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| Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi |
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Data Registrazione: 19-05-05
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Dicono di no perché il settore lattiero-caseario ha bisogno di questi prati, le imprese agricole hanno bisogno di produrre; e poi perché bisogna uscire dalla logica per cui ogni ambito lavora per conto suo: il settore delle cave avrà i suoi obiettivi, ma non per questo vanno schiacciati quelli dell’economica agricola e la tutela di un territorio di pregio.
Questa la posizione del neo costituito “Comitato per la tutela e valorizzazione del territorio agricolo della piana di Bianzone” che intende lottare contro il progetto di costruire una cava nella piana di fondovalle compresa fra l’Adda e la roggia Ranée. Parliamo di un’area di 7 ettari – per l’esattezza 72.240 metri quadrati - attualmente coltivata a prato o a mais. Nei giorni scorsi i proprietari hanno ricevuto una lettera da parte della società Carnazzola di Colorina (titolare estrattiva del progetto di coltivazione di cava) per la stipula di un contratto per lo sfruttamento di cava nei terreni. Nella missiva si fa riferimento alla deliberazione della giunta provinciale di Sondrio del 17 gennaio 2011 con cui è stato approvato il progetto di gestione produttiva dell’ambito territoriale, presentato da Liscidini Costruzioni srl. L’ambito estrattivo (ghiaia e sabbie) del Ranée, che avrebbe un valore stimato di 246mila metri cubi, è stato varato nel piano cave dalla Regione Lombardia nel maggio 2007. Nella lettera si propone la cessione per tre anni dei terreni a 2 euro al mq. senza indicare la ritenuta fiscale (per cui ancora meno di 2 euro). Si invita a restituire firmato e compilato alla sede di Colorina il contratto di affitto di sfruttamento del terreno entro e non oltre il decimo giorno del ricevimento della missiva. Trascorso tale termine la società darà avvio agli uffici competenti della Provincia alla procedura di coltivazione in concessione. Nel caso di risposta negativa, si prevede una sorta di esproprio con un prezzo superiore per i proprietari, che – già contrari di principio – per lo meno metterebbero in tasca qualcosa in più. In pratica il terreno verrebbe scavato per consentire l’estrazione e poi riempito con altro materiale. «Ma il terreno non sarà più quello di prima, particolarmente buono anche nei periodi di siccità – fa presente il comitato -. E poi non troviamo giusto che la popolazione non venga coinvolta nel processo decisionale e che, da un giorno all’altro, venga qualcuno a dirti che non sei padrone di fare quello che vuoi nel tuo terreno». E aggiunge: «Il progetto di gestione, peraltro, è della Liscidini Costruzioni che a 100 metri da lì ha il silos, dunque il materiale passerebbe dalla cava al silos con poche perdite di tempo. Ma ci domandiamo se sia più importante l’interesse del privato che viene a scavare oppure quello di questo territorio dal punto di vista ambientale ed agricolo?». C’è chi, a Bianzone, osserva come dalla parte opposta del silos, a Tresenda, ci sia un’area boschiva che potrebbe essere occupata al posto di quella di Bianzone, in modo da essere restituita come terreno agricolo migliorato. In ogni caso al momento nessuna procedura di esproprio è partita. «Dal canto nostro ci stiamo informando per capire come fare – prosegue il comitato -; la procedura sarà a norma di legge, ma non tiene conto di tutti gli aspetti, di quello che rappresenta per i coltivatori quell’area. Lo scopo contingente riguarda il progetto della cava, ma il nostro intendimento è più ampio e riguarda la tutela del territorio agricolo di Bianzone. Infatti hanno aderito al comitato i proprietari terrieri e i coltivatori a titolo principale del territorio, conferenti della Latteria sociale cooperativa di Chiuro o di Colavev Valtellina, ma anche chi è interessato a questa zona». Infine le richieste: «Chiediamo all’amministrazione provinciale di stralciare l’area Ranèe, all’amministrazione comunale di Bianzone di esigere lo stralcio dell’area interessata dal piano cave e chiediamo l’appoggio delle associazioni di categoria». Il progetto L’ambito estrattivo nel comune di Bianzone secondo il piano cave provinciale è ubicato in sponda destra del fiume Adda, nella piana di fondovalle compresa fra il suo corso e la roggia Ranèe. Esso è composto da due aree estrattive e due aree di rispetto. Le aree estrattive sono caratterizzate dalla presenza di prati da sfalcio, coltivazioni a mais e alcuni seminativi. Il giacimento è costituito da sabbie, ghiaie costituenti i depositi alluvionali del fiume Adda su una superficie di 72.240 mq per un volume stimato di 246mila mc. La profondità massima di scavo è di 5 metri. La prima area estrattiva (a1) ha una superficie di 18.096 mq e un valore stimato di 72mila metri cubi per una produzione annua di 7.200 mc, mentre la seconda (a2) una superficie di 43.376 mq, un volume di 174mila mc e una produzione media annua di 17.400 mc. In base al progetto di gestione dell’ambito estrattivo (presentato da Liscidini Costruzioni) un percorso collega l’area estrattiva direttamente all’impianto di lavorazione della ditta Liscidini Costruzioni srl dove verrà conferito parte del tout venant proveniente dalla cava. Un parte del materiale invece verrà venduto in cava e sarà destinato ad altri impianti della Provincia. L’attività estrattiva sarà divisa in tre lotti, della durata di 3 anni per ciascuno. Al termine ci sarà il recupero ambientale che si prefigge di ripristinare la morfologia pianeggiante originaria, attraverso il ritombamento delle fosse di coltivazione e di restituire l’area all’uso agricolo. Per i tutti e tre i lotti è previsto il riempimento delle fosse di coltivazione, mediante il riporto di terre e rocce di scavo non contaminate, provenienti da cantieri esterni o lo sterile di coltivazione accantona nato durante la fase di scavo. Una volta ripristinato il piano campagna, verrà ricostituito un adeguato strato di terreno agrario, utilizzando quello derivante dalle fasi di scotico. I costi delle opere di recupero ambientale ammontano a 498.051 euro e sono costituiti per oltre l’85% dai movimenti di terra. |
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