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#1 |
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Collaboratori
Data Registrazione: 19-05-05
Messaggi: 5.781
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La lettura della tabella contenuta nella pagina allegata è molto interessante per valutare quanti e quali fiumi di cemento abbiano interessato paesi e città della valle, la percentuale fra il prima e l'ora.
La situazione è preoccupante. Le proiezioni future? Bella domanda... |
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#2 |
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Utente
Data Registrazione: 03-03-09
Messaggi: 179
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Capannoni, case e .... anche lavoro in Valle.
Non ho nulla contro Legambiente quando lancia l'allarme sulla cementificazione delle nostre valli e sulla scomparsa delle zone agricole. Mi permetto però di fare alcune considerazioni che , avrei piacere, d’ ottenere una risposta. Sono un 68 enne tiranese e, credetemi, ho sempre difeso il territorio e le tradizioni con i denti serrati senza guardare in faccia a nessuno. Quando vedo la “ mia “ Tirano dall’alto ricordo come era negli anni ’50. Le case giungevano sino al ponte all’altezza della ferrovia e le “ lontanissime case popolari “ erano quelle due appena sotto il ponte ora quasi al “ centro “ città. Ricordo i tiranesi emigranti in Svizzera, i contrabbandieri costretti a fare quel “ lavoraccio “ per sopravvivere con la loro famiglia, i minatori nelle gallerie all’estero ecc. ecc. ecc. Ora vedo che case e capannoni industriali hanno invaso quasi tutta l’area della confluenza dell’Adda con il Poschiavino e, se da un lato mi dispiace, dall’altro lato sono contento. Perché ? Perche tanti tiranesi non hanno più la valigia in mano per cercare lavoro. Sono contento perché tanti tiranesi hanno osato e osano buttarsi nei “ business “ creando posti di lavoro. Vedo malvolentieri coloro che rigettano iniziative di sviluppo senza soffermarsi in una analisi di vantaggi futuri. Mi spiace per il territorio occupato, ma sono contento per i posti di lavoro e il lavoro che si è creato e che si creerà. E speriamo che duri per i nostri figli e nipoti. Senza nessun offesa, per i signori di Lega Ambiente che hanno tenuto la conferenza a Morbegno mi possono dire dove lavorano ? Sono forse emigranti in America, in Australia, in Africa o in Cina per guadagnarsi il pane o hanno magari il posto di lavoro in valle e alla sera giungono a casa nelle loro famiglie? Certo, lo ammetto, i capannoni suonano come un pugno in un occhio nel fondovalle, e per il turismo non sono il massimo. Io penso che la natura va usata, ma non sciupata. Occorre un bilanciamento per vivere al giorno d’oggi , occorre un buon equilibrio come è per ogni parte d’Europa. Rimanere al palo non conviene, conviene stare al passo guardando le reciproche iniziative e cogliere la strada migliore. La strada migliore ? Sì, occorre incrementare al massimo il turismo e difendere con i denti il territorio, cercando però di evitare la disoccupazione. Il lavoro è sacrosanto come il territorio. e.m. |
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