Abriga.it
01-05-11, 09:31
La sala circolare del teatro comunale di Ponte è una location ottimale per l’esposizione di sculture che rappresentano sette pianeti. Quasi a ricreare, sulla terra, il sistema solare; e Ponte, località che ospita l’osservatorio astronomico Giuseppe Piazzi, è legata a doppio filo al tema astronomico.
Le coincidenze sembrano dare un significato in più alla mostra di Maurizio D’Agostini che di per sé è una piacevole scoperta per il visitatore. L’artista vicentino, con alle spalle un’esperienza quarantennale, ha portato a Ponte l’ultima fase, quella cosiddetta “cosmica” con cui cerca di capire cosa c’è di più grande di noi. L’allestimento artistico è esso stesso un percorso che parte con “L’uomo degli astri”, iniziale studio per scultura divenuto un dipinto a pastello i cui tratti ricordano il lavoro di incisore con il bulino dell’artista. L’opera è volutamente posta in fondo alla sala frontale ai “Pianeti” come se volesse controllarsi. Tappe intermedie le sculture “Fase onirica” e “Tempio di Marte” in cui l’argilla consente il gioco di pieni e vuoti che a D’Agostini molto interessa. E si arriva ai sette “Pianeti” realizzati in sette anni (terracotta dipinta, 2002-2008), la cui scintilla creativa è scoccata durante l’ascolto di Mars di Gustav Holst. Un gioioso Giove, al centro, reca nelle mani dei piatti come per chiamare a raccolta gli altri pianeti, mentre Marte nella sua forte iconicità e staticità comunica un senso di ieratismo conferito dai panneggi della veste e dall’assenza dei simboli di guerra. Saturno è opera di grande raffinatezza e di pulizia delle forme, dove un grande anello piatto (con riferimento alla caratteristica del pianeta) divide il volto dal corpo con moto rotatorio. Nettuno, con gli enigmatici occhi semichiusi, è figura misteriosa percorsa e intersecata da numerose lame che non provocano dolore, ma invitano alla riflessione. Mercurio, messaggero alato, è opera di movimento (sembra di vedere le forme di Giacomo Balla) e colore (azzurro), mentre il mago Urano affascina nel suo sembrare con gli assi sbalzati una torta nuziale a strati o il cappotto di un cavaliere. L’occhio segue a 180 gradi il visitatore. Infine Venere – la copia in bronzo si può ammirare sulle scale del teatro – è entità “donna”, accogliente, pacificante, feconda. Lo attestano le mani semichiuse in preghiera e il doppio involucro che la ricopre. Una mostra che affascina e compiace. «Forse il nostro universo si trova dentro al dente di qualche gigante», scriveva Anton Cechov. Chissà se sia vero. D’Agostini ci fa pensare.
“I Pianeti” di Maurizio D’Agostini, teatro comunale, piazza Luini, Ponte. Fino al 15 maggio. Orari: venerdì 20-22; sabato 15-18.30; domenica e festivi 11-12, 15-18.30.
Le coincidenze sembrano dare un significato in più alla mostra di Maurizio D’Agostini che di per sé è una piacevole scoperta per il visitatore. L’artista vicentino, con alle spalle un’esperienza quarantennale, ha portato a Ponte l’ultima fase, quella cosiddetta “cosmica” con cui cerca di capire cosa c’è di più grande di noi. L’allestimento artistico è esso stesso un percorso che parte con “L’uomo degli astri”, iniziale studio per scultura divenuto un dipinto a pastello i cui tratti ricordano il lavoro di incisore con il bulino dell’artista. L’opera è volutamente posta in fondo alla sala frontale ai “Pianeti” come se volesse controllarsi. Tappe intermedie le sculture “Fase onirica” e “Tempio di Marte” in cui l’argilla consente il gioco di pieni e vuoti che a D’Agostini molto interessa. E si arriva ai sette “Pianeti” realizzati in sette anni (terracotta dipinta, 2002-2008), la cui scintilla creativa è scoccata durante l’ascolto di Mars di Gustav Holst. Un gioioso Giove, al centro, reca nelle mani dei piatti come per chiamare a raccolta gli altri pianeti, mentre Marte nella sua forte iconicità e staticità comunica un senso di ieratismo conferito dai panneggi della veste e dall’assenza dei simboli di guerra. Saturno è opera di grande raffinatezza e di pulizia delle forme, dove un grande anello piatto (con riferimento alla caratteristica del pianeta) divide il volto dal corpo con moto rotatorio. Nettuno, con gli enigmatici occhi semichiusi, è figura misteriosa percorsa e intersecata da numerose lame che non provocano dolore, ma invitano alla riflessione. Mercurio, messaggero alato, è opera di movimento (sembra di vedere le forme di Giacomo Balla) e colore (azzurro), mentre il mago Urano affascina nel suo sembrare con gli assi sbalzati una torta nuziale a strati o il cappotto di un cavaliere. L’occhio segue a 180 gradi il visitatore. Infine Venere – la copia in bronzo si può ammirare sulle scale del teatro – è entità “donna”, accogliente, pacificante, feconda. Lo attestano le mani semichiuse in preghiera e il doppio involucro che la ricopre. Una mostra che affascina e compiace. «Forse il nostro universo si trova dentro al dente di qualche gigante», scriveva Anton Cechov. Chissà se sia vero. D’Agostini ci fa pensare.
“I Pianeti” di Maurizio D’Agostini, teatro comunale, piazza Luini, Ponte. Fino al 15 maggio. Orari: venerdì 20-22; sabato 15-18.30; domenica e festivi 11-12, 15-18.30.