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Visualizza versione completa : Poesia e musica come stelle dal cielo


Abriga.it
13-08-09, 07:01
«Comincerà la danza delle stelle, quando l’ombra si sarà fatta sufficiente; si nascondono a noi le cose belle e il tutto pare sorgere dal niente». Delicato pensiero sulle stelle di don Remo Bracchi questo che ha illuminato con le sue parole la serata di S. Lorenzo con “Poesia e musica sotto le stelle”, lunedì a Teglio. A palazzo Besta è tornata la quinta edizione della manifestazione – promossa da Comune, Soprintendenza, Centro Tellino di Cultura, Accademia del Pizzocchero e biblioteca comunale – che dal giardino (per via del tempo incerto) è stata spostata nel chiostro di palazzo, stupendamente illuminato. In un contesto ancora più scenografico è stata presentata al folto pubblico una serata magica partita con la lettura dell’incipit dell’Orlando Furioso nell’anno ad esso dedicato da palazzo Besta e della lettura da parte di Cristina Turella di alcuni pensieri inediti di don Remo Bracchi (presente all’evento), «uomo raro ed esemplare – come lo ha definito nel programma di sala Augusta Corbellini, presidente della Società Storica Valtellinese -: per la semplicità gioiosa del suo porsi agli altri, per la disponibilità con cui divide il suo tempo e il suo talento con gli altri, per la pacatezza con cui pronuncia un semplice consiglio o elabora un saggio». Pensieri divisi nelle sezioni “Faville”, “Amarene”, “Appuntamenti”, “Aurora” e Tramonti” che hanno fatto da intermezzi poetici durante il concerto per soprano (Barbara Pariani), flauto (Claudio Bianchi) e pianoforte (Maria Rosa Castano), durante il quale sono state eseguite alcune fra le più note pagine musicali della musica classica. Arie, romanze e serenate come l’Andante in Do magg. K135 di Mozart, cui è seguito Haendel “Ombra mai fu” da “Serse” e la commovente “Lascia ch’io pianga da “Rinaldo” intonata con passione da Pariani che cantava sotto le sculture “Campanacci” di Canu. E ancora “Ah, chi mi dice mai” da “Don Giovanni” di Mozart, di Donizetti “Oh, mio Fernando” da “La favorita”. Favolosa la “Serenata” di Schubert allietata da uno spontaneo svolazzare di uccellini nel porticato al primo piano di palazzo. Ma gli applausi più fragorosi e convinti del pubblico sono venuti per la “Tosca” (“Vissi d’arte”) di Puccini e per la “Carmen” (“Habanera”) di Bizet, brani certamente conosciuti e, dunque, maggiormente compresi, per chiudere con Webber con “Il fantasma dell’Opera”. Brano stranoto e molto apprezzato il bis con “Nessun dorma” da Turandot di Puccini. «E’ l’oggi il ricordo di ieri, è il sogno di oggi il domani…», scrive don Remo, come dire che l’appuntamento è all’anno prossimo.