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Le richieste della Valtellina al nuovo ministro
Gli chiedono un impegno maggiore per portare l’agricoltura ai vertici mondiali e comunitari, perché l’agricoltura oggi rappresenta davvero il futuro.
È questa la prima richiesta che esponenti della categoria agricola della provincia rivolgono a Maurizio Martina, giovane neo ministro alle Politiche Agricole, nato in provincia di Bergamo, che sarà chiamato ad affrontare diverse tematiche dalla realizzazione, attraverso i decreti attuativi, dei nuovi indirizzi della politica agricola comunitaria, a sbarrare o meno la strada agli Ogm secondo quella discrezionalità imputata dalla Unione europea ai singoli governi, ma anche la programmazione e il dossier Expo 2015, dove il tema nutrizionale è al centro. Per Gianluigi Quagelli, presidente di Melavì, e Alberto Marsetti, presidente di Coldiretti, la prima impressione data dal ministro è stata ottima. «Saluto positivamente che sia un ministro della nostra regione, se altro perché avrà una buona conoscenza del territorio – afferma Quagelli -. Peraltro già l’avevo conosciuto quando era segretario del Pd in Lombardia. Il mio auspicio è che Martina riesca a far pesare di più l’agricoltura all’interno della politica del governo. Non so se lui sarà in grado di farlo, ma noi abbiamo tante aspettative tenuto conto che il ministero ha vocato a sé compiti come quelli dell’irrigazione che era di pertinenza delle Regioni. Giudichiamolo dai fatti. È giovane, avrà tanta voglia». Una richiesta che il presidente di Melavì si sente di fare è questa: «Gli direi di ascoltare molto seriamente i messaggi che vengono dalla base – afferma -, di rendersi conto che l’agricoltura ha perso molti addetti in questi anni e che potrebbe essere, se adeguatamente sostenuta, una risposta ai problemi dell’occupazione». Martina, quando era sottosegretario alle Politiche agricole con delega all’Expo, aveva garantito subito un impegno su come declinare la riforma della Pac in ambito nazionale sciogliendo i nodi ancora aperti come la partita dell’agricoltore attivo, i premi accoppiati e la convergenza interna per costruire un’idea strategica del futuro dell’agricoltura. E proprio sulla Pac, Alberto Marsetti dice: «Se vogliamo veramente cambiare, bisogna capire che la Pac non deve essere considerata un sostentamento per le aziende, ma l’occasione per il loro sviluppo – dichiara -. La Pac è stata sfruttata in malo modo della grande cooperazione italiana, non nell’interesse di chi lavora la terra. Al ministro chiederei un impegno maggiore per portare l’agricoltura ai vertici comunitari e, visto che abitiamo in montagna, il riconoscimento delle aree montane». |
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