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Mulino Menaglio, la nobiltà dei montanari
«Il ricordo vivo e dolce che ancora nutro è quello dei campi di grano saraceno, pieni del profumo dei fiori e delle api con il loro miele». Con l’umiltà e la disponibilità che lo contraddistingue con queste parole il cardinale Francesco Coccopalmerio ha introdotto la sua presenza al mulino Menaglio di Teglio che ha benedetto giovedì in occasione del Teglio Teatro Festival Valtellina. Una vacanza, quella del cardinale con origini valtellinesi, che si sta rivelando un tour de force - «forse ritmi troppo concitati per una vacanza», come ha rivelato egli stesso -, visti i numerosi impegni in Valle in questi giorni.
A Teglio, cui il cardinale è particolarmente legato per diverse amicizie di vecchia data, non ha voluto mancare però. Lo ha interessato la visita al mulino, da poco riaperto dopo un intervento di recupero e riqualificazione a fini museali e didattici. «Un’opera meritoria – l’ha definita – che ci ricorda la nobiltà dei montanari valtellinesi», dove con nobiltà si intende, al contrario di quanto si può pensare, l’attaccamento alla terra. Ad accogliere il cardinale, oltre che Agnese Bresesti organizzatrice del Festival, Giancarla Maestroni dell’associazione per la coltura del grano saraceno di Teglio e dei cereali alpini tradizionali (gestore del mulino di proprietà del Comune), che ha spiegato la finalità della riapertura della struttura di San Rocco. «Questo non vuole essere solo un opificium, ma rappresentare una prospettiva per il futuro – ha detto – con la cura del territorio e la diffusione della coltivazione del grano saraceno». Nei dintorni ci sono i campi coltivati a cereali infatti e nel mulino si potrà fare la decorticazione dell’orzo e la molitura di grano saraceno e segale per la farina. Vi sono la parte museale, la pila per l’orzo, il canale di adduzione dell’acqua, la cucina a forno a legno per le dimostrazioni di cottura del pane. Sarà insomma il polo di riferimento per le lavorazioni tradizionali. Intanto le visite sono partite con grande interesse dei visitatori, mentre giovedì il mulino è stata location della rappresentazione, intensa e impegnativa, de “Il libro di Rut” di Mira Andriolo. |
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