Nove attività hanno chiuso ad Aprica nel 2012
Nove attività nel 2012 hanno chiuso ad Aprica: è il sindaco di Aprica, Carla Cioccarelli, a rendere noto il preoccupante dato che segue ad una serie di difficoltà che esercenti e commercianti si trovano ad affrontare ogni giorno fra mercato in crisi e vessazione fiscale.
Anche la località turistica spartiacque fra la Valtellina e la Valcamonica non è esente da questo trend negativo. E se Aprica in questi giorni non sembra vivere la crisi – i turisti sono arrivati, seppure come succede da qualche anno si concentrano principalmente nel week end – nel corso dell’anno è dura per tutti far quadrare i conti. E c’è chi butta la spugna.
«La preoccupazione è grande – esordisce Cioccarelli -. Nove attività che hanno chiuso in un solo anno in un paese di 1.500 abitanti, ma che arriva anche a 20mila con il turismo sono un numero significativo. Chiaramente Aprica ha una vocazione turistica e il turismo non può prescindere da negozi, bar, gelaterie, ristorazione. Sulla base di queste attività si arricchisce il contorno. Purtroppo il settore è in grande sofferenza perché imposizione fiscale diretta e indiretta è pesante». Il sindaco ha riferimento all’imposta municipale unica (Imu) e, in particolare, alla nuova tariffa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (Tares) che penalizza proprio la categoria degli esercenti e dei commercianti. «Sono imposte indirette si devono pagare anche se i ricavi sono zero – prosegue Cioccarelli -. I costi fissi sono importanti e vanno incidere sulla gestione stagionale. Il timore è sentito su tutti i fronti».
Cioccarelli, però, si sente inerme davanti a questo scenario. «Se avessi gli strumenti per intervenire con finanziamenti e fondi, come possono le Province del Trentino, per la copertura dei costi o interessi lo farei. Ora come ora non ho, come amministratore, molte possibilità fatto eccetto quello di cercare agevolazioni per le attività. Nel caso della Tares stiamo facendo ancora i conteggi».
Il sindaco fa presente che il problema, che ha una ricaduta sul settore turistico ed economico della località, è doppiamente grave, perché l’imposizione fiscale «toglie alle attività ogni possibilità di ammodernamento e adeguamento. Da anni era già difficile riuscire a mettere via qualcosa per rendere l’attività più moderna, per attuare un ampliamento o una ristrutturazione. Ora si mette a rischio anche la gestione corrente, l’ordinarietà».
Sono 9 le attività che hanno chiuso i battenti ad Aprica nel corso del 2012, mentre in un caso si tratta di una chiusura seguita poi da una nuova re intestazione dell’esercizio. Fra le cessate attività ci sono negozi, piccoli locali di vario genere, bar che non ce l’hanno più fatta ad andare avanti o hanno cercato nuove strade.
Ad oggi, in base ai dati registrati negli uffici comunali, i negozi di vicinato e di abbigliamento di Aprica sono 52, i bar, ristoranti e pizzerie sono 31. Passando al comparto ricettivo gli alberghi sono 18, mentre le strutture turistiche alberghiere residenziali sono 3. Conclude il panorama il numero delle sale giochi 1, degli agriturismi 3, di estetisti e centri benessere 5 e di parrucchieri altrettanti 5.
E se la crisi e le tasse “mordono” Aprica, va detto anche che mentre in altre località turistiche è presente un’associazione attiva di albergatori e commercianti nella località orobica tutto tace da tempo. Forse un sostegno in tal senso, anche solo a livello di immagine e organizzativo, non farebbe male.
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