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Abriga.it 04-04-11 07:21

"Gli alpini ci sono sempre senza chiamarli"
 
La frase, forse, più significativa di questo anticipo del 45° Campionato nazionale degli alpini l’ha pronunciata il sindaco di Aprica, Carla Cioccarelli: «Gli alpini, non li devi neanche chiamare. Loro ci sono, già prima che tu ne abbia bisogno». E’ proprio questo il messaggio che da Aprica è stato lanciato alla fase, per così dire, istituzionale della manifestazione: quello di un corpo sempre presente, sempre disponibile, in tempo di pace e in tempo di guerra. E l’unione che accomuna gli alpini – sono 44 le sezioni di tutta Italia presenti nella località orobica; la più lontana Teramo, ma anche, giusto per citarne alcune, Abruzzo, Aosta, Carnica, Cuneo, Firenze, Parma, Pordenone, Trento, Trieste, Varese, Vercelli, Vicenza – ieri si sentiva palpabile in piazza Palabione. dove nel tardo pomeriggio c’è stato l’ammassamento. La manifestazione è iniziata con le note della banda di Borno e subito dopo il raduno con davanti i vessilli di sezione, i gagliardetti, il gonfalone del Comune. Onore ai caduti seguito in silenzio dai presenti – circa seicento persone fra alpini e visitatori – per dare subito inizio ai discorsi, aperti dal capogruppo degli alpini di Aprica, Luigi Della Moretta, stringato eppure incisivo: «Evviva gli alpini!», ha detto sollevando gli applausi. «Bello vedervi così numerosi – ha preso la parola il sindaco – ad un evento che consideriamo il clou delle celebrazioni del 150esimo dell’Unità d’Italia. In una terra come il passo d’Aprica gli alpini hanno avuto un ruolo incisivo nella storia. Un passato glorioso, ma anche un altrettanto glorioso presente con gli impegni nel mondo oggi». Un ricordo è andato al tenente Massimo Ranzani di Morbegno ucciso in Afghanistan, un grazie agli alpini e a tutti i gruppi «collegati», protezione civile, soccorso alpino, Croce rossa, vigili del fuoco. In rappresentanza della Comunità montana c’era il presidente, Franco Imperial, che ha rivelato di essere stato per anni pompiere volontario, ma prima ancora alpino. E proprio per questo è stato simpaticamente “bacchettato” dal pubblico per aver dimenticato il cappello. Il consigliere regionale Carlo Maccari ha parlato di partecipazione «doverosa» per dire grazie per la «vostra storia e i vostri valori che ci consegnano libertà e democrazia», per l’impegno nei teatri internazionali di guerra, per l’impegno nella società civile, per la «capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini al di là dello status» e per aver tenuto alto sempre l’amor patrio. Sull’importanza della bandiera si sono soffermati sia il viceprefetto Luigi Scipioni, sia il consigliere nazionale Ana Mariano Spreafico, mentre Mario Rumo con un articolato intervento ha dato alcuni flash del passato come quando agli albori del secolo scorso i pattini da neve furono introdotti tra la dotazione delle truppe alpine. «Noi soldati della montagna – ha detto - non dimentichiamo il perché siamo nati: per intervenire in armi in caso di necessità, consci però del patrimonio umano che va al di là della guerra. La difesa della patria si fa anche in tempo di pace, sul territorio, tra e per la nostra gente con uguale slancio e determinazione».
– I giovani, domenica, hanno ricevuto una lezione di storia importante. Di storia dell’Unità d’Italia, di storia dell’Italia e del mondo. Di un gruppo, come quello degli alpini, che ha fatto con le propria gesta la “Storia”, quella con la “s” maiuscola. Lo hanno imparato in due modi le nuove generazioni: sentendo e guardando. Sentendo l’emozione palpabile che il cerimoniale Ana impone con rigore e che è stata seguita dalle penne nere sull’attenti in rigoroso silenzio. Guardando le gigantografie di scene dove gli alpini sono stati e sono attivi protagonisti negli aiuti per le emergenze. In seguito ai discorsi ufficiali, il raduno degli alpini ha, infatti, investito tutto il paese, dove sono state appese alcune grandi immagini recanti i luoghi di intervento e dove il corteo, aperto dalla banda S. Cecilia di Borno (Bs), è passato. A partire dal Vajont nel 1963 con la presenza di Natalino Martinelli, uno dei primi a soccorrere in quella terra e ieri visibilmente emozionato. Ma anche Friuli 1976, Piemonte 1994, Umbria 1997, Abruzzo 2009, Sri Lanka 2005, Haiti 2010 e Afghanistan 2011. I vari "momenti" sono stati presidiati da gruppi di alpini nelle vesti, volta a volta, di soccorritori, di soldati in armi. In corrispondenza di ciascuno il corteo si è fermato e sono state lette brevi note relative all'intervento raffigurato. Nell’ultima postazione il corpo musicale ha suonato il “Silenzio” per i morti in Afghanistan, prima della Messa celebrata dal parroco don Augusto Azzalini. Ieri sera è stata la volta dello spettacolo “Il cappello alpino racconta”, vicende alpine in parole e canto con i cantori del gruppo “Nigritella” mentre questa mattina al Palabione si disputerà la gara valevole per il 45° campionato.


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