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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 06-08-13, 08:25   #1
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Predefinito Odi a sè: quando Ulisse è vanitoso

Che la figura di Ulisse si sia prestata nel corso dei secoli a diverse interpretazioni è noto. Ulisse è il grande eroe, è chi ha sfidato i limiti, l’astuto, il sagace, uomo d’orgoglio e di potenza, certo. Ma è anche l’uomo che amò il suo destino, che ad Itaca è tornato non per la moglie Penelope o il figlio Telemaco, ma per sé, per il suo onore, la sua fama, per riottenere ciò che gli spettava.
E’ questa la chiave di lettura che Alessandra Merico, attrice diplomata all’Accademia internazionale di teatro a Roma, e Giuseppe Zonno dell’Accademia di arte e musica Unika di Bari, hanno proposto domenica sera a palazzo Juvalta a Teglio per il Teglio Teatro Festival Valtellina.
Un Ulisse pieno di sé, tanto che lo spettacolo non poteva che intitolarsi “Odi a sé”, tante odi, tanti canti per celebrare se stesso. Interpretato da Zonno, Ulisse è astuto nel senso che sfrutta le idee degli altri e le fa proprie per il proprio successo come quella di accecare Polifemo ed è talmente vanitoso – racconta il figlio Telemaco – da farsi raccontare la sua biografia da un certo “Omar”. Circe lo vuole stregare? Ma va, da strega Circe diventa la psicologa di Ulisse affetto dalla sindrome dell’assenteista che va via per vent’anni per non affrontare i suoi problemi famigliari. Molto convincente nel corso di tutto lo spettacolo, sicura ed espressiva, Merico nel rappresentare i personaggi femminili del poema epico, alternati con i cambi d’abito (per la cronaca, nessuna uscita di scena per cambiarsi. Merico lo fa davanti al pubblico, prendendo i vestiti da uno stendino).
Se Circe fa sorridere il pubblico, Penelope è dipinta come una giovane che voleva solo saltare la corda e che si arrabbia con la mamma che le vuol insegnare a tessere. Poi sposa Ulisse che se ne va e la lascia sola mentre è in attesa del loro figlio. Trascorre vent’anni sul balcone ad aspettarlo e quando torna gli fa una ramanzina sui suoi doveri evasi.
Lo spettacolo in gara per il concorso del Festival – quest’anno dedicato al tema del viaggio – convince in modo particolare per quella intelligente e sempre rispettosa commistione fra un tema classico e una rispolverata contemporanea, fra sacro e profano potremmo dire, fra tragedia e commedia. Non è facile riproporre l’Odissea – cui nessun attore resiste a dire il vero -, “Odi a sé” merita sicuramente.
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