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Visualizza versione completa : Italiani d'Australia: la geografia dell'emigrazione


Abriga.it
19-12-11, 07:13
Il titolo del libro è emblematico: “Italiani d’Australia. L’emigrazione valtellinese nel Nuovissimo Continente dalle origini ai nostri giorni”. Inizialmente sarebbe dovuto essere “Valtellinesi d’Australia”. Invece l’autore, Flavio Lucchesi professore di Geografia all’Università degli Studi di Milano, ha voluto ampliare il bacino dei lettori, composto non soltanto da lettori valtellinesi. E la scelta dello stesso editore, Patron di Bologna, ne è testimonianza.
Il libro, presentato nel salone della Provincia, è stato dallo stesso autore definito una «indagine pilota e paradigmatica, la cui la metodologia potrà essere applicata ad altri casi». Con questo Lucchesi intende l’estremo rigore scientifico con cui lo studio è stato condotto, che ha richiesto 15 anni di lavoro, soggiorni alternativamente in Valtellina e nel nuovissimo continente. «L’interesse per Australia nasce da tempi lontani – ha rivelato il geografo, ricordando la tesi di laurea svolta in Australia -. Mi sono reso conto che nessun geografo italiano si è occupato dell'Australia in modo sistematico e così ho voluto colmare una lacuna e operare in un ambito di nicchia». L'argomento scelto fu quello dell'emigrazione che è stata cospicua negli anni e non sufficientemente studiata. È iniziato u lungo percorso che nel 1996 lo ha portato a incominciare una ricerca che trattasse le tematiche dell'emigrazione valtellinese in Australia. Il progetto, peraltro, è stato presentato al pubblico in un convegno nel '96. «Ho raccolto e visionato materiale vario e ampio derivante da tante fonti – ha raccontato -, ho conosciuto molti emigranti in Australia di diverse generazioni e sono nati proficui rapporti di tipo accademico con le università australiane». Ed ecco il volume che presenta un quadro introduttivo dell’emigrazione italiana in Australia, ovvero i flussi, le origini, le cause e gli sviluppi. Poi vengono tracciate le caratteristiche sociali, politiche ed economiche che hanno portato la Valtellina a costituire una sorta di «serbatoio di emigrazione» verso mete straniere. «È stato difficile consultare questa mole amplia e sparsa di materiale – ha proseguito -, perciò l’attenzione è stata incentrata su una serie di zoom che mi permettessero di chiarire alcuni aspetti chiave del fenomeno considerato». Dettagliato e accurato l’esame delle testimonianze negli archivi delle località di partenza e di arrivo: da quello storico diplomatico a Roma a quello del Comune di Tirano, dai registri navali all’archivio storico della Banca d’Italia. Un capitolo viene dedicato alla stampa giornalistica locale valtellinese per vedere come, nel corso di questi decenni (dal 1850 fino agli anni Novanta nel '900) cosa si dicesse dell’emigrazione valtellinese. E ancora un posto è riservato alle cosiddette «storie dal basso», ovvero casi di studio individuali: è accaduto nel tempo che molti italo australiani abbiano essi stessi o i loro discendenti pubblicato studi, non scientifici forse, ma che danno “dal di dentro” la vita e l'esperienza vissuta. Un capitolo è riservato alla presentazione del risultato dei questionari di emigranti di prima, seconda e terza generazione. L’ultimo capitolo, prima della vasta bibliografia, riguarda un tema non molto trattato: i rientri. Molti valtellinesi per diverse ragioni sono tornati in Valtellina, chi sono, come sono stati accolti e perché sono tornati?

Alla fine di gennaio sarà presentato in due prestigiose sedi australiane: il Centro culturale italo australiano a Pearl e il museo dell'immigrazione alla Società storica italiana a Melbourne. È destinato ad un’ampia diffusione il volume “Italiani d’Australia” (in previsione la traduzione in inglese) di Flavio Lucchesi, realizzato con il contributo di Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, Pro Valtellina, Museo etnografico tiranese sotto l’egida del Centro provinciale di documentazione sull’emigrazione. Ieri - dopo i lavori della consulta provinciale dell'emigrazione che riunisce le associazioni degli emigranti sparse nel mondo e la consegna di una targa ad una figura chiave del settore emigrazione in Valtellina per anni, Guido Melé, sulla via della pensione - «c’è stata la possibilità di un confronto e una discussione, su tema che ogni anno catalizza l’attenzione della comunità intera – ha detto Alberto Pasina, assessore provinciale all’Emigrazione -. La storia dell'emigrazione è un fenomeno economico ma è soprattutto la storia di uomini e donne». Il direttore della Fondazione Credito Valtellinese, Tiziana Colombera, ha spiegato come la Fondazione curi l’entità dei valtellinesi con pubblicazioni. «Speriamo che con questo volume – ha detto - ci sia l’occasione di recuperare i rapporti e le radici di queste persone lontane che neanche più parlano italiano».
Bruno Ciapponi Landi del Centro di documentazione sull’emigrazione che ha sede al museo di Tirano ha delineato le tappe delle iniziative a livello provinciale e poi letto il pensiero lasciato da Guglielmo Scaramellini che non ha potuto presenziare. «Il volume conclude un lungo e peculiare percorso di studio ma anche di formazione scientifica di Lucchesi – ha detto Scaramellini -, il quale ha costruito con sapienza e acume una profonda e certo rara, almeno fra i geografi, competenza su un tema come la trasmigrazione oceanica. Uno studio esemplare e forse unico nel panorama disciplinare».