PDA

Visualizza versione completa : Quando i soldati scrivevano sull'azzurro


Abriga.it
24-06-12, 15:43
Al bando – almeno un po’ – lo stereotipo dell’alpino “compagnone”, campione di raduni e polenta. Oggi l’alpino si sta facendo promotore di un’immagine nel campo della solidarietà con la protezione civile e dell’ambiente, ma anche in ambito culturale facendo conoscere situazioni e protagonisti a volte trascurati dalla storia.
È su questo concetto che ieri il presidente degli alpini, sezione valtellinese di Sondrio, Alberto Del Martino si è soffermato alla presentazione della mostra “Quando i soldati italiani scrivevano sull’azzurro – Lettere e documenti dal fronte russo”. L’esposizione sul Corpo d’Armata Alpino per la Russia, nel 70esimo della partenza, è stata inaugurata ieri mattina nella sala Ligari della Provincia, la stessa dove ad aprile si era iniziato con quella sugli Imi (internati militari italiani). Il visitatore potrà conoscere documenti, immagini e cimeli ai quali si aggiungono una raccolta completa sul tema di copertine della popolare “Domenica del Corriere”.
Se l’assessore alla Cultura della Provincia, Costantino Tornadù, ha voluto ribadire la puntualità dell’alpino, sempre presento e composto quando c’è da fare (l’esempio è andato all’esercitazione del secondo raggruppamento di qualche giorno fa), Del Martino ha focalizzato l’attenzione sul significato di questo evento che rientra nel ricco calendario stilato per il 90esimo della fondazione e che avrà il suo clou nel raduno del secondo raggruppamento con le sezioni d Emilia Romagna e Lombardia dal 19 al 21 ottobre.
Il curatore dell’iniziativa Bruno Ciapponi Landi ha voluto definire la mostra una sorta di “museo” dove ci sono sì oggetti e documenti da osservare, ma dai quali emergono sensazioni, emozioni, ricordi e affetti.
Se la prima mostra sugli Imi era una mostra sostanzialmente da leggere, questa è una mostra da vedere e “sentire” - il materiale è del collezionista chiavennasco Edo Mezzera -, affiancando ad ogni lettera un’immagine di quel reparto in quel periodo; oltre trecento a cui si aggiungono una trentina di copertine. «I testi più interessanti sono stati trascritti (e presenti sul quaderno) proprio per dare un'idea di quella che era la vita del soldato italiano in Russia – ha spiegato Mezzera -. E' inoltre esposto il foglio d'ordini del generale Messe allo CSIR (di difficile reperibilità) e l'attestato della Tridentina per i reduci, di un chiavennasco del 2° artiglieria, firmato dal colonnello Moro. Altro documento interessante la copia a velina del rapporto del Ggenerale Reverberi fatta subito dopo il rientro in Italia. Tra le medaglie saranno esposte: la medaglia detta "della carne gelata tedesca" data anche ai soldati italiani dello Csir, la croce di ghiaccio italiana ed il distintivo originale dell'Armir (il fascio di rovi, per intenderci)».
Altra chicca: la medaglia rumena per la campagna antibolscevica, data anche ai soldati italiani dei reparti che confinavano con quelli romeni. E' poi presente la croce di ferro di non facile concessione a soldati non tedeschi. Per finire c'è la medaglia del corpo d'armata alpino (da non confondersi con quella del 4°Corpo del dopoguerra e quella di tutte le divisioni alpine, compresa quella rara d'argento della Tridentina).
A supporto della mostra è stato ristampato il quaderno e prodotta un’apposita cartolina celebrativa.
La mostra resterà visitabile con ingresso libero fino al 4 luglio dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 11 e dalle 16 alle 18.