Abriga.it
12-04-14, 08:01
Il bosco è come la vigna: se non si coltiva, non si tira fuori niente. È stato citato questo detto popolare, ieri, al convegno sulla gestione del bosco per lo sviluppo sostenibile della montagna promosso a Tirano da Banca di Valle Camonica, appartenente al Gruppo UBI Banca, con il Comune di Tirano. Il messaggio è che il bosco non deve essere visto solo come bene da conservare, ma come risorsa che, in tempi di magra, può fruttare al territorio come insegnano i vicini elvetici. Obiettivi, in questi anni, sono stati raggiunti, ma c’è ancora molto da fare. E Fabio Antonioli, in rappresentanza della Comunità montana di Tirano, ha spiegato cosa. «In collaborazione con la Valposchiavo siamo arrivati all’istituzione della figura dell’istruttore forestale nelle imprese boschive, che è il cardine della formazione professionale in Lombardia – ha detto -. Abbiamo attuato il progetto Interreg Castanetum, che ha portato al risanamento di 4mila castagni, l’assistenza ai Comuni per la gestione del patrimonio forestale e la vendita del legname, l’istituzione del tecnico di fiducia che è l’interfaccia fra l’amministrazione comunale e il mondo produttivo della filiera bosco legno. Inoltre 40mila metri cubi di legname sono stati tagliati nella Cm di Tirano, senza considerare la parte privata. Il tiranese è all’avanguardia nell’ambito forestale ma il settore non decolla: le imprese boschive non hanno ancora lotti boschivi da tagliare con regolarità, le segherie sono in difficoltà con l’approvvigionamento di legname locale, c’è una richiesta di cippato che non sempre viene soddisfatta». Esistono leggi, regolamenti, bandi, programmi, eppure non si risolve il problema di fondo: i proprietari (pubblici i privati), non effettuano tagli con continuità. Di fronte a questi scenari, Antonioli ha suggerito che vengano convogliate meglio le risorse, evitando la sovrapposizione di ruoli e competente. Si pensi che in Lombardia ci sono 127 enti che si occupano di foreste! «Bisogna individuare un interlocutore unico che si occupi del settore forestale a titolo esclusivo – ha aggiunto -, che stimoli la proprietà a tagliare i boschi e che si assuma la responsabilità operativa al di là delle estemporaneità. In questo modo si potrà realizzare una continuità di interventi, che è la base per il funzionamento della filiera, e si creeranno le condizioni economiche che consentano agli addetti del settore la possibilità di operare in una prospettiva temporale, tale da ammortizzare gli ingenti investimenti effettuati negli ultimi anni e di produrre nuova occupazione».
Gabriele Callieri, presidente di Federforeste ha fatto presente che il 35 per cento del nostro territorio è coperto da foreste e, dunque, un Paese serio non può non interrogarsi rispetto a quale futuro dare a questo 35 per cento e trovare qui una delle risorse per la ripartenza. «Servono incentivi fiscali – ha dichiarato -, non posso paragonare il cippato locale e quello che viene da altre parti del globo. Occorre costruire un pensiero nuovo in modo che il cittadino (partendo dai ragazzi) capisca quanto il bosco sia un’opportunità e non un problema». Al bando la visione bucolica e ambientale integralista della foresta secondo Callieri, che ritiene assurdo che la maggior parte delle telefonate che arrivano al Corpo Forestale sia per denunciare il taglio di un bosco.
Esempio virtuoso citato da tutti quello della Svizzera dove, a differenza che in Italia, la legislazione obbliga a tagli programmati. Nel Canton Grigioni è anche più facile perché il 90 per cento dei boschi è di proprietà comunale. «Sopra i 40 ettari c’è l’obbligo di prevedere programmi costanti di mantenimento di boschi – ha fatto presente il podestà di Poschiavo, Alessandro Della Vedova -. La nostra azienda forestale impiega 10 persone che curano il bosco, mantengono strade, fanno tagli. Nel 2013 abbiamo incassato 400mila franchi per il legname, la nostra azienda forestale ha un budget di 1 milione e 700 mila franchi e, nel 2013, l’utile è stato di 300mila franchi. Al di là della cura del bosco e della prevenzione, c’è anche un vantaggio finanziario da valutare».
Gabriele Callieri, presidente di Federforeste ha fatto presente che il 35 per cento del nostro territorio è coperto da foreste e, dunque, un Paese serio non può non interrogarsi rispetto a quale futuro dare a questo 35 per cento e trovare qui una delle risorse per la ripartenza. «Servono incentivi fiscali – ha dichiarato -, non posso paragonare il cippato locale e quello che viene da altre parti del globo. Occorre costruire un pensiero nuovo in modo che il cittadino (partendo dai ragazzi) capisca quanto il bosco sia un’opportunità e non un problema». Al bando la visione bucolica e ambientale integralista della foresta secondo Callieri, che ritiene assurdo che la maggior parte delle telefonate che arrivano al Corpo Forestale sia per denunciare il taglio di un bosco.
Esempio virtuoso citato da tutti quello della Svizzera dove, a differenza che in Italia, la legislazione obbliga a tagli programmati. Nel Canton Grigioni è anche più facile perché il 90 per cento dei boschi è di proprietà comunale. «Sopra i 40 ettari c’è l’obbligo di prevedere programmi costanti di mantenimento di boschi – ha fatto presente il podestà di Poschiavo, Alessandro Della Vedova -. La nostra azienda forestale impiega 10 persone che curano il bosco, mantengono strade, fanno tagli. Nel 2013 abbiamo incassato 400mila franchi per il legname, la nostra azienda forestale ha un budget di 1 milione e 700 mila franchi e, nel 2013, l’utile è stato di 300mila franchi. Al di là della cura del bosco e della prevenzione, c’è anche un vantaggio finanziario da valutare».