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Visualizza versione completa : Gaudenzio Ferrari al MVSA


Abriga.it
04-02-11, 21:27
Dall’8 febbraio all’8 aprile 2011 il MVSA di Sondrio, in collaborazione con la Confraternita della Beata Vergine Assunta, la Parrocchia di Morbegno e la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, ospiterà nelle sale a piano terra di Palazzo Sassi (Via M.Quadrio 27) l’importante tela della Nascita della Vergine di Gaudenzio Ferrari del Santuario dell’Assunta di Morbegno.
Inviato alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio) per la mostra, appena conclusasi, Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini, il prezioso dipinto è stato concesso in prestito per due mesi al Museo di Sondrio per una speciale esposizione al pubblico valtellinese.
Gaudenzio Ferrari, artista piemontese vissuto a cavallo tra il '400 ed il '500, è uno dei massimi esponenti della pittura italiana del XVI secolo. Influenzato da Leonardo e Bramante, ma anche con suggestioni provenienti dal Perugino e Raffaello, ha operato soprattutto in Italia settentrionale. La tela morbegnese è una delle opere pittoriche più importanti conservate nella provincia di Sondrio. Eseguita tra il 1524 e il 1525 su commissione della locale Compagnia dei Battuti per il Santuario dell’Assunta di Morbegno, rappresenta l’unica porzione giunta fino a noi delle ante della grandiosa ancona, scolpita da Giovan Angelo e Tiburzio Del Maino e dipinta tra il 1520 e il 1526 da Gaudenzio e dal suo collaboratore Fermo Stella.
La presenza di Gaudenzio e di Fermo Stella in Valtellina lascia tracce evidenti nel contesto artistico locale: quelle ante, insieme ad altre opere, purtroppo perdute, dovettero rappresentare un testo imprescindibile per la formazione degli artisti lombardi delle generazioni successive: Di quel felice periodo artistico, movimentato da Ambrogio Grezzi, Bernardino Luini, Gaudenzio, Stella e altri rimangono oggi poche, ma significative, testimonianze che portano i segni del tempo. E’ anche il caso della Nascita della Vergine: l’estrema delicatezza della tecnica utilizzata dall’artista, una tempera su tela, ha portato nel tempo a un assottigliamento della stesura pittorica fino a far intravedere in alcune zone il disegno preparatorio. L’ intervento di restauro eseguito nel 1973, come testimonia un’iscrizione realizzata su un regolo del telaio, ormai ricoperto da uno spesso strato di depositi atmosferici, offuscava le cromie originali, rendendo difficile la corretta lettura dei valori tonali originali. Il supporto tessile, originariamente realizzato cucendo insieme tre porzioni di tela poste verticalmente rispetto alla base, era stato in quell’occasione foderato per risarcire le lacerazioni della superficie con piccoli inserti di tela, di tramatura e consistenza diversa da quella originale cromaticamente accordati alle stesure pittoriche. Con il tempo le reintegrazioni si erano alterate e risultavano molto invadenti. Il nuovo progetto di recupero del dipinto, proposto da Sandra Sicoli, ispettore della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico di Milano, è stato eseguito dallo studio di Barbara Ferriani di Milano con il contributo della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese. Per permettere una migliore fruizione dell’opera sono stati quindi rimossi i depositi atmosferici: non potendo operare con i tradizionali metodi di pulitura a base di solventi, si è scelto di effettuare la pulitura a secco. Il restauro è proseguito con la revisione degli inserti tessili cercando di annullare o quantomeno di rendere meno evidenti i dislivelli. Infine si è provveduto alla reintegrazione pittorica volta all’accompagnamento tonale degli incavi e alla ricostruzione, laddove possibile, delle tessiture cromatiche originali.
Il risultato dell’intervento è notevole: la qualità dell’opera di Gaudenzio si rivela molto alta nella sicura impostazione spaziale e nel delicato equilibrio dei rapporti tonali, il tono squillante, intenso del rosso della coperta riporta l’attenzione alla madre di Maria , circondata amorevolmente da un universo femminile in azione.
Segnalato come miglior restauro dell’anno 2010 da Flaminio Guardoni sul Giornale dell’Arte.
(testo di Angela Dell'Oca, direttore MVSA di Sondrio).