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Vecchio 01-09-12, 09:46   #1
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Predefinito L'erba del vicino è sempre più verde?

L’erba del vicino è sempre più verde, recita il detto popolare. In questo caso, però, è vero come possono dimostrare le foto. Il parco giochi San Michele a Madonna di Tirano non si presenta di certo nelle ottime condizioni in cui si trova, invece, quello di Le Prese nella vicina Svizzera. A fare il confronto Ezio Maifré, nonno attento, che vorrebbe uno spazio decoroso per i bambini anche a Tirano.
«Il cancello d’ingresso lato sud del parco tiranese è aperto e per giunta con l’ingombro di tre macchine parcheggiate in parallelo – spiega Maifrè entrando nel parco -. La fontanella, sempre aperta, spruzza l’acqua a distanza. Vedo dei bambini gioiosi sulle altalene, sullo scivolo con casetta e su una struttura a fiore e quadrifoglio ondeggiante. Il fiore non ondeggia sulla molla in posizione verticale, ma oscilla tutto storto. Il quadrifoglio in legno su molla è scheggiato e ha una maniglia rotta. Si capisce che sono giochi ormai vetusti e da sostituire». Sotto le altalene dei grandicelli, lo scivolo, gli anelli e la corda a nodi s’è formata una fossa terrosa profonda qualche centimetro. Quando piove l’acqua ristagna nella fossa e, anche quando ritorna il sole, rende problematico il gioco finché il tutto non asciuga. «Le mamme molte volte portano a casa i bimbi sconci – prosegue -. Sono assenti alcuni tappetini in gomma e il tappeto verde del parco giochi è a macchie di leopardo. In verità, da leopardo stravecchio e con pelo arruffato». A Le Prese è tutta un’altra storia. «Quel parco giochi sembra essere tenuto in ordine da una mano di fata – dichiara il nonno tiranese -. Il prato verde è curato da fare invidia a un inglese. La fontanella in pietra posta su un lato con acqua corrente freschissima ha una vasca in pietra che invita i bambini a tuffarsi dentro. Le altalene sono lucide e linde con corde verdi, acciai cromati, e comodi sedili. La casetta in legno con lo scivolo sembra far parte del regno di Heidi». Oltre confine tutti i giochi hanno alla base dei tappetini di gomma; nessun buco per terra, nessuna pozzanghera anche quando piove. Il cancelletto di ingresso è tenuto chiuso per evitare l’uscita intempestiva dei bambini dal parco. «Mi stupisce la cura della siepe che circonda il parco – sempre Maifré -. Per farla breve quel parco giochi è da sogno e per i bambini sembra una fiaba».
Che peccato. Maifré conclude con ironia: «Piovono tasse anche se i soldi raccolti volano altrove, non si fermano in loco. Sarà forse colpa del patto di stabilità che impone rigore e non si possono spendere soldi delle tasse nemmeno per le attrezzature e la cura dei parchi giochi dei bimbi?».
«La realtà è quella di un’insufficiente cura – afferma l’assessore Bruno Ciapponi Landi -; la verità è che ci muoviamo con grandi difficoltà, pochi operai e pochissime risorse». «Mi piacciono gli stimoli che prendo come suggerimenti per migliorare», dice anche l’assessore Sergio Mascioni.
I due assessori di Madonna di Tirano rispondono così all’osservazione sollevata da un nonno sulle condizioni del parco giochi del S. Michele, confronto a quello (decisamente più bello e accogliente) di Le Prese nella vicina Svizzera. «Stiamo prendendo come modello la Svizzera e ci stiamo avvicinando – spiega meglio Mascioni -. Va detto, però, che il senso civico in Italia è diverso da quello svizzero. Patto di stabilità o meno, vedremo, grazie all’intraprendenza di qualche assessore, di metterci una pezza. Purtroppo di più non si può fare. Per quanto riguarda la fontana, essa è stata riparata un mucchio di volte… se i giovinastri la rovinano…».
Ciapponi Landi aggiunge che la manutenzione richiede anche «una cultura di civiltà maggiore anche da parte di chi usa il parco giochi. I miracoli li ho fatto reperendo i soldi per l’assistenza scolastica ai disabili, che mi pare priorità più urgente. Non abbiamo le risorse della Svizzera, facciamo quello che possiamo». L’assessore lancia anche una frecciatina al nonno: «Osservare placidamente la realtà e prendersi il gusto di criticarla non è un contributo alla risoluzione dei problemi, a maggior ragione quanto l’osservatore che critica conosce bene il momento che stiamo vivendo. Magari servirebbero una raccolta fondi o qualche altra iniziativa».
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