è un prete missionario. Percorsi diversi, esistenze diverse, tuttavia con uguali gioie e dolori. Ed ora, al capezzale dell’amico malato, si trovano costretti a confrontarsi con il problema della morte, ognuno con le proprie idee, soluzioni, riflessioni; e ognuno col proprio carattere si ritrova a confrontarsi con la propria vita, che fino a quel momento sembrava conquistata, acquisita, garantita. E con la propria paura. Paura di reagire e di affrontare il futuro che vira ancora una volta. Prete decide di raccontare questo percorso attraverso una dimensione reale che è quella della storia, ambientata in una camera di ospedale, e una dimensione surreale, che è quella del ricordo in cui i paravento medici diventano le grate di un confessionale in cui esprimere il passato. Manuel diventa consapevole della sua sorte e toccante è il saluto che i tre amici gli porgono. Simone colto dall’emozione non è in grado di terminare la canzone che Manuel gli aveva chiesto di cantare per lui. Yuri in una conversazione notturna si apre in intimità con l’amico e mette a fuoco i suoi obiettivi per superare la crisi in cui si è imbattuto. Renzo, da sacerdote, ritrova le parole che sembrava aver perso e lo conforta sul destino che lo attende. «Stiamo lì ad aspettare il sogno di una vita che non esiste. Esiste la nostra vita e basta», rivela Manuel che, alla fine, in un onirico scambio di lettere con i genitori morti dice: «Non ti risparmiare mai, fai valere le tue idee». Vita e morte, tema difficile da affrontare (ma il teatro è il luogo perfetto per farlo) e Prete ci prova con giudizio, seppure disorientando il pubblico nel sentirsi il magone strozzato in gola (il crescendo di nasi soffiati lo dimostra) e subito dopo la risata per le esilaranti gag.
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