Abriga.it
11-10-12, 08:42
«Nessun rischio nel settore agroalimentare di Valle. Le nostre aziende sono serie e hanno sempre indicato la provenienza delle materie prime usate per i prodotti. Occorre però parlare dell’importanza dell’etichettatura per tutelare proprio chi è serio». Parla il presidente di Coldiretti, Alberto Marsetti, che annuncia il tema del convegno che, ogni anno, Coldiretti e fondazione Campagna Amica organizzano a Villa di Tirano in occasione della sagra della mela e dell’uva.
Non si parlerà esplicitamente di mela quest’anno, perché l’argomento scelto è, invece, legato al cibo. «Conosciamo il tuo cibo: coltiviamo gli stessi interessi” è il titolo dell’incontro, in programma giovedì 11 ottobre nella nuova location di contrada Beltramelli, che rivolgerà i riflettori su etichette, marchi e cibi contraffatti. Un tema che interessa tutti, sostiene il presidente di Coldiretti, Alberto Marsetti.
«In un momento di crisi, si fa notare quanta mancanza ci sia del prodotto italiano fra quelli commercializzati – spiega il presidente -. Spesso si pensa di acquistare prodotti italiani, ma non è così. O, meglio, la produzione è italiana, ma la materia prima viene da chissà dove. Il convegno si pone l’obiettivo di sensibilizzare i nostri associati, ma anche l’opinione pubblica su questo tema. Non deve essere solo Coldiretti a imporre l’obbligo dell’etichettatura con la provenienza della materia. Occorre che sia interesse di tutti e che sia la gente ad esigerlo». I fruttivendoli dovrebbero essere obbligati, per esempio, a scrivere la provenienza di frutta e verdura. E se per la mela – la “regina” della sagra del week end – il problema non si pone, per i succhi di mela non è così. «Non è chiaro spesso da dove provenga la materia prima con cui sono fatti», dice cioè Marsetti.
Da qui l’esigenza di normative più chiare, che vanno a vantaggio della produzione locale e nazionale oltre che della salute dei cittadini. «Si chiede la massima salubrità dei prodotti in Italia, ma chi garantisce i sistemi di produzione negli altri Paesi – domanda Marsetti -? La tracciabilità del prodotto, che ne ricostruisce la storia, è importante, non deve essere vista come un’imposizione. Anche perché qui stiamo parlando della nostra salute; non ci si può lamentare se arrivano sui piatti mozzarelle blu».
Giovedì (alle 20.45) interverrà Ermanno Coppola, responsabile ufficio Qualità e certificazione della Confederazione Nazionale Coldiretti Roma. I punti su cui Coppola – anticipato dal saluto delle autorità – si soffermerà sono come si legge un’etichetta, la tracciabilità del prodotto, il made in Italy e alcuni esempi di contraffazione alimentare. Una serata, dunque, che si preannuncia di interesse non solo per gli operatori del settore, ma per tutti i cittadini e consumatori.
Non si parlerà esplicitamente di mela quest’anno, perché l’argomento scelto è, invece, legato al cibo. «Conosciamo il tuo cibo: coltiviamo gli stessi interessi” è il titolo dell’incontro, in programma giovedì 11 ottobre nella nuova location di contrada Beltramelli, che rivolgerà i riflettori su etichette, marchi e cibi contraffatti. Un tema che interessa tutti, sostiene il presidente di Coldiretti, Alberto Marsetti.
«In un momento di crisi, si fa notare quanta mancanza ci sia del prodotto italiano fra quelli commercializzati – spiega il presidente -. Spesso si pensa di acquistare prodotti italiani, ma non è così. O, meglio, la produzione è italiana, ma la materia prima viene da chissà dove. Il convegno si pone l’obiettivo di sensibilizzare i nostri associati, ma anche l’opinione pubblica su questo tema. Non deve essere solo Coldiretti a imporre l’obbligo dell’etichettatura con la provenienza della materia. Occorre che sia interesse di tutti e che sia la gente ad esigerlo». I fruttivendoli dovrebbero essere obbligati, per esempio, a scrivere la provenienza di frutta e verdura. E se per la mela – la “regina” della sagra del week end – il problema non si pone, per i succhi di mela non è così. «Non è chiaro spesso da dove provenga la materia prima con cui sono fatti», dice cioè Marsetti.
Da qui l’esigenza di normative più chiare, che vanno a vantaggio della produzione locale e nazionale oltre che della salute dei cittadini. «Si chiede la massima salubrità dei prodotti in Italia, ma chi garantisce i sistemi di produzione negli altri Paesi – domanda Marsetti -? La tracciabilità del prodotto, che ne ricostruisce la storia, è importante, non deve essere vista come un’imposizione. Anche perché qui stiamo parlando della nostra salute; non ci si può lamentare se arrivano sui piatti mozzarelle blu».
Giovedì (alle 20.45) interverrà Ermanno Coppola, responsabile ufficio Qualità e certificazione della Confederazione Nazionale Coldiretti Roma. I punti su cui Coppola – anticipato dal saluto delle autorità – si soffermerà sono come si legge un’etichetta, la tracciabilità del prodotto, il made in Italy e alcuni esempi di contraffazione alimentare. Una serata, dunque, che si preannuncia di interesse non solo per gli operatori del settore, ma per tutti i cittadini e consumatori.