Abriga.it
22-04-12, 11:14
«I pareri di Regione e Provincia non sono sempre “Vangelo”; nel caso dell’ambito di trasformazione di Tresivio l’interpretazione della Provincia non è da me condivisa. E il fatto che la Provincia abbia dato parere di non compatibilità per motivi di tipo viabilistico e paesistico, al quale si darà risposta, non significa che anche per il Piano del governo del territorio di Piateda debba andare nello stesso modo».
Battagliero e sicuro del proprio lavoro l’architetto Silvano Molinetti dello Studio Quattro di Chiavenna che ha redatto il Piano del governo del territorio di Piateda e Tresivio (ma anche di Ponte e Montagna) nel quale compare l’ambito di trasformazione della Fiorenza, con realizzazione del “Villaggio Valtellina”, ovvero strutture ricettive, commerciali destinate alla promozione e vendita dei prodotti della terra e ristorazione. Progetto tanto discusso in questi mesi e che, non meno di qualche settimana fa, ha incassato per l’appunto il parere negativo della Provincia (Molinetti è stato estensore peraltro del Piano territoriale di coordinamento provinciale) e dell’Unione Commercio. «Innanzitutto va capito che quello che si va ad approvare non è un piano attuativo – ha detto l’architetto alla presentazione del Pgt a Piateda -. Sarà il consiglio comunale a decidere cosa fare lì e, a fronte di un progetto non congruo, non ha l’obbligo di approvarlo. Il Piano territoriale della Provincia dice che i Pgt devono favorire gli insediamenti alberghieri. In questo caso avremmo potuto definire che ad esempio il 60% dell’AT della Fiorenza fosse dedicato a realizzare una struttura ricettiva, ma una mancanza di determinazione nel dettaglio (anche delle compensazioni) era necessaria per lasciare ai Comuni una maggiore capacità di trattativa e mani più libere. Ma le mani più libere ce le hanno gli enti, non chi con loro dovrà trattare». Quanto al consumo del suolo – punto fondante del diniego venuto da più parti -, Molinetti ammette: «E’ vero che c'è consumo di suolo, ma in questo caso di zona agricola non costruita. Se il carico insediativo che posso produrre si può gestire in linea con la difesa ambientale, ben venga. La preoccupazione dal punto di vista insediativo ce l'ho anche io e me la sento sulla pelle, perché la qualità costruttiva è importante, ma ci sono tutti gli strumenti per il controllo tecnico».
L’architetto precisa anche che la Provincia ha definito dei varchi inedificabili, ma alla Fiorenza non ce ne sono. E, in riferimento alla posizione dell’Unione Commercio, dice ancora: «Da Piantedo a Tirano è pieno di negozi e attività commerciali. Che i commercianti si ergano tutori dell'ambiente mi fa specie. La categoria ha un ruolo importante nell'economia della provincia ma lo può avere anche in questa iniziativa». Per quanto riguarda il “no” della Provincia al Comune di Tresivio per l’aspetto di tipo viabilistico, «non c'è problema di distanze dell’ambito di trasformazione dalla nuova statale, che prevede l’uscita a Tresivio con una piccola galleria. La Provincia calcola le distanze da questo “peduncolo” che non è parte del percorso principale della statale. Questa è la differenza di interpretazione e su questo ci si muoverà. Personalmente non vorrei un'operazione monca (Piateda sì e Tresivio no), perché si rischierebbe uno sbilanciamento».
Battagliero e sicuro del proprio lavoro l’architetto Silvano Molinetti dello Studio Quattro di Chiavenna che ha redatto il Piano del governo del territorio di Piateda e Tresivio (ma anche di Ponte e Montagna) nel quale compare l’ambito di trasformazione della Fiorenza, con realizzazione del “Villaggio Valtellina”, ovvero strutture ricettive, commerciali destinate alla promozione e vendita dei prodotti della terra e ristorazione. Progetto tanto discusso in questi mesi e che, non meno di qualche settimana fa, ha incassato per l’appunto il parere negativo della Provincia (Molinetti è stato estensore peraltro del Piano territoriale di coordinamento provinciale) e dell’Unione Commercio. «Innanzitutto va capito che quello che si va ad approvare non è un piano attuativo – ha detto l’architetto alla presentazione del Pgt a Piateda -. Sarà il consiglio comunale a decidere cosa fare lì e, a fronte di un progetto non congruo, non ha l’obbligo di approvarlo. Il Piano territoriale della Provincia dice che i Pgt devono favorire gli insediamenti alberghieri. In questo caso avremmo potuto definire che ad esempio il 60% dell’AT della Fiorenza fosse dedicato a realizzare una struttura ricettiva, ma una mancanza di determinazione nel dettaglio (anche delle compensazioni) era necessaria per lasciare ai Comuni una maggiore capacità di trattativa e mani più libere. Ma le mani più libere ce le hanno gli enti, non chi con loro dovrà trattare». Quanto al consumo del suolo – punto fondante del diniego venuto da più parti -, Molinetti ammette: «E’ vero che c'è consumo di suolo, ma in questo caso di zona agricola non costruita. Se il carico insediativo che posso produrre si può gestire in linea con la difesa ambientale, ben venga. La preoccupazione dal punto di vista insediativo ce l'ho anche io e me la sento sulla pelle, perché la qualità costruttiva è importante, ma ci sono tutti gli strumenti per il controllo tecnico».
L’architetto precisa anche che la Provincia ha definito dei varchi inedificabili, ma alla Fiorenza non ce ne sono. E, in riferimento alla posizione dell’Unione Commercio, dice ancora: «Da Piantedo a Tirano è pieno di negozi e attività commerciali. Che i commercianti si ergano tutori dell'ambiente mi fa specie. La categoria ha un ruolo importante nell'economia della provincia ma lo può avere anche in questa iniziativa». Per quanto riguarda il “no” della Provincia al Comune di Tresivio per l’aspetto di tipo viabilistico, «non c'è problema di distanze dell’ambito di trasformazione dalla nuova statale, che prevede l’uscita a Tresivio con una piccola galleria. La Provincia calcola le distanze da questo “peduncolo” che non è parte del percorso principale della statale. Questa è la differenza di interpretazione e su questo ci si muoverà. Personalmente non vorrei un'operazione monca (Piateda sì e Tresivio no), perché si rischierebbe uno sbilanciamento».