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Vecchio 30-07-15, 08:22   #1
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Predefinito Memoria del segno

L'arte per essere tale deve provocare od evocare qualcosa in chi la guarda. Può essere una scossa, un risveglio, un sentimento di apprezzamento oppure no. C'è sempre un'interpretazione soggettiva ed emotiva.
Nel caso della mostra "Memoria del segno", inaugurata ieri pomeriggio nella chiesetta di San Pietro a Teglio, ancora di più non si può rimanere indifferenti. Le opere di Eligio Casati, artista brianzolo legato però con un filo rosso a Teglio e alla Valtellina per amicizie qui coltivate, utilizzano un linguaggio quasi "violento" quando ti parlano. E ti colpiscono. Non si rimane insensibili di fronte ad una pittura che, già di primo acchito, appare istintiva e passionale, eppure lucida e rigorosa.
La mostra è il primo appuntamento culturale estivo voluto e ideato dall'Accademia del pizzocchero, con la collaborazione della parrocchia di Teglio che mette a disposizione anche quest'anno la chiesetta romanica all'ingresso del paese (nel team ci sono anche il Comune e il Centro Tellino di Cultura). Ma perchè ospitare a Teglio un artista brianzolo? Per rispondere a questa domanda occorre fare riferimento ad una rete virtuosa di amicizie che vede come protagonisti il presidente dell'Accademia Rezio Donchi, l'artista tiranese Valerio Righini, l'editore Alberto Casiraghy (che a Teglio, nel 2013, ha esposto ne ?Il pulcino a Teglio?) e l'appassionato di arte e libri Sandro Moretti di Sondrio, scomparso poco tempo fa, al quale è dedicata la mostra. «E' stato Moretti ad aver suggerito il nome di Eligio Casati che, con Casiraghy, ha collaborato ? spiega Righini -. Rezio Donchi è il motore di entusiasmo e di ricerca delle opportunità finanziarie senza il quale molte cose non si farebbero. Ed io, come amico di tutti, volentieri ho dato una mano nell'allestimento». Ecco dunque la mostra che non poteva non intitolarsi "Memoria del segno" proprio perchè celebra la memoria (di Moretti) attraverso il segno, però, di Eligio Casati. Un segno insistito, quasi una scrittura, una grafia marcata. «I suoi fondi molto forti ? prosegue Righini -. Siamo di fronte ad una pittura materica, astratta in cui prevalgono il rosso e il nero, in alcuni quadri i bianchi sporchi, dei bianchi però raffinati che sono sottotraccia ma emergono». A Teglio sono oltre una ventina le opere esposte sulle teche nere che, tradizionalmente, vengono collocate lungo il perimetro del tempietto. Si tratta di opere senza titolo, realizzate con tecnica mista su tela, alcune con tecnica mista su carta, ci sono tre realizzate con inchiostro di china e carboncino. Nel centro della chiesa, due bacheche dove sono esposti alcuni ?libricini? editi da Alberto Casiraghy e dedicati a Sandro Moretti come ?Tamburo? con un'opera di Eligio Casati o il "Tempo" («il tempo è la cosa più preziosa che ho», vi si legge). E, visto che la mostra come detto nasce all'insegna dell'amicizia, oltre alle opere di Casati, ai libri di Casiraghy, la terza presenza sono due sculture di Valerio Righini: "Geyser" e "Cascata blu".
Una composizione, dunque, ben studiata e amalgamata di mani e menti. Interessante anche il dialogo per contrasto ? se c'è e se possiamo chiamarlo così ? fra gli affreschi della chiesa, le delicate vetrate di Enrico Della Torre e le opere di Casati, vere e proprie accensioni cromatiche di forte intensità.
Sabina Zotti, che firma l'apparato critico del catalogo stampato dalla tipografia Bettini, spiega che la tavolozza dell'artista è minimale. «Bandite le tinte tenui e pallide, ché sarebbero inadeguate, le tele sono un'esplosione di colori forti e vibranti ? dice -, come lo sono del resto i contenuti che veicolano. Ecco allora i rossi, energici e ardenti; i neri, forti e robusti; e i bianchi, sporchi ma talvolta financo adamantini, in ogni caso sempre luminosi quasi a voler irraggiare luce intorno, ben oltre i confini delle tele. Carichi di tutta la loro potenza emozionale e viscerale, i colori giungono pur tuttavia sulla tela come domati e disciplinati, assoggettati a quell'ordine che del caos è il necessario e naturale completamento, in una dialettica degli opposti che si risolve in composizioni frementi di energia, eppure eleganti e armoniose». Le pennellate libere ma sicure parlano di sensazioni intense e vigorose, talvolta straripanti: paura, rabbia, frustrazione, passione ma anche gioia, leggerezza, levità, in un gioco dinamico di polarità opposte capace di portare squarci di luce nei neri più profondi.

La mostra sarà aperta tutta l'estate dalle 10 alle 12, dalle 17 alle 19 (lunedì e martedì chiuso).
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