Visualizza Messaggio Singolo
Vecchio 29-09-07, 19:54   #1
Luisa
Utente
 
L'avatar di Luisa
 
Data Registrazione: 27-02-05
Messaggi: 288
Predefinito memoria storica, commento a Uṭuar agn 40

Commento a utóuar anni 40
Il rossiccio dei boschi ci annuncia che l’autunno si avvicina., quasi presagio di tempo triste, ma negli anni 40 l’Aprica, in questo periodo, viveva un clima di grande euforia nonostante le giornate che tendevano al freddo e il giorno si accorciava. I motivi di tanta gioia, nonostante la miseria in cui si viveva, erano parecchi: innanzitutto per il frutto della terra che dava la sua ricompensa al lavoro dell’annata. Si raccoglievano patate, segale grano saraceno, orzo, rape, fagioli, verse e tutto si immagazzinava per sopravvivere al lungo inverno. Altro motivo di gioia, il riunirsi della famiglia; i lontani, vedi ragazze a servizio oltre frontiera, allora stagionali, rientravano portando franchi, una parvenza di cioccolatto (perlomeno le scatole che servivano alle sorelline per riporre il lavoro di cucito) e i piatti di porcellana (di scarto) ma che allineati sulle peltrere davano luce alla cucina affumicata. Ritornavano quelli sparsi in Val Belviso o sull’alpe portando le mucche sui maggenghi del paese e quindi la gente era a casa. Poi forzatamente, man mano che il gelo avanzava, ritornavano anche gli uomini sparsi sui cantieri di Venina o di Fraele.
Ottobre era ed è anche il mese del Rosario quindi alla sera c’era quella uscita comune verso la chiesa dove, i giovani in particolare, davano sfogo al loro canto che pur essendo in latino era preghiera e elevazione dello spirito in un contatto quasi diretto fra terra e cielo.
©Luisa Moraschinelli (vedi Utoar da „Uita d’abriga cùntada an dal so dialet“

Luisa non  è collegato   Rispondi Citando