Abriga.it
03-05-11, 07:27
A guardare l’immagine della chiesa di S Ignazio di Ponte, pubblicata qui sotto, sembra di vedere una costruzione di Lego; invece no, si tratta di un insieme di equazioni matematiche realizzate con la tecnologia innovativa del laser scanner, uno strumento a raggio laser che misura la distanza dei vari punti dell’edificio. Ruotando velocemente, questo laser batte milioni di punti e ricostruisce l’immagine tridimensionale del locale.
Effetti speciali per colpire? Certamente, ma non è solo a fare “scena” quello cui punta il team multidisciplinare che sta lavorando alla chiesa gesuita pontasca (architetti Guiducci e Mercandelli di Ponte, Zefinetti e Peverelli di Bergamo, Foppoli Moretta e Associati di Tirano, Cnr di Milano, Politecnico di Milano, Istituto di Fisica Applicata di Firenze, Università di Siena). Con l’utilizzo di strumentazione moderna è possibile in un battibaleno recuperare le informazioni di cui si ha bisogno per conservare un bene. Tecnologia e conservazione a braccetto, dunque. Parliamo del progetto di tecnologie innovative e conservazione programmata, del costo di 100mila euro finanziato da Fondazione Cariplo (per 60mila euro) e da Comune di Ponte (per 40mila euro), che si sta per concludere e che verrà presentato il 21 maggio in occasione di Ponte in Fiore. La chiave di volta è quella di far passare il messaggio dell’importanza della conservazione del patrimonio artistico e della corretta conoscenza del manufatto. «Il patrimonio culturale viene visto spesso per la ricaduta in termini turistici, si spendono soldi a ristrutturare e a promuovere. È il modo più scontato di avere un rapporto con il bene – spiega l’ingegnere tiranese Dario Foppoli -. Piuttosto che intervenire a restaurare, interveniamo a conservare! Mobilitiamo delle economie e delle sapienze a differenti livelli, attivando un’economia significativa sul territorio, senza dimenticare il turismo. Con questo non intendo dire che il restauro non serva, ma spesso a valle di questo non c’è un’idea corretta di conservazione e manutenzione. Pensiamo alla legge Valtellina: ci sono tanti edifici ristrutturati, ma su quanti poi è stata fatta la manutenzione in questi anni?». Ecco che a Ponte si è affrontato il problema della conoscenza, della tutela e valorizzazione della chiesa che appare in buono stato (vengono ancora detta Messa e celebrati concerti), ma presenta grosse fessure sui muri e problemi di umidità sulle pareti affrescate. Come operare, dunque? È qui che interviene la tecnologia avanzata con il laser scanner di cui abbiamo parlato, ma anche con la serie di indagini specifiche sulle murature per capire il livello di sollecitazione. Ad esempio ci sono strumenti che misurano gli spostamenti delle fessure, strumenti non impattanti (spariscono nell’apparato decorativo) dotati di un filo che collega due pareti contrapposte che misurano gli spostamenti di tutta la chiesa. Vengono letti manualmente una volta al mese, ma potrebbero essere collegati ad un computer che acquisisce i dati con una certa cadenza, ovviamente con costi aggiuntivi. Attività in cui l’équipe di lavoro è specialista, «attività conosciute – dice Foppoli - ma applicate rarissimamente. Sulla base di questi dati è possibile costruire il modello di una struttura tridimensionale e “interrogarla” dal punto di vista statico».
Effetti speciali per colpire? Certamente, ma non è solo a fare “scena” quello cui punta il team multidisciplinare che sta lavorando alla chiesa gesuita pontasca (architetti Guiducci e Mercandelli di Ponte, Zefinetti e Peverelli di Bergamo, Foppoli Moretta e Associati di Tirano, Cnr di Milano, Politecnico di Milano, Istituto di Fisica Applicata di Firenze, Università di Siena). Con l’utilizzo di strumentazione moderna è possibile in un battibaleno recuperare le informazioni di cui si ha bisogno per conservare un bene. Tecnologia e conservazione a braccetto, dunque. Parliamo del progetto di tecnologie innovative e conservazione programmata, del costo di 100mila euro finanziato da Fondazione Cariplo (per 60mila euro) e da Comune di Ponte (per 40mila euro), che si sta per concludere e che verrà presentato il 21 maggio in occasione di Ponte in Fiore. La chiave di volta è quella di far passare il messaggio dell’importanza della conservazione del patrimonio artistico e della corretta conoscenza del manufatto. «Il patrimonio culturale viene visto spesso per la ricaduta in termini turistici, si spendono soldi a ristrutturare e a promuovere. È il modo più scontato di avere un rapporto con il bene – spiega l’ingegnere tiranese Dario Foppoli -. Piuttosto che intervenire a restaurare, interveniamo a conservare! Mobilitiamo delle economie e delle sapienze a differenti livelli, attivando un’economia significativa sul territorio, senza dimenticare il turismo. Con questo non intendo dire che il restauro non serva, ma spesso a valle di questo non c’è un’idea corretta di conservazione e manutenzione. Pensiamo alla legge Valtellina: ci sono tanti edifici ristrutturati, ma su quanti poi è stata fatta la manutenzione in questi anni?». Ecco che a Ponte si è affrontato il problema della conoscenza, della tutela e valorizzazione della chiesa che appare in buono stato (vengono ancora detta Messa e celebrati concerti), ma presenta grosse fessure sui muri e problemi di umidità sulle pareti affrescate. Come operare, dunque? È qui che interviene la tecnologia avanzata con il laser scanner di cui abbiamo parlato, ma anche con la serie di indagini specifiche sulle murature per capire il livello di sollecitazione. Ad esempio ci sono strumenti che misurano gli spostamenti delle fessure, strumenti non impattanti (spariscono nell’apparato decorativo) dotati di un filo che collega due pareti contrapposte che misurano gli spostamenti di tutta la chiesa. Vengono letti manualmente una volta al mese, ma potrebbero essere collegati ad un computer che acquisisce i dati con una certa cadenza, ovviamente con costi aggiuntivi. Attività in cui l’équipe di lavoro è specialista, «attività conosciute – dice Foppoli - ma applicate rarissimamente. Sulla base di questi dati è possibile costruire il modello di una struttura tridimensionale e “interrogarla” dal punto di vista statico».