„sunŕ da mars“
Sunŕ da mars č la ormai convalidata festa popolare di fine inverno e inizio primavera all’Aprica. Manifestazione che si perde nei tempi. Sicuramente di origine pagana in quanto non ha nessun allaccio con feste e consuetudini religiose. Lo scopo, č di richiamare l’erba dal lungo sonno invernale e per questo fine si usano i campanacci delle proprie bestie che nell’era contadina avevano grande parte nella vita comune dell’uomo. Personalmente ricordo (e sono sicuramente fra i pochi) le originali edizioni d’ante guerra che duravano tre giorni e nel giro con i campanacci impegnava solo ragazzi e uomini, mentre nella serata conclusiva, a consumare il – mach- (cena all’aperto) c’era tutta la popolazione. Nel dopo guerra, dopo lungo tempo lontana all’estero, mi sono trovata una sera a rivivere questa vecchia tradizione in paese. Una sera dal cielo stellato, con la partecipazione di tutta la gente che in corteo percorreva tutte le contrade da San Pietro all’Aprica bassa; nell’aria quella strana musica di campanacci intercalata dal suono del corno di chi conduceva il corteo; i turisti che guardavano estasiati e poi si accodavano e alla fine la consumazione del – mach – consistente in polenta, salcicce e formaggio accompagnati dal bicchiere di vino. Una sensazione eccezionale che non ho potuto esprime diversamente che con la mia – lingua madre – il dialetto. Cosě da quella particolare circostanza,i č nata la mia prima poesia in dialetto (che poi apparirŕ per diverse annate sulla locandina della manifestazione). La ripropongo:
Sunŕ da mars
I gh’era tüc´ an qučla sera a sunŕ da mars,
ňm e fómmni cun li ciochi e li tórci,
giuinoc´ cun li brónzi al col,
tzetasc´e tzetasci cun i sampógn.
Da sampieru al dos,
da gió an abriga a mauigna
sóta an ciel da lüna piena,
´l-rimbumbaua an da l’aria´n-nŕ müsica,
da desfŕ fo l’erba e fa tremŕ la tera.
Üna ´nsolita prucesüu,
piena d’alegria par la nosa get,
e cuntet al furester,
prima al uardaua e pu al uignia dré.
A la fě, al cap spurtiv,
la pulčnta, an di culderac´, ca la fümaua,
e sü i tau, ´n-longhi fili, li lüganaghi,
d’čs seruidi ´n-di piac´, ca li speciaua.
Gh’an era par tüc´,
par sciór e puarčc´,
che, cun al bicerot an mŕ, i mangiaua:
pulčnt, lüganaghi e furmai učc´
@Luisa Moraschinelli
(Aprica marzo 1980-2006)