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Visualizza versione completa : "Non c'è la scelta giusta"


Abriga.it
04-12-14, 07:57
«Bisogna approcciarsi a quello che si sta vivendo facendosi domande, riducendo al minimo la posizione di certezza. Occorre fare ipotesi che possano tenere insieme le strategie di intervento. E, soprattutto, essere aperti a tutto». Elasticità mentale e comportamentale è quella che ieri è stata consigliata agli studenti da Katia Provantini della cooperativa sociale “Il Minotauro” di Milano, la psicologa e psicoterapeuta esperta in tematiche evolutive che ha incontrato a Tirano prima gli studenti del liceo delle Scienze umane, poi gli studenti di terza media.
La scelta della scuola superiore o della facoltà universitaria rappresenta un momento di vita molto impegnativo per un ragazzo, ma anche per la sua famiglia che viene coinvolta e lo può aiutare. Un faro in questa decisione che molti studenti del Tiranese si troveranno a fare è venuto all’istituto superiore Pinchetti, diretto da Francesca Fumagalli, dove Provantini è stata invitata a parlare con gli alunni, in collaborazione con la dirigente dell’istituto comprensivo di Tirano, Luisa Porta, nel caso della scuola media.
«Non so come si faccia a prendere la decisone giusta soprattutto se mi metto in una situazione come quella di oggi e penso al futuro – ha detto l’esperta -. È difficile dire cioè se la scelta di oggi per il futuro sia quella giusta, anche perché al termine giusto possiamo dare molti significati. Giusta è la scuola che dà da lavorare o quella che mi fa stare bene e crescere o ancora quella che non mi farà fare tanta fatica? Sono tanti i criteri con cui scegliere la scuola e non esiste la scelta giusta». Ma Provantini un consiglio lo ha dato. «Direi di partire da quello per cui i ragazzi si sentono indirizzati o motivati, ma poi mantenere una sguardo ampio su tutte le esperienza di vita che possono fare – ha sostenuto -. Mi sembra pericoloso decidere subito che una cosa ci piace e una no. Meglio cercare di portare via dalle esperienze che si fanno in qualsiasi ambito un insegnamento. Il lavoro finale che ci gratifica non sempre è quello scelto al’inizio, ma quello cui ci porta la vita». La psicologa ha consigliato di tenere alto il livello di curiosità. E, davanti a brutti voti o ad un insuccesso, come fare a gestire la paura di non aver scelto bene? «Bisogna diventare competenti nel distinguere fra ciò che sono spontaneità e capacità naturali e ciò che si acquisisce in quello che si fa – ha risposto -. In una visione giovane c’è l’idea che, se si è portati per quel mestiere, non ci saranno problemi, ma in realtà non è così, anche dal fallimento si cresce».