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Dalla calamità il rilancio della frutticoltura
«Partiamo da questa tragica situazione per fare della nostra frutticoltura una produzione di ancora più alto livello»: l’invito è venuto da Sandro Bambini, agricoltore di Ponte in Valtellina che, durante l’incontro di sabato a Ponte per discutere dell’emergenza grandine che ha distrutto quasi l’intero raccolto di mele dei Comuni da Tresivio a Chiuro, ha voluto parlare da imprenditore più che da assessore all’Agricoltura del Comune.
Un appello al rilancio della produzione, pur traendo le «forze» da questo delicato momento per la frutticoltura di Valle. Difatti è un compleanno amaro per la Cooperativa ortofrutticola di Ponte in Valtellina quello che si compie quest’anno: 60 anni di attività e fatiche. Con la grandinata di qualche giorno fa è stata quasi totalmente polverizzata la produzione di un anno, ovvero 120mila quintali di mele. Se calcoliamo un costo della mela di 70 centesimi al kg, oltre ai danni subiti dagli impianti la perdita – come affermato dal presidente della Cooperativa, Gian Luigi Quagelli, si aggira complessivamente intorno ai 9 milioni di euro. Insomma una batosta per gli agricoltori, anche se Bambini ha voluto lanciare un segnale positivo con una ristrutturazione degli impianti e l’estensione dell’assicurazione ad un maggior numero di imprenditori. «Una delle proposte avanzate è quella di collocare delle reti, come già si fa in Piemonte, per evitare che i nostri frutti vengano colpiti – ha affermato Bambini -. Credo che si debba partire da qui. Le criticità presentate in questi giorni con i frutteti caduti mettono in evidenza che è da lì che bisogna partire. Dobbiamo arrivare a portare il nostro prodotto nei magazzini e poterlo vendere. La struttura principale è all'esterno, ovvero la campagna». E ha aggiunto: «Dopo il disastro accaduto, verrebbe la voglia di non andare più nei frutteti. Invece in questi ultimi giorni gli agricoltori di Ponte non si sono lasciati sopraffare dalla grandine e sono già tornati nei campi a diradare le mele. Non dobbiamo farci demoralizzare, dobbiamo andare avanti». Ma, per farlo, occorre anche l’aiuto delle istituzioni: «Abbiamo bisogno delle istituzioni per creare un’agricoltura ancora più concorrenziale – ha sostenuto -. Il piano di sviluppo rurale ha dato qualche vantaggio, ma vanno pensate misure specifiche per il reimpianto e l’antigrandine». Una tirata d’orecchie Bambini l’ha voluta dare anche ai colleghi, però: «Magari spiacerà quello che sto dicendo, ma devo essere onesto: non trovo giusto che chi non è assicurato chieda di essere maggiormente aiutato. Il consiglio è quello di non farsi prendere in castagna, di assicurarsi, una condizione principale per fare imprenditoria e agricoltura oggi». |
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