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Crocefisso colpito: "Bullismo religioso"
Non lesina a definirlo un atto di «bullismo religioso» il parroco della parrocchia dei santi Pietro e Paolo di Aprica, don Augusto Azzalini. Chi si è abbattuto con violenza contro il crocefisso ligneo situato in via Valeriana a San Pietro di Corteno, a due passi dalla località turistica, si è comportato come un bullo nei confronti del sacro e di un simbolo importante per tutta la comunità.
Si dice amareggiato il parroco di Aprica per il gesto che ignoti hanno compiuto nei confronti del crocefisso che si trovava poco a ovest del bivio con via Baradello fra Aprica e Corteno Golgi. Il manufatto è stato oggetto di un atto vandalico che ha portato a conseguenze terribili: il supporto alla base è stato rotto, le braccia e il naso del Cristo sono stati spezzati, Gesù è rimasto inesorabilmente riverso per terra «Sono dispiaciuto che si verifichino atti di questo tipo – spiega don Augusto -. Anche nei confronti dei presepi è accaduto in passato. Sono episodi che addolorano e che io non giudicherei di cattiveria, ma di bullismo religioso. Rimaniamo senza parole». Don Azzalini parla proprio mentre sta leggendo un passo di don Bosco che ben sapeva rapportarsi con i giovani. Ciò suscita nel parroco un pensiero: «Chissà se ci fosse oggi don Bosco, chissà come sarebbe capace di comunicare l’amore di Cristo come ha fatto. Certo allora la gioventù era diversa, più docile». In ogni caso il don non crede che il gesto compiuto nei confronti del crocefisso abbia una motivazione di contrarietà alla religione. «Magari queste persone se la prendono con la croce perché rappresenta la negazione di qualche desiderio, mi viene da pensare – aggiunge il parroco -. Lo stesso Cristo ha detto: “Io sono segno di contraddizione”. Ricordo anche quanto accaduto all’inizio dell’anno nei confronti della croce di suor Maria Laura Mainetti a Chiavenna». Parla di «ragazzata» il sindaco di Aprica, Carla Cioccarelli. «Vorrei pensare che si tratti solo di questo e non di qualcosa di più profondo o grave – precisa -. Non che ciò giustifichi quanto successo in ogni caso, perché è condannabile che non si abbia rispetto nei confronti di un simbolo religioso e della proprietà altrui. Ultimamente si assiste a fatti in cui manca il senso civico. Quello che è pubblico viene deturpato. Invece si dovrebbe sviluppare l’idea che ciò che è pubblico appartiene a tutti e che tutti dobbiamo averne cura». |
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