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Alla scoperta di Pulcinoelefante
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«Un’opera semplice per entrare in un mondo di saggezza». Con queste delicate parole, al pari delle opere in mostra, il parroco di Teglio, don Flavio Crosta, ha voluto accogliere l’allestimento d’eccezione che, fino al 24 agosto, sarà visitabile nella chiesa San Pietro di Teglio: “Il pulcino a Teglio”.
Domenica scorsa c’è stata l’inaugurazione della mostra dove sono esposti i librini di Alberto Casiraghy realizzati nella sua casa-laboratorio di Osnago. “Piccoli libri per chi ama la poesia” c’è scritto su uno di essi. Sono libretti in cui una poesia, un aforisma, una frammento viene abbinato ad un disegno, ad un piccolo dipinto. Il tutto viene stampato con caratteri a piombo su carta ruvida e spessa, in non più di trenta copie. Si capiscono la preziosità e l’originalità di questo lavoro che si manifesta in tutta la sua bellezza nella mostra tellina – allestita da Valerio Righini che espone anche quattro sue sculture – voluta da Accademia del pizzocchero di Teglio, Centro Tellino di Cultura e Rotary Club Sondrio. «Un libricino l’ho dedicato all’Accademia – ha rivelato Casiraghy all’inaugurazione -: “Il pizzocchero è come un bambino”. La frase è di Fabrizio, il cameriere che come un ballerino gira fra i tavoli a servir pizzoccheri. L’ho trovata bella e genuina». Il pittore, Enrico Della Torre, ha abbinato una sua incisione, realizzata con una tecnica molto particolare e faticosa, che è entrata a far parte di un altro librino esposto in mostra. A fare gli onori di casa domenica il sindaco, Elio Moretti, l’assessore alla Cultura, Fabio Cattania, i presidenti dell’Accademia Rezio Donchi, del Centro Tellino di Cultura Gianluigi Garbellini e del Rotary Francesco Grimaldi, ma il vero protagonista è stato Casiraghy, geniale nella sua umiltà, che ha raccontato e si è raccontato. Ha ricordato Pietro Pedeferri che gli ha parlato, anni fa, per la prima volta della Valtellina, la poetessa Alda Merini con cui è nata una «sintonia spirituale» che ha fruttato millecinquecento libretti. «Ricordo che mi dettava poesie lunghissime per i libretti – ha detto -, allora le ho proposto di scrivermi degli aforismi. Io ho cominciato ad estrarre aforismi che sono nascosti nella sua poesia e si è convinta della loro bellezza. Così ha iniziato a dettarmi capolavori». Casiraghy ha trasmesso la «gioia del fare», insieme a suo fratello, Marco, che ha suonato nella bellissima chiesetta musica medievale con strumenti da lui realizzati. «Per essere felici bisogna allenarsi tutti i giorni», si legge su un libretto e se ne esce dalla chiesetta con questo proposito. La mostra resterà aperta fino al 24 agosto tutti i giorni dalle 10 alle 12 dalle 17 alle 19. |
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