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Oggi si presenta il volume sul Balbiano
Pure l’onorevole Silvio Berlusconi, in questi giorni, ha scritto una lettera all’architetto e studioso di Gordona Cristian Copes per complimentarsi con lui per il libro sul palazzo Balbiano di Ossuccio sul lago di Como scritto che Copes, insieme allo storico chiavennasco Guido Scaramellini, ha scritto ripercorrendo la storia di una delle dimore lariane più antiche e suggestive. D’altra parte Berlusconi avrebbe voluto acquistare la villa, che lo scorso mese di agosto è stata venduta per 38 milioni di euro dal proprietario Michele Canepa a una famiglia facoltosa di Mosca, con molti interessi nel mondo dell’arte.
Dopo la presentazione tenutasi in aprile a Lenno, ospiti del Credito Valtellinese il libro sarà presentato giovedì 17 maggio con inizio alle 17.30 nella sala dei balli di palazzo Sertoli in piazza Quadrivio a Sondrio. La recente pubblicazione del volume è stata promossa dall’industriale tessile Michele Canepa, proprietario del setificio Taroni di Grandate con succursali a Londra, Parigi e New York. Le splendide immagini che corredano l’opera sono del noto fotografo comasco Enzo Pifferi e di Maximilian Canepa, mentre l’impaginazione e il progetto grafico portano la firma di Flavio Guberti di Cosio Valtellino. Tra i diversi quadri appesi alle pareti lungo la balconata che si affaccia sul salone al piano nobile della dimora, due oli su tela ritraggono il cardinale Tolomeo Gallio, fondatore nel 1583 del celebre collegio di Como, segretario di Stato di due pontefici e amico del cardinale Carlo Borromeo. La proprietà dove sorge il palazzo fu acquistata da suo nipote nel 1596 e grazie a monsignor Marco Gallio, abate commendatario dell’abbazia di Sant’Abbondio a Como, a partire dal 1637 l’edificio fu ricostruito sulle “magnifiche rovine” di un’antica villa, descritta un secolo prima dallo storico Paolo Giovio in un prezioso manoscritto, oggi conservato alla Biblioteca di Brera. Le sale del palazzo sono impreziosite dagli stucchi del 1664 di Agostino Silva di Morbio Inferiore e da affreschi di artisti ticinesi e lombardi, tra cui quelli tardo-seicenteschi dei Recchi di Borgovico, che dipinsero pure nella reggia di Venaria Reale, e i dipinti realizzati verso la fine del Settecento da Giuseppe Porro di Milano, dai fratelli Brenni di Mendrisio e da Giovan Antonio Torricelli di Lugano. Si tratta di quadrature con suggestivi scorci e prospettive di antiche rovine ed edifici romani dove, in una delle sale al piano terra della dimora, il Torricelli dipinse un edificio con delle colonne ioniche che richiamano quelle affrescate nella Sala dei Balli di palazzo Sertoli, attribuite al medesimo pittore dalla storica dell’arte Simonetta Coppa. |
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