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| Al nos dialét Le poesie in dialetto Valtellinese |
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#1 |
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Utente
Data Registrazione: 27-02-05
Messaggi: 288
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Menoria storica abriga 40
Commento poesia ottobre Siamo in autunno. In certe cose, vedi: clima, partenza dei turisti, inizio delle scuole, non cambia niente, ma volendo tuffarci nel nostro ambiente degli anni 40, come d’abitudine, troviamo l’Aprica ben diversa da quella di oggi, sia nel paesaggio che nel movimento della gente locale. I campi, raccolto quanto la terra ha dato nella stagione, è spoglia e lasciata al suo giusto riposo, non prima di aver seminato la segale, per cui si usa dire: “sotto la neve c’è pane”. I prati vanno ancora concimati e a questo scopo ingaggiano tutti i bambini disponibili che, con il gerletto carico di concime, risalgono i pendii sulla parte <püriua> Le bestie (mucche, capre, pecore), sono scese dall’alpe e di ritorno della Val Belviso, sono posteggiate sulle baite dei dintorni, a brucare gli ultimi fili d’erba, a mangiare l’ultima scorta di fieno e a fare concime per l’anno successivo. Per questo, nel paese, nonostante il freddo si faccia sempre più pungente, bisogna accontentarsi della fiamma del focolare, in attesa di potersi rifugiare nelle calde stalle. Anche la gente andata a lavorare fuori paese, gradualmente rientra. La torbiera del Piangembro si chiude. Gli uomini, impegnati su i cantieri d’alta montagna, con i primi geli, rientrano. Stessa cosa per le ragazze che fanno la stagione a Pontresina. Queste ritornando, portano una nota di vivacità, non solo per la loro fresca giovinezza, ma per quanto hanno con sé. Non solo i franchi svizzeri, sempre preziosi, anche scatole di cioccolatini, (vuote, ma pur apprezzate in quanto usate dalle sorelline per il lavoro da cucito dalle Suore). Poi portano piatti di porcellana, rifiutati nell’hotel, ma che fanno bella figura sulla <peltrera> della cucina affumicata. Le castagne incominciano a cadere. Pochi all’Aprica hanno le selve, ma c’è la contrada di Liscedo che le possiede e, fra amici e partenti qualche cosa si più racimolare. Questo fino ai “ Santi”, periodo in cui è permesso la spigolatura. Ottobre è anche il mese del Rosario. E’ quasi d’obbligo la partecipazione di donne e bambini, ma in genere ci vanno tutti quelli presenti in paese, e anche i giovani, visto che oltre tutto c’è il piacere di cantare a piena voce, che è la più bella preghiera per il diretto contatto con il cielo (contrariamente a quanto si pensa oggi e nonostante il latino) e poi, per i giovani è anche l’occasione di incontrarsi, di palese o di nascosto, sul ritorno verso casa. Ottobre è anche tempo di mele e uva, ma per noi d’Aprica (a quel tempo) sono ancora articoli preziosi e acquistabili solo da venditori di Motta o Rumbel. Prodotti che portano a spalle con la gerla e cesto al braccio e quindi doppiamente preziosi Luisa Moraschinelli /ottobre 2008
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