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Cos'è la comicità?
Televisione contro teatro, stereotipi contro temi sociali e vissuti personali. Qual è la vera strada della comicità? Ridere per far ridere o ridere anche per far riflettere? E l’attore che ruolo vuole avere? Cosa sceglie? Un percorso ad ostacoli o un percorso dal successo (quasi) garantito?
Sono le domande che lo spettacolo “Comedians”, con la regia di Renato Sarti, suscita nello spettatore che giovedì sera ha seguito a Tirano il quarto appuntamento della rassegna “Tirano Teatro”. Non si tratta semplicemente di capire se l’attore (e, dunque, allargando il campo, l’uomo) sia intenzionato a sacrificare i propri ideali pur di raggiungere la fama – e due di quattro lo fanno -, ma anche, imponendo una riflessione generale sull’arte, cosa sia la comicità. Quattro attrici vengono preparate dalla loro «prof» Emma per un provino con una donna ormai famosa della tv, nemica della loro insegnante che, alla fine, in due di loro scardinerà insegnamenti e gusti artistici. Lo spettacolo si divide in due atti. Nel primo le ragazze, alcune alle prese con i problemi dell’età, si punzecchiano in una raffica di battute salaci sulla vita e sulla quotidianità, non risparmiando un campionario di parolacce. Il seno morbido di una “...enne” diventa il sacchetto dell’umido, i buchi di cellulite nelle cosce diventano monolocali da affittare. Emma offre alle allieve le sue perle preziose: la battuta non deve essere né troppo profonda né troppo seria, ma la battuta vera cambia la situazione e, soprattutto, la comicità è una medicina per curare il male all’origine. Al contrario il pezzo grosso dello show business suggerisce che il pubblico è ottuso e bisogna farlo solo ridere, che due risate sono meglio di una e che occorre vendersi bene. Le quattro attrici sono brave e affiatate e commutano al femminile un testo che, per com’è stato scritto da Trevor Griffiths, è prettamente maschile, con una comicità tutta maschile che, anche nella versione di Sarti, ogni tanto emerge. Nel secondo atto ecco la prova del nove: le quattro attrici si alternano per il provino dove affrontano temi diversi. Chi sceglie gli stereotipi parla della pubblicità in tv, dei problemi legati alla menopausa, del marito noioso e dunque della ricerca di amici/amanti sui social network; chi con la comicità graffiante vuole incidere su argomenti sociali parla del contrasto fra popoli, in particolare Ucraina contro Russia, dell’accettazione o meno dello straniero, del diverso, del gay. Alla fine il talent scout sceglie le due attrici che hanno lavorato di stereotipi e che, di fatto, hanno mosso maggiormente le risate del pubblico. Anche di Tirano. Accipicchia, allora Griffiths/Sarti hanno voluto mettere alla prova anche noi spettatori? Hanno voluto renderci complici di questa scelta di “leggerezza”? Il dubbio, con cui siamo entrati, ce lo teniamo anche all’uscita. |
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