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Abriga.it 09-08-13 08:22

Napoli, paradiso e inferno di Francesca Mazza
 
1 Allegato/i
Se il tema del festival teatrale tellino è quello del viaggio, il viaggio nella musicalità di Napoli proposto dall’attrice Francesca Mazza, accompagnata da un notevole Guido Sodo a chitarra e voce, è stato ad ora il più raffinato. Complici l’esperienza e la professionalità dei due ospiti della rassegna tellina, lo spettacolo andato in scena a palazzo Juvalta martedì sera ha ammaliato tutti, anche chi il napoletano non lo conosce bene oppure non si sente in sintonia con questa lingua. Tanto che alla fine, dopo aver richiamato sul palco per tre volte gli attori che hanno pure concesso un bis con una canzone napoletana intonata insieme, nessuno del pubblico si alzava dalle sedie.
Intensa e coinvolgente Francesca Mazza – lombarda di nascita - che ha presentato un lavoro impegnativo dal punto di vista della ricerca e degli accostamenti, alternando letture (luce fredda) e recitazione in dialetto (luce calda). Sodo è stato talmente bravo quasi da nobilitare e sublimare la musica popolare napoletana con la sua chitarra e la sua voce sempre equilibrata, mai retorica. Il viaggio è partito con il racconto di una Napoli calda e colorata, inferno e paradiso, città unica e magica la cui lingua, «come una maschera ho voluto indossare», ha detto Mazza. Napoli come un romanzo barocco, dove i semafori non servono a niente, Napoli che non vale niente, ma non si ha abbastanza soldi per comprarla. L’indimenticabile Filomena Marturano, la donna che non sa piangere, di Edoardo De Filippo ha preso poi il sopravvento con alcuni brani scelti da Mazza che hanno evidenziato la forza e la determinazione di questa donna, un passato da prostituta, per venticinque anni mantenuta da don Domenico.
Simpatico l’inserto sulla bizzarria dei napoletani amanti del cibo, sul loro uso «abusivo» del condizionale: «Sarebbe mio figlio», dicono. E poi i ricordi dell’infanzia, il rumore delle onde, il mare, le lettere degli emigranti in America mentre Sodo intona una struggente “Santa Lucia” dove i bastimenti partono per terre lontane. Napoli città più bella dell’universo senza paragoni. “T’aggio vuluto bene a te…” non può che commuovere il pubblico alla fine del recital. E c’è chi, forse colpito da un affettuoso ricordo, non riesce a trattenere lacrime di emozione. Agnese Bresesti, ideatrice della rassegna, si sbilancia in una piccola promessa: «Li inviteremo anche il prossimo anno se riusciremo a trovare le risorse per proseguire con il Festival».


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