Ex cinema Italia: contratto nullo
Il contratto con l’imprenditore Giandomenico Ciapparelli per la compravendita dell’ex cinema Italia di proprietà della fondazione Camagni è nullo. Si riparte, punto a capo. La vicenda, che si trascina ormai da diversi anni, ha subito – forse – una virata con la decisione, approvata all’unanimità dall’assemblea dei delegati dei 18 Comuni da Teglio e Livigno (che formano la fondazione) di dichiarare nullo il contratto, dopo il parere legale (il secondo) dell’avvocato Francesco Venosta. Ma non è stato facile. Tutt’altro. Forti i dubbi avanzati dal membro del comitato di gestione, Annamaria Saligari, sindaco di Lovero, e dal consigliere, Carla Cioccarelli, sindaco di Aprica, sul rischio che l’annullamento comporterà di un’eventuale azione giudiziaria di Ciapparelli contro la fondazione.
«Nell’ultima assemblea ci siamo lasciati con il dubbio sul da farsi e abbiamo deciso di richiedere un parere legale – ha detto il presidente del comitato di gestione, Narciso Zini -. Le strutture sono state realizzate a suo tempo per l’infanzia abbandonata, ma oggi purtroppo di abbandonato sono solo gli stabili con interventi strutturali che vanno a pesare sulla fondazione che non riesce a respirare. Da qui la necessità di capire come muoversi, visto che la transazione non ha avuto modo di trovare condivisione, perché la controparte voleva un’irreale richiesta di fondi». Ebbene Venosta ritiene che il contratto non sia valido a causa della sua indeterminatezza. Era stato definito, infatti, il prezzo di vendita di 1 milione e 710mila euro, ma non era stato definito, invece, il prezzo della sala polifunzionale che la fondazione avrebbe dovuto mantenere, né le dimensioni, la collocazione, le caratteristiche e, dunque, il prezzo definitivo di vendita. Sempre secondo il legale i problemi relativi al piano attuativo e alla presenza di inquilini sono assorbiti dalla nullità del contratto. Ergo, non se ne fa niente. Ciapparelli, cui già in precedenza questa ipotesi è stata avanzata, ha chiesto «un risarcimento di oltre 100mila euro – ha fatto presente Egidio Trisolini – con uno “sconto” di 20mila euro se pagati subito». Più che una transazione, una «capitolazione», come bene l’ha definita Guido Della Frattina, visto che la fondazione è con l’acqua alla gola, senza neppure più i soldi per fare la manutenzione degli edifici di sua proprietà. La via da percorrere, dunque, per Della Frattina è quella dell’annullamento del contratto. Proposta osteggiata inizialmente da Annamaria Saligari, che ha minacciato le sue dimissioni, ma che alla fine ha votato a favore. «Ciapparelli ha detto che è propenso ad adire vie legali se la fondazione dichiarasse di rendere nullo il contratto – ha detto il sindaco di Lovero -. Mi chiedo se questa nostra decisione possa portare ad un immobilismo per ben più di 5 anni». Dal canto suo Carla Cioccarelli, scusandosi per l’assenza alle assemblee (come quella di altri Comuni), ha proposto di far pagare gli 80mila euro di risarcimento ad un potenziale terzo interlocutore intenzionato all’acquisto, perché «meno contenziosi si creano, meglio è». Ma compratori alla porta non ce ne sono.
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