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Vecchio 18-04-12, 06:47   #1
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Predefinito Ex cinema Italia: tutto da rifare?

«Nessuno ha idea di che piacere mi hanno fatto i tre consiglieri dimissionari. Faccio un sospiro di sollievo, mi tolgo un peso. Ma ora metterò in evidenza alcune questioni. Perché io, la coscienza, ce l’ho pulita». Per la prima volta rompe il silenzio il presidente – a questo punto ex – del comitato di gestione della Fondazione Camagni, Clotildo Parigi, dopo la notizia delle dimissioni dei tre consiglieri Narciso Zini, Matteo Muzio e Fabrizio Rossatti dal comitato formato da cinque componenti (oltre Parigi, anche Annamaria Saligari). «Per la verità l’ho appresa dal giornale – afferma Parigi -, perché per ora non ho ricevuto nessuna comunicazione. Ma se le cose stanno così la maggioranza non c’è più, va rifatto il comitato esecutivo, andrà riconvocata l’assemblea dei delegati da parte del sindaco di Tirano e, se c’è qualcuno poco intelligente e molto masochista come me che ha voglia prendere il mio posto, si faccia pure avanti…». Parigi dice di essere molto sereno. «Qualcuno ha pensato di togliermi questo grosso peso. La vicenda del cinema Italia è una piccola cosa legata a degli interessi, c’è tutto il resto che pesa sulla responsabilità del presidente. Penso alla situazione degli altri fabbricati, come la sede di via Visconti Venosta. Anche sabato ho perso mezza giornata ad andare a verificare delle situazioni di pericolo alle quali devo dare subito risposta. Settimana scorsa sono saltati i tubi dell’acquedotto e ho dovuto far togliere acqua al fabbricato. L’associazione degli anziani è dentro senza l’acqua. Ecco devo capire se ci sono le dimissioni, se posso convocare il comitato o meno, mettendo all’ordine del giorno proprio queste emergenze». Le dimissioni sono state inviate dai tre consiglieri alla fondazione Camagni e ai sindaci dei Comuni da Teglio a Livigno. «Se è così, prima si farà un nuovo comitato, prima si potrà agire», aggiunge Parigi che, per statuto, non potrà più farne parte. Non si può essere rieletti più di una volta, infatti. Dopo lo sfogo, arrivano gli strali. «In due o tre mesi sarebbe stato tutto risolto – dichiara -. Le dimissioni sono venute proprio per questo: perché la situazione si stava sbloccando. Invece si sarebbe presto chiuso con Giandomenico Ciapparelli, definendo l’occupazione dell’immobile che riguarda i locatari Spada e Battaglia, con i quali non esiste contratto. Battaglia nel giugno 2007 è uscito, non ha più pagato l’affitto, ha messo dentro Battaglia e nessuno paga. Sono stati sollecitati più volte a lasciare l’immobile, ultimamente avevo mandato l’avvocato Muzio, che diceva di essere amico di questi signori, il quale mi ha detto che volevano dei soldi. Bene, allora che si sbattano fuori con le vie legali, perché oltre a non pagare l’affitto, vogliono pure la buona uscita! Se finora non ho rilasciato dichiarazioni, è perché non è nel mio stile far fare alle persone brutte figure, che ora sono inevitabili. Ora, se il comitato è saltato, dovrò relazionare e lo farò nella maniera più accurata». E spiega nel dettaglio: «Porterò all’evidenza le lettere del sindaco di Tirano in cui mi si faceva il nominativo di tre assessori che dovevano partecipare a tutte le decisioni del cinema Italia. Nella stessa lettera il sindaco di Tirano nominava come consulente il notaio Schiantarelli. E queste cose sono nero su bianco. Porterò all’evidenza lettere di imprenditori che si sono fatti avanti manifestando, una volta fatto l’atto, la propria volontà ad acquistare, ai quali ho risposto che non intendevamo lasciare l’immobile aperto a speculazioni edilizie, al contrario cercavamo una soluzione che portasse occupazione come una struttura alberghiera».
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