Discussione: Il Furore del Myanmar
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Vecchio 10-02-13, 14:35   #12
Gianmario
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Predefinito Il Furore del Myanmar

...Nel frattempo il rilievo del tempio ha inizio con l’aiuto degli studenti del corso di conservazione archeologia organizzato presso la locale scuola istituita dall’Unesco. Si tratta di ingegneri e architetti provenienti da tutto il Myanmar i cui nomi sono per alcuni di noi estremamente complicati per il semplice motivo che paiono diversi ogni volta che li pronunciano. I cognomi non esistono e nemmeno una regola vera e propria per l’attribuzione dei nomi, per esempio Aung San Suu Kyi deriva dal padre (il generale Aung San), dalla nonna (Suu) e dalla madre (Khin Kyi). Il bello è che ognuno può decidere a sua discrezione di cambiare nome in qualsiasi momento della propria vita senza particolari procedure burocratiche; sono profondamente convinto che questo sia accaduto ad almeno un paio delle persone incontrate in Myanmar nel corso del nostro soggiorno. L’altro problema è stato quello di sincronizzarsi con l’inglese locale, specialmente quello parlato durante la masticazione di betel: non semplice.


Il tempio dalla pianta pressoché quadrata avente lato di 12 metri è costruito interamente in mattoni, qualche lacerto di intonaco fa presupporre la preesistenza di un rivestimento, almeno in alcune parti. Appaiono subito evidenti degli interventi di restauro che da queste parti equivale al ripristino, cioè ritorno allo stato primitivo, senza molto badare all’istanza storica, al rispetto verso i segni del tempo e a diverse altre nozioni proprie delle teorie del restauro che hanno reso il nostro Paese all’avanguardia in questo settore, una volta tanto. I 3 stupa posti sulla sommità del lato nord non sembrano aver motivo di essere lì posizionati – in particolar modo quello centrale – e paiono aver aggravato, se non addirittura causato, il preoccupante dissesto statico dell’intera parete: ottimo pretesto per potersi soffermare a lungo e considerare le varie problematiche riparati nell’ombra rinfrescante. Gli altri 3 lati, in particolar modo quello meridionale sono frequentati meno volentieri, specialmente dalla ragazze; pare addirittura che le donne appartenenti al ceto medio-alto non considerino l’abbronzatura una caratteristica che denota bellezza, ma anzi, uno spiacevole inconveniente che le fa assomigliare alle contadine. Per evitarlo si cospargono il viso e a volte anche le braccia con un tocco di Thanakha (1), un cosmetico protettivo e decorativo.


L’interno del tempio è purtroppo inaccessibile visto che l’ingresso posto sul lato orientale e le finestre sugli altri lati sono stati tamponati. L’ipotesi è che il crollo della copertura abbia ostruito l’interno e si sia deciso di sigillare il tutto tramite la costruzione di un’improbabile copertura realizzata con largo impiego di malta cementizia e la chiusura dei collegamenti con l’esterno. L’accesso alla parte sommitale che sta a più di 9 metri di altezza? Niente di più semplice: il nostro ingegnere di fiducia ha prontamente progettato e disposto l’esecuzione di un solido ponteggio in bamboo sul quale i locali salgono a piedi nudi così come, per motivi religiosi, sul tempio stesso. Il medesimo rispetto è generalmente osservato anche da noi quando interpretiamo la parte dei turisti, ma nel caso specifico ci consideriamo esonerati per via delle oggettive difficoltà di esecuzione del lavoro che dobbiamo completare. A chi pone il dubbio sulla reale sicurezza garantita da quest’opera viene risposto che anche in caso di morte non ci sarebbero problemi visto che il buddismo prevede la reincarnazione. Comunque basta chiedere di tagliare qualche altro pezzo di bamboo agli abilissimi ragazzi che ci aiutano nei lavori di carattere pratico per aggiungere altri elementi di rinforzo o costruire una scala per accedere alle parti più basse.

Verso le 17 il sole cade a picco oltre l’orizzonte e in poco tempo cala la notte. Una doccia rigenerante ci prepara al meglio per la cena birmana, ma quando capita che la riproposizione degli stessi piatti per più sere ci fa sprofondare nel più totale sconforto, chiamiamo il nostro tuk tuk (2) di fiducia e chiediamo un passaggio per il centro città, verso la rotonda con al centro la statua equestre di Aung Saan. Durante il tragitto si sente l’odore di fumo provenire dai fuochi della gente che cucina fuori dalle case, a lato della strada. Rivolgono lo sguardo verso di noi e aspettano un solo cenno della mano per regalarci un sorriso.



1) Thanakha: è una pasta cosmetica utilizzata tradizionalmente in Myanmar almeno dal XIV secolo, che si è diffusa anche nei vicini territori compresa la Tailandia. Si ottiene dai rami di un albero (Limonia acidissima) solitamente venduti in piccoli tronchetti. La corteccia viene macinata finemente insieme a poca acqua su una pietra circolare (kyauk pyin) finchè si ottiene una pasta omogenea, densa e giallastra che viene applicata per lo più sul viso e a volte sulle braccia da donne, bambini e in misura minore dagli uomini. Viene utilizzata principalmente come filtro solare e risulta di grande utilità per la sopportazione del calore del sole e la protezione dal vento, oltre a possedere proprietà idratanti, toniche e antisettiche.

2) Tuk tuk: caratteristico taxi a 3 ruote, un motocarro con il cassone coperto e attrezzato con sedili in legno o, nel caso di mezzi più lussuosi, addirittura imbottiti.
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Ultima modifica di Gianmario : 17-02-13 alle ore 11:23
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