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Visualizza versione completa : Scrivere è "come baciare senza labbra"


Abriga.it
01-12-14, 08:15
Con un’azzeccata trovata registica il vento del nord – quello che nelle serate di scambio epistolare sfiorava il volto di Emmi di fronte alla finestra aperta – entra improvvisamente nelle stanze (e nelle vite) di Emmi e Leo e, in una notte stellata, cancella tutte le parole che i due “amanti virtuali” si sono detti in mesi e mesi di mail. Le parole di un amore, nutrito da sillabe nero su bianco, si confondono, si mischiano e poi vengono spazzate via come le foglie da un albero.
Se negli spettacoli un’efficace chiusura contribuisce o serve a far uscire lo spettatore soddisfatto così è stato a Sondrio Teatro martedì sera, quando il pubblico ha lasciato la sala don Chiari dopo circa un’ora e mezza dello spettacolo “Le ho mai raccontato del vento del nord” che, forse, se fosse stato più breve, avrebbe meno annoiato chi non ama i romanticismi e avrebbe preferito una riduzione scenica più snella del best seller di Daniel Glattauer. Detto questo, lo spettacolo, che raccontava la nascita di un dialogo-innamoramento via mail fra due sconosciuti causato da un messaggio inviato per sbaglio, ha offerto degli spunti interessanti e diversi. Ad esempio la comunicazione fra i due che si trovano in posti differenti e recitano come se stessero leggendo l’altrui o la propria mail viene rappresentata da due ambientazioni sul palco: Emmi (Chiara Caselli) su un piano inclinato con poltrona e davanzale-letto, Leo (Roberto Citran) in un salottino con divano. Fra i due lo spazio giusto per trasformare il fondale in uno schermo di computer su cui proiettare, alternando alla recitazione, lo scambio di mail con voce off.
Ironia a parte (che, per fortuna, nel testo non manca), questo è il racconto di una donna sposata e di un uomo deluso dall’amore, infelici e sconfitti entrambi, incontratisi per caso virtualmente attraverso una mail che si trasforma in un flusso di centinaia di mail e in alcuni mesi di confessioni, dialoghi, sussurri, confidenze e attese. Scrivere diventa – dice l’autore - «come baciare senza le labbra», l’amore diventa il frutto di una fantasia, un gioco per vivacizzare la vita frustrata. Lo spettatore si chiede come andrà finire, presagendo già la conclusione, anche se la conversazione virtuale tra i due (che si danno del “lei” quasi fino alla fine) sembra non interrompersi mai. L’intento del racconto, e quindi anche del regista Paolo Valerio, è che lo spettatore cominci a vivere l’ansia dell’attesa di quell’incontro tanto desiderato, fermato dalla paura e poi indirettamente dal marito di Emmi (presente una sola volta sotto “forma” di mail, naturalmente). L’incontro vero e proprio non avverrà mai (a parte quel solo momento in cui Emmi e Leo si guardano frontalmente), diversamente il senso del testo si sarebbe perso. C’è da chiedersi dunque: il “non poter avere” stimola questa nostra contemporaneità che preferisce non vedere e non vivere, facendone l’unico motivo di sopravvivenza?