Abriga.it
23-01-12, 08:11
La strumentazione legata alle tecniche di ricerca e soccorso in montagna migliora e si perfeziona sempre più; eppure – soprattutto nei casi in cui il disperso o chi è travolto da una valanga non abbia l’Arva - il cane resta il “mezzo” più efficace. Lo hanno ribadito, fra ieri e venerdì, i partecipanti all’esercitazione regionale delle unità cinofile da valanga del Soccorso alpino e speleologico, che si è tenuta a Trivigno, la frazione montana di Tirano. Presenti cinque istruttori nazionali e alcune unità cinofile regionali che in tutto sono 35, composte da una persona e un cane. In Valtellina sono 20 le unità cinofile, di cui 14 operative e 6 in formazione con il corso della durata di due anni, aperto a chi è già iscritto al Soccorso alpino e abbia la qualifica di istruttore tecnico. Nei due giorni di esercitazione, sono state preparate con corsi le unità in formazione, mentre con quelle operative sono state simulate alcune situazioni in valanga. I figuranti sono stati nascosti e sono stati addestrati il cane e il suo conduttore a cercarli. L’atmosfera, fra cani festosi, pareva rilassata. Ma è così che deve essere, quando si parla di preparazione. «I cani si addestrano con il gioco - spiega Sergio Maffezzini, della stazione del Cnsas di Morbegno, coordinatore per la Valtellina delle unità cinofile e istruttore nazionale cinofilo -. Dunque li stimoliamo in base alle loro qualità e caratteristiche. C’è il cane vorace che preferisce il croccantino o il wurstel oppure c’è il cane che preferisce giocare. Una volta che ha trovato il figurante, gli si offre quello che desidera». Il cane è felice ed ha svolto il suo importante lavoro nel contempo, come è stato mostrato a Trivigno. D’altra parte il compito dei cinofili è fondamentale in montagna. «Forse quest’anno con poca neve, il pericolo è limitato – prosegue Maffezzini -. Ci sono periodi, come l’anno scorso, con molti incidenti, purtroppo quasi sempre mortali. Per questo ci addestriamo e cerchiamo di migliorare le nostre capacità di intervento, ma la cosa importante è che le persone, quando vanno in montagna, lo facciano con la testa. Fondamentale per chi si muove su un terreno innevato, è avere una certa conoscenza. Se non si hanno nozioni, è opportuno chiedere informazioni, conoscere condizioni della neve, previsioni del tempo, affidarsi a guide alpine, al Soccorso alpino e al Cai. I tempi per arrivare per noi soccorritori sono lunghi, nonostante la presenza di mezzi veloci come l’elicottero e la disponibilità di cellulari. Dopo un quarto d’ora il 90% delle persone sotto valanga è ancora vivo, dopo mezzora si dimezza la percentuale. Dunque ribadisco quanto ognuno debba avere un minimo di conoscenza di autosoccorso, oltre alla dotazione di Arva». E mentre i volontari si esercitavano, il territorio è rimasto sempre coperto con un’unità disponibile a partire subito, in presenza di elisuperficie, a Caiolo, Como, Brescia e Bergamo.