Abriga.it
01-11-11, 10:12
«La crisi non l’abbiamo sentita, ma è ciò che è collegato ad essa che si è ripercosso su di noi; lavoriamo tanto, per guadagnare poco; la concorrenza è spesso sleale, la clientela fa fatica a pagare, ogni giorno esce una legge che ti mette in difficoltà. Insomma è dura andare avanti e ogni anno che passa i margini di utili si abbassano».
Non è roseo il panorama descritto dalla Serigrafica Valtellina, azienda famigliare gestita da Mario Mariani, dalla moglie Flora Folli, dalla figlia Greta e dal cognato Enrico Folli.
Quest’anno la Serigrafica Valtellinese, con sede a Chiuro e 600mila euro di fatturato all’anno, compie 30 anni dalla sua fondazione nell’ottobre dell’81. Trent’anni che saranno festeggiati con una coccarda e omaggi ai clienti, ma anche con qualche pensiero per il futuro. Nonostante – ed è qui il dato paradossale che pur caratterizza altre piccole imprese valtellinesi – il lavoro non manchi. Tutt’altro. «Quello in corso è stato l’anno con maggior lavoro – spiega Flora Folli – senza i cali che, generalmente, si verificano nei mesi di febbraio e ottobre. Ci occupiamo di pubblicità in generale. Il nostro forte sono le stampe su tessuto, facciamo decina di migliaia di magliette all’anno, ma anche decorazioni, cartellonistica, vetrine, gadget. Con la serigrafia stampi su tutto, quando abbiamo iniziato negli anni Ottanta il logo diceva: “l’unica cosa che non puoi stampare con la serigrafia è l’acqua”. Ed è vero. Questo lavoro ci ha portato ad operare in provincia, un po’ in Svizzera e in Lombardia. Siamo una piccola azienda, che come altre in Valtellina, si barcamenano ancora. Abbiamo avuto un aumento, anche se margini sono stretti».
Fra le problematiche riscontrate la concorrenza sleale. «Nell’ambito della pubblicità hanno aperto parecchie attività, talvolta improvvisate con una pressa da stampa e un plotter, che vanno ad invadere il mercato, abbassando i prezzi e adeguandoci a chi spesso si inventa un mestiere. Invece il serigrafico serio deve conoscere i materiali perfettamente».
Altro problema il costo della materia prima: «il cotone è triplicato come costo dall’inizio dell’anno e ciò è andato a incidere sugli acquisti delle magliette – aggiunge Folli -. Noi, però, non abbiamo potuto triplicare il prezzo, altrimenti usciremmo dal mercato, e abbiamo applicato solo una percentuale piccola. Insomma lavoriamo è vero, ma si guadagna sempre meno».
Punto nero la riscossione dei pagamenti per via della mancanza di liquidità, cosicché «alla fine facciamo noi da banca alle persone». E capita pure che se un cliente chiede un servizio e poi non te lo paga, incorrere in cause legali per riavere i soldi è spesso tentativo vano. Se non ci sono i soldi, non ci sono. «Lo Stato, sotto questo punto vista, non ti offre una copertura, ma le tasse le dobbiamo pagare», si lamenta Folli.
Dunque cosa proporre? Certamente controlli, ma bisognerebbe anche che alcune leggi venissero cambiate o adeguate a seconda della grandezza dell’impresa. «Ogni giorno abbiamo una legge nuova da rispettare, un giorno tocca all’emissione dei fumi, il giorno dopo allo smaltimento dei rifiuti. Un’azienda grossa non incontra problemi perché ha personale addetto ad ogni settore, un’azienda piccola come la nostra impazzisce…».
Non è roseo il panorama descritto dalla Serigrafica Valtellina, azienda famigliare gestita da Mario Mariani, dalla moglie Flora Folli, dalla figlia Greta e dal cognato Enrico Folli.
Quest’anno la Serigrafica Valtellinese, con sede a Chiuro e 600mila euro di fatturato all’anno, compie 30 anni dalla sua fondazione nell’ottobre dell’81. Trent’anni che saranno festeggiati con una coccarda e omaggi ai clienti, ma anche con qualche pensiero per il futuro. Nonostante – ed è qui il dato paradossale che pur caratterizza altre piccole imprese valtellinesi – il lavoro non manchi. Tutt’altro. «Quello in corso è stato l’anno con maggior lavoro – spiega Flora Folli – senza i cali che, generalmente, si verificano nei mesi di febbraio e ottobre. Ci occupiamo di pubblicità in generale. Il nostro forte sono le stampe su tessuto, facciamo decina di migliaia di magliette all’anno, ma anche decorazioni, cartellonistica, vetrine, gadget. Con la serigrafia stampi su tutto, quando abbiamo iniziato negli anni Ottanta il logo diceva: “l’unica cosa che non puoi stampare con la serigrafia è l’acqua”. Ed è vero. Questo lavoro ci ha portato ad operare in provincia, un po’ in Svizzera e in Lombardia. Siamo una piccola azienda, che come altre in Valtellina, si barcamenano ancora. Abbiamo avuto un aumento, anche se margini sono stretti».
Fra le problematiche riscontrate la concorrenza sleale. «Nell’ambito della pubblicità hanno aperto parecchie attività, talvolta improvvisate con una pressa da stampa e un plotter, che vanno ad invadere il mercato, abbassando i prezzi e adeguandoci a chi spesso si inventa un mestiere. Invece il serigrafico serio deve conoscere i materiali perfettamente».
Altro problema il costo della materia prima: «il cotone è triplicato come costo dall’inizio dell’anno e ciò è andato a incidere sugli acquisti delle magliette – aggiunge Folli -. Noi, però, non abbiamo potuto triplicare il prezzo, altrimenti usciremmo dal mercato, e abbiamo applicato solo una percentuale piccola. Insomma lavoriamo è vero, ma si guadagna sempre meno».
Punto nero la riscossione dei pagamenti per via della mancanza di liquidità, cosicché «alla fine facciamo noi da banca alle persone». E capita pure che se un cliente chiede un servizio e poi non te lo paga, incorrere in cause legali per riavere i soldi è spesso tentativo vano. Se non ci sono i soldi, non ci sono. «Lo Stato, sotto questo punto vista, non ti offre una copertura, ma le tasse le dobbiamo pagare», si lamenta Folli.
Dunque cosa proporre? Certamente controlli, ma bisognerebbe anche che alcune leggi venissero cambiate o adeguate a seconda della grandezza dell’impresa. «Ogni giorno abbiamo una legge nuova da rispettare, un giorno tocca all’emissione dei fumi, il giorno dopo allo smaltimento dei rifiuti. Un’azienda grossa non incontra problemi perché ha personale addetto ad ogni settore, un’azienda piccola come la nostra impazzisce…».