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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 25-03-14, 08:11   #1
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Predefinito "Non è tradimento la parola che preferisco, è crudeltà"

«Non è tradimento la parola che preferisco, ma è crudeltà». Lo dice subito all’inizio dello spettacolo la marchesa de Merteuil: quello di cui il pubblico si troverà complice non è la serie di tradimenti (degna di una soap opera) che sulla scena si susseguono fra ansimi, gambe divaricate e mani curiose, ma è la crudeltà. Quella di una donna, nata per dominare il sesso maschile e vendicare quello femminile, alla quale niente piace più «di vincere un’altra donna». Tanto – magra consolazione – la «vergogna non è come il dolore, si sente una volta sola» oppure ancora «vanità e felicità sono incompatibili».
“Relazioni pericolose”, lo spettacolo della giovane regista Silvia Giulia Mendola portato alla sala don Chiari di Sondrio venerdì sera, è una guerra dichiarata tra i sessi giocata sul palcoscenico trasformato in ring con sullo sfondo in verticale, una grande scacchiera, illuminata di diversi colori (ma, una sola volta, di rosso fuoco). Essa allude simbolicamente al gioco strategico dell’amore e delle passioni umane che può essere guidato e manipolato dalla scaltrezza dell’intelligenza, ovvero quella della pericolosa marchesa (interpretata dalla stessa Mendola) che muove come pedine i personaggi: Cécile de Volanges (ottima interpretazione di Valentina Bartolo), quindicenne appena uscita dal collegio per sposare il facoltoso Gercourt, che viene deflorata dal visconte de Valmont prima del matrimonio; madame de Tourvel, onesta e pia, di cui il visconte alla fine si innamora, salvo poi lasciarla per mantenere il folle accordo con la precedente amante la marchesa; il giovane e imbranato Danceny che passa dall’infatuazione per Cecile a quella per la marchesa. Seduzioni e relazioni pericolose, per l’appunto, che si trasformano in passione distruttrice e morte.
Amore e odio, vita e morte, bianco e nero sono i binomi di questo spettacolo nel testo, nei messaggi e nella scenografia. Il romanzo epistolare di Choderlos De Laclos viene trasferito nella rappresentazione senza mai abbandonare completamente la struttura epistolare, ma utilizzando le lettere come mezzo scenico. Due teli, uno bianco e uno nero come i colori della scacchiera, servono infatti non solo come vere e proprie missive, ma anche come strumento originale per i cambi di scena. Gli stilizzati movimenti di danza che intervallano la narrazione ribadiscono la condizione dei personaggi e il feroce individualismo (l’amore solo per sé) che li muove. E poi c’è la musica con il tango argentino ad evidenziare la danza dell’amore. Molto bravi gli attori, di grande professionalità, che dopo un inizio piuttosto lento tirano fuori tutte le loro doti nei due atti dello spettacolo con una chiusura efficace: il crollo della marchesa che, nella partita a scacchi e nel gioco delle seduzioni, era acrobata dell’inganno, si era distillata da sé per non perdere, per dominare, per far prevalere la perfezione del calcolo. Alla fine anche il calcolo risulta imperfetto. E resta solo la distruzione.
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