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"Videro e credettero" per rinvigorire la Fede

Prende spunto dall’opera più conosciuta del pittore svizzero Eugène Burnand, ovvero quella dei discepoli Pietro e Giovanni che accorrono al sepolcro la mattina della Resurrezione (conservata al Museo d'Orsay di Parigi), la cui immagine costituisce la copertina del catalogo, la mostra “Videro e credettero. La bellezza e la gioia di essere cristiani” prodotta da Itaca col sostegno del Gruppo bancario Credito Valtellinese. Il titolo stesso della mostra, esposta alla galleria del Credito Valtellinese a Sondrio, rappresenta una bella sfida. Una sfida a guardare, perché guardare è condizione indispensabile per poter credere. Allora come oggi, la fede non è cieca, alla sua origine non sta il chiudere gli occhi, ma l’aprirli.
Aprire gli occhi
Ed è proprio questo che l’esposizione didattica – meglio visitarla con una guida o farsi accompagnare dalla lettura del catalogo per capirla a fondo – vuole fare. (Ri)aprire gli occhi di chi si è allontanato dalla fede, affinché possa ritrovare la «nostalgia di Dio», per usare un termine di Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, attraverso la “via pulchritudinis». La via della bellezza (che, in questo caso, è l’arte, dalle fotografie agli affreschi, ai dipinti) può essere uno strumento efficace di alfabetizzazione sui temi centrali della fede e della vita cristiana, ma anche semplicemente occasione di approfondimento della fede personale.
Ecco dunque la proposta di questa mostra itinerante per l’Anno della fede che nasce da precedenti esperienze (“Sulla via di Damasco. L’inizio di una vita nuova” per l’Anno Paolino; “Oggi devo fermarmi a casa tua. L’Eucaristia, la grazia di un incontro imprevedibile”, per il XXV Congresso eucaristico nazionale) e che diventa una forma di missione per una città o un territorio.
L’esperienza della fede
«L’idea centrale della mostra è l’esperienza della fede come avvenimento che accade in un luogo, in un giorno – dice il creatore dell’esposizione, Eugenio Dal Pane -, attraverso un incontro imprevedibile e al tempo stesso decisivo per l’esistenza, come lo rivela, verificando il tempo, a condizione che lo si accolga o lo si segua». Il contesto in cui oggi viviamo è «un mondo dopo Gesù senza Gesù» (Péguy). «E questo venire meno della fede contagia ciascuno di noi e la Chiesa stessa – sostiene Dal Pane -, come ha ribadito il Santo Padre, che proprio per riportare lo sguardo su Cristo ha messo mano all’opera Gesù di Nazaret affinché possiamo tornare a guardare a Lui a partire dai Vangeli». Chiarito il perché, ecco il come della mostra. Andrea Bellandi, curatore, spiega che si è voluto non tanto esporre una molteplicità di contenuti dottrinali con la preoccupazione dell’esaustività, quanto piuttosto provocare in colui che guarda la mostra delle domande a partire dal paragone con la propria esperienza.
Cinque sezioni
In tal senso «l’idea di “esperienza” è il fil rouge che percorre tutte e cinque le sezioni: dalla prima dedicata al contesto culturale contemporaneo – spiega -, alla successiva che prende in esame la natura profonda dell’uomo come rapporto strutturale con l’infinito: dalle due sezioni centrali, che ripercorrono l’esperienza fatta dai primi discepoli nell’incontro con Gesù di Nazaret, a quella conclusiva che mette a tema il “fatto” di Cristo presente oggi nella testimonianza viva di coloro che sono stati raggiunti e conquistati da Lui nel battesimo e che danno vita a quell’entità etnica sui generis, come ebbe a definirla Paolo VI, che è la Chiesa, corpo sacramentale del Risorto».
Il percorso della mostra, composta da 32 pannelli con immagini e testi, è, come detto, in cinque sezioni. La prima “Voi siete i primi moderni” è il contesto nel quale viviamo (dai tetti di Nowa Huta alla cappella dimenticata sotto la tangenziale di Milano), dove spaziano deserti interiori, uomini senza volto. La seconda sezione, “Il cuore dell’uomo”, è l’antefatto al fatto di Cristo. «Nell’uomo vi è una aspirazione nostalgica verso l’infinito… perciò anche oggi la fede cristiana tornerà a trovare l’uomo» (Ratzinger). Terza parte della mostra: il fatto, ovvero Gesù di Nazaret. Vengono ripercorse le pagine del Vangelo per fissare i tratti inconfondibili dell’esperienza dei primi. Quarta sezione quella del riconoscimento: la libertà dell’uomo. «Per crescere c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare», scrive sempre Péguy. Di fronte alle sue parole, ai gesti, ai miracoli, al perdono dei peccati, emerge la posizione del cuore delle persone. Ultima tappa del percorso: Gesù, nostro contemporaneo. Gesù risorto, vincitore del male e della morte, Signore dello spazio e del tempo, è vivo, presente, qui e ora, attraverso la Chiesa.
La mostra è visitabile fino al 12 gennaio da martedì a venerdì 9.30-12; 15-18.30, sabato 15-18.30, chiuso lunedì e festivi. Possibilità di visite guidate su prenotazione anche il lunedì.



di Clara Castoldi

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