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Natività al Museo di Sondrio

Regalo di Natale per gli amanti dell’arte al Museo di Sondrio. La “Natività” (rilievo ligneo dorato policromo, XV secolo) facente parte dell’ancora raffigurante la Madonna e i Santi proveniente dalla chiesa Santa Maria di Perlongo, frazione di Montagna Valtellina, è stata restaurata e sarà in esposizione, durante le festività, al Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio in una sala dedicata all’ancona.
Il presepe della cimasa è il primo risultato del restauro delle parti rimaste dell’ancona (l’angelo al vertice della stessa, gli intagli e i frammenti delle colonnine ritrovati con passione e pazienza certosina dal parroco don Tullio Schivalocchi, le quattro ante e la Santa, forse Apollonia, in alto), i cui lavori sono stati diretti da Cecilia Ghibaudi della Soprintendenza ai Beni storico-artistici di Milano con la collaborazione del Museo cittadino.
«Si è trattato di un restauro interessante: la Natività era completamente ridipinta con colori sordi e molto opachi, non certo di qualità – spiega la direttrice del Museo, Angela Dell’Oca -. Sono state effettuate indagini diagnostiche e l’esame dei pigmenti da parte  di Angelo Agostino dell’Università di Torino dipartimento di chimica generale e Maurizio Aceto dell’Università del Piemonte Orientale, sede di Alessandria. La restauratrice del Museo, Paola Gusmeroli, ha potuto così lavorare con cognizione di causa. Sono stati fatti interventi antitarlo e di consolidamento, sono state rimosse con cautela le dipinture sotto le quali abbiamo trovato una cromia originale, di qualità per la cromia stessa e per l’intaglio. Ci sono particolari raffinati, i materiali sono buoni sia per quanto riguarda il legno sia per i pigmenti. Non è solo l’aspetto formale estetico, ma anche la capacità di utilizzo dei materiali a farci dire che chi ha realizzato il presepe era un artigiano-artista  (anonimo, nda) di buone capacità per l’epoca». Il costo totale dell’operazione di restauro, che interesserà anche le quattro ante, circa 45mila euro, è un impegno molto oneroso per la parrocchia di San Giorgio a Montagna che, ad ora, gode di un contributo di Pro Valtellina. La scultura si trova al Museo, dove sarà esposta insieme agli altri pezzi maggiori (che sono ricoperti di “velina” per evitare la caduta di colore). In futuro, a restauro ultimato, si dovrà valutar la collocazione definitiva dell’ancona (ricomposta o a frammentata) in una chiesa di Montagna, ma non Santa Maria perché troppo isolata.
L’ancona, come oggi la vediamo, è stata infatti vittima di un furto avvenuto nel 1972, quando sono stati trafugati una statua raffigurante la Vergine assisa in trono con Bambino sul ginocchio, una statua raffigurante San Giovanni Battista, un altorilievo raffigurante San Giorgio a cavallo e due angeli.
Ancora tutta da scoprire la “storia” che sta dietro a questa ancona – un pastiche in cui si notano assemblaggi avvenuti in tempi successivi come quelli dei santi Giorgio e Sebastiano inseriti “a forza” nella predella - che è stata portata alla ribalta proprio per il pregio dei suoi pezzi. «Il furto o la perdita dei pezzi è un danno grave – sostiene Dell’Oca -, perché la struttura ci avrebbe fornito informazioni sulle connessioni o sulle condizioni in cui è stata ricomposta l’ancona». Gli esperti fanno affidamento su una fotografia degli anni Settanta in bianco e nero, prima del furto cioè, in cui l’ancona era collocata integra nella sua chiesa, anche se si capisce che aveva avuto delle manomissioni già prima. «Gli sportelli – aggiunge Dell’Oca - erano stati fatti in un secondo tempo, ad esempio, come si può vedere dalla forma, l’altorilievo era un assemblaggio come si capisce dalle proporzioni dei personaggi». Dunque uno dei temi importanti è capire come fosse in origine. È vero che l’opera proviene da una chiesa secondaria, ma la comunità di S. Maria Perlongo ai tempi era grossa. Dell’Oca ipotizza alcune corrispondenze dell’ancona di Montagna con l’area grigionese e quella fra Trento e Belluno, più che quella milanese. E ciò è altrettanto curioso, poiché generalmente vale la distinzione fra la Valtellina centrale legata alla scultura lombarda e le punte avanzate verso la Valchiavenna o il Bormiese legate alla scultura transalpina. «Trovare a Montagna queste caratteristiche significa ripensare questo schema non acquisito, però tracciato - suggerisce Dell’Oca -. Le domande sono: c’erano altre ancone e poi sono state sostituite, ce ne sono altre e dobbiamo cercarle, oppure questo è un unicum? È importante avere questa foto, perché il furto ha colpito molto il manufatto. Sappiamo che misure potesse avere rapportandole con altre strutture rimaste. Purtroppo dalla chiesa è stata tolta anche la cassa dove l’ancona era collocata».



di Clara Castoldi

L'opera in esposizione
L'icona di Montagna in Valtellina
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