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Visualizza versione completa : Natività della Vergine: rinascita nella nascita


Abriga.it
10-03-11, 07:04
Festeggiare la donna con una tela che ne celebra la grandezza nell'umiltà: un'antitesi solo formale questa e che è stata manifestata alla presentazione della pubblicazione di grande spessore scientifico della tela “Natività della Vergine” di Gaudenzio Ferrari nella sala dei Balli di palazzo Sertoli e che segue all'esposizione dell'opera nelle sale al piano terra di palazzo Sassi (fino all’8 aprile).
Un pomeriggio di grande delicatezza – promosso da MVSA, Fondazione Gruppo Credito Valtellinese con la collaborazione della Confraternita della Beata Vergine Assunta (parrocchia di Morbegno) - in cui con un eloquio aggraziato lo studioso Giovanni Romano ha illustrato e descritto le caratteristiche della tela conservata nella chiesa della Beata Vergine Assunta di Morbegno, facente parte di una delle ante, ora disperse, che racchiudevano la cassa contenente l’ancona del santuario. A fare gli onori di casa Miro Fiordi, amministratore delegato del Gruppo Credito Valtellinese, che, dopo aver chiesto un minuto di silenzio per ricordare la scomparsa di Franca Fassin, già assessore alla Cultura del Comune di Sondrio, ha spiegato la circostanza fortuita (ovvero la comune conoscenza fra lui, Romano e Carlo Feltrinelli) che ha portato al finanziamento per il restauro della tela e per la conseguente pubblicazione fresca di stampa. «Siamo qui ad ascoltare il racconto della rinascita di una nascita - ha detto l'assessore alla Cultura, Marina Cotelli -. Oggi è l'8 marzo, ma questa nascita può assumere un valore simbolico ulteriore. Questo quadro ripropone la vicenda di un lavoro armonioso di matrice femminile. È femminile l'attività calda della scena, questa luce carezzevole, la valenza quotidiana di un lavoro intorno al letto di S. Anna che ha partorito la Vergine. Qui c'è il simbolo di concordia nell'armoniosa suddivisione del lavoro che possiamo leggere come coscienza di sé, che è anticamera del rispetto di sé e degli altri. È ciò che auguro oggi a tutte le donne». La festa della donna è stata, però, solo la causa occasionale della presentazione, come si è evinto dall'intervento della direttrice del Museo di Sondrio, Angela Dell'Oca, che ha parlato delle ragioni di un museo e delle ragioni della mostra, ovvero del filo sottile che il Museo a partire dal 2005 ha messo in cantiere con una certa baldanza. «Un'istituzione museale collocata in una periferia come quella di Sondrio deve manifestare maggiori capacità di attrattiva e indicare alle comunità locali alcuni punti di riferimento – ha spiegato -. L'impegno del museo civico per la restituzione dell'attività di studio, restauro, valorizzazione del patrimonio artistico è la misura del salto di qualità compiuto dall’istituzione che oggi festeggia 60 anni di vita».
E’ seguita l’esposizione, quasi commossa, di Romano sul quadro che in passato non veniva citato nell'orizzonte della critica su Gaudenzio Ferrari (solo l'americano Berenson ne aveva parlato). Lo studioso ha parlato della «scelta di figure femminili meravigliose» che hanno colpito i contemporanei visti i raffronti con le opere di altri pittori. La parola è passata alla restauratrice Barbara Ferriani che ha motivato la compromissione di alcune parti della tela, dovuta non solo agli incauti interventi di restauro passati, ma anche alla tecnica esecutiva, ovvero la delicata tempera su tela. Completano il catalogo – curato da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi – gli interventi di Alessandro Caligari della Confraternita morbegnese e Massimo Romeri.