Che dire... ho letto anche i primi commenti di risposta sul Corriere.
Diciamo che Severgnini scrive del fatto quasi come fenomeno di costume, più che come problema di settore o semplicemente... umano.
Maurizio, tu sei senza dubbio più a diretta conoscenza dell'ambiente, nonchè parte in causa dell'articolo (non fosse altro che per il titolo!), ma a me sembra che quando addetti al settore, in questo caso questo albergatore, parlano di questi fenomeni, l'ipocrisia sia sempre sull'angolo.
Comunque ti giri, nell'ambiente ciclistico si dice che nessuno va a pane e acqua. Sostanze lecite, sostanze illecite, comunque sostanze frutto della ricerca, figlie del marketing e attori del mercato.
Secondo me l'unica analisi interessante, di questo ed analoghi fenomeni, è quella psicologico/sociale, ovvero le motivazioni che spingono un 50 enne (ma anche un 40 enne) a voler imbrogliare se stesso per dimostrare di essere 10 posti in classifica più avanti del collega, dell'amico, del compaesano.
Comunque una classifica con posizioni a tre cifre...
Il resto è ciclismo, uno sport che non sembra, ma è anche spettacolo.
ciau