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Veste sacra alla mostra "Restituzioni"

Privilegio e orgoglio per i valtellinesi è partecipare con un proprio manufatto alla mostra “Restituzioni 2013”, ospitata fino a luglio, al museo di Capodimonte e alle gallerie di palazzo Zevallos Stigliano a Napoli.
L’esposizione, curata da Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, presenta 45 nuclei di opere d’arte, per un totale di oltre 250 singoli manufatti, restaurati nello scorso biennio da Intesa Sanpaolo nell’ambito di Restituzioni, il programma che la banca dedica da oltre vent’anni alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano.
Ebbene fra queste opere - che coprono un arco cronologico dall’VIII secolo a.C. al primo Ottocento e provengono da siti archeologici, musei e chiese dei territori di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Calabria, dai poli museali delle città di Venezia, Firenze e Napoli stessa, e dai Musei Vaticani – c’è anche la veste di simulacro di manifattura lionese (gros de Tours), meglio nota come la veste della statua vestita della Madonna del Carmine di Torre Santa Maria. Si tratta di una tipologia, quella delle Madonne vestite e più in generale delle statue vestite, cioè addobbate con abiti veri, che ebbe larga diffusione in tutta l’Europa cattolica ed anche in Valle come è stato dimostrato con l’apprezzata mostra dello scorso anno a Sondrio. Oggetto di grandissima devozione, le sculture venivano condotte in processione, cambiando le vesti a seconda delle esigenze liturgiche.
E’ stata di Sandra Sicoli, ispettrice della Soprintendenza dei beni storici artistici ed etnoantropologici, l’idea di proporre a Banca Intesa questo manufatto che è stato restaurato al laboratorio di restauro tessili antichi dell’abbazia benedettina “Mater Ecclesiae” all’isola di San Giulio (Lago d’Orta) con la sua direzione.
«La banca, in collaborazione con le Soprintendenze, individua opere bisognose e meritevoli di restauro, per poi metterle in mostra in sedi prestigiose (come palazzo Pitti a Firenze o palazzo Leoni Montanari a Vicenza) e si tratta solitamente di pezzi strepitosi. Nel campo dei tessili, l'attenzione è in genere caduta su antichi arazzi – spiega Francesca Bormetti, la studiosa valtellinese che ha curato la mostra sulle statue vestite -. Per noi è un grande risultato, perché è stato scelto un manufatto “senza paternità”, ma con una forte carica di significati che va al di là della preziosità del tessuto, confermata dalle schede; una veste proveniente da un piccolo paese, ma confezionata con una stoffa raffinata e costosa, segno della volontà dei committenti di far bella la loro venerata Madonna».
L’abito, composto da più elementi (una gonna, un corpetto e una coppia di maniche staccate), è confezionato in gros de Toursbroccato, un tessuto di grandissimo pregio di provenienza francese, realizzato intorno al 1735-1745 a Lione, centro rinomato per le manifatture seriche. La qualità della stoffa e il taglio della confezione dell’abito, originale e accurato nei dettagli sartoriali, rimandano a una committenza raffinata e facoltosa.
«Produrre abiti aveva, infatti, costi molto elevati e non è infrequente, come forse è il nostro caso, l’impiego di tessuti di vesti laiche – si legge nella scheda scritta da Gian Luca Bovenzi e Sandra Sicoli -. Certo è che ogni frammento di stoffa veniva scrupolosamente recuperato e riutilizzato, come attestano le indagini eseguite dal laboratorio dell’abbazia benedettina “Mater Ecclesiae”. L’intervento è consistito in primis in meticolose operazioni di pulitura, assai delicata per la confezione dell’abito e la presenza di trine e broccature metalliche, consolidate poi ad ago, insieme alle lacune delle fodere, fino ai minimi dettagli, con rimozione di parti incoerenti, velatura, ripresa delle scuciture sartoriali e nuovi laccetti di legatura. Particolare attenzione è stata data alle tinture, eseguite in laboratorio, e alla scelta dei tessuti per il consolidamento, affinché ogni intervento risulti coerente con l’insieme».
Un restauro meticoloso, puntuale, ricco di sorprese ed eseguito con la consapevolezza e il rigore di mani abituate a lavorare con calma sulle stoffe, un mondo a parte, affascinantissimo, nelle vicende conservative del patrimonio artistico italiano.



di Clara Castoldi

La veste torre santa maria dopo restauro
La veste torre santa maria durante restauro
La veste torre santa maria
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