La memoria del territorio diventa film
C’è un’immagine – fra le tante degne di nota – che colpisce l’attenzione: quella di una bambina che con la gonna e gli scarponcini che zappa faticosamente la terra, non per gioco, ma perché una volta tutti dovevano dare il proprio contributo. Tornati da scuola non c’era troppo tempo per i compiti, perché bisognava dare una mano. Spirito di sacrificio e senso di concretezza in un territorio aspro di gente schiva, un po’ rude magari, ma carica di umanità e generosità. Questa l’immagine che emerge dal docu fiction intitolato “La memoria del territorio e il territorio della memoria. Terre lontane: Bratta e Piazzeda” che fra sabato sera e ieri pomeriggio ha fatto il tutto esaurito al centro sportivo Omar & Pietro di Bianzone per la “prima”. Il film – così non si può definirlo vista la durata di ben un’ora e mezzo -, ideato e diretto dall’attrice e ora anche regista cinematografica Valentina Capone, fa parte del progetto del Comune di Bianzone e dell’Ecomuseo delle terrazze retiche di «rendere omaggio alla terra di di Bratta e Piazzeda e alla gente che vi ha abitato – ha detto il sindaco, Franca Pini alla presentazione ringraziando per la compartecipazione la Regione e la fondazione Pro Valtellina -. Vi sono nel filmato ricordi di luoghi, volti, momenti di vita vissuta interpretati da attori locali per scoprire, capire, valorizzare e tramandare un patrimonio di tradizione e di cultura popolare di notevole valore. Un primo risultato lo abbiamo raggiunto riuscendo a coinvolgere la gente del paese che ha risposto con entusiasmo: si è raccontata e ha raccontato. Ora l’evento finale con la restituzione di un lavoro in modo che tutti possano conoscere e apprezzare». Il film alterna le stupende immagini d’archivio – per il valore storico e sociale che rivestono – di don Cirillo Vitalini, parroco negli anni Quaranta e Cinquanta a Bratta, a quelle nuove girate dalla troupe di Capone (Martina Cocco e Davide Manca alla fotografia, Marco Careri al montaggio) che ha deciso di rivestire le scene di un voluto alone di passato per non creare uno stacco fra il repertorio e il nuovo. In mezzo le interviste – tantissime – ai personaggi della frazioni che, con una punta di emozione, hanno ricordato i giochi da bambini, la coltivazione della segale, la preparazione del pane e la difficoltà di creare una perfetta “brasciadela” per non essere sgridate dalle mamme, il momento della vendemmia e gli incontri della comunità. Dai ricordi alla ricostruzione, più dinamica e teatrale, del fenomeno del contrabbando e della fuga degli ebrei. Il risultato è un documento nel documento. La testimonianza di don Cirillo è stata già ripresa, attualizzata, ma anche contestualizzata per fare in modo che la Bianzone del futuro possa attingere anche da questo passato.
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