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"Samara" di Alex Bombardieri

Con il vento spesso li si vedono svolazzare. Come delle specie di ali che altro non sono che il frutto di piante come l’acero, il frassino o l’olmo.
Il nome botanico è samara o, nel caso di due ali, disamara. Danno l’idea della leggerezza sicuramente, della libertà. Pensando al frutto e al seme, insito c’è soprattutto il principio del futuro e dello sviluppo.
Alex Bombardieri, 33 anni scultore valtellinese (padre di Tirano e madre di Castione, come precisa), ha preso spunto da questo seme per elaborare una scultura che si è classificata seconda ex equo al “Premio Fondazione Henraux”, istituito per il primo anno a Querceta in Toscana. Un riconoscimento importante per il giovane artista che, nella vita, sta provando a fare lo scultore di professione. Con alle spalle gli studi all’Accademia Belle Arti di Milano (scultura e laurea specialistica in arti multimediali) e ora diviso fra Milano e la Valtellina, ha avviato uno studio e propone laboratori espressivi con la stamperia Boccafogli di Milano e la biblioteca di Tirano. «Partecipo ad alcuni concorsi ogni anno perché sono occasione di confronto e di crescita – spiega Alex -. Era stato molto apprezzato il lavoro che avevo realizzato in marmo bianco per il Premio San Fedele a Milano sul tema “Arte e potere”. È stata la stessa Galleria San Fedele a segnalarmi il concorso in Toscana il cui tema era la valorizzazione della lavorazione del marmo fra tradizione e innovazione. Ho presentato tre progetti e un giorno, inaspettatamente, l’amministratore delegato mi ha chiamato per andare a Querceta, vicino a Pietrasanta».
L’azienda, proprietaria delle cave aperte da Michelangelo, è attiva dal 1821, ha avuto un periodo d’oro con l’amministratore delegato Erminio Cidonio che, negli anni Sessanta, portò importanti scultori, poi ha rischiato di chiudere e ora è partito il rilancio. È stato aperto un museo ed istituito un premio. E siamo arrivati all’idea di Alex. «Ho proposto la riproduzione in scala ingrandita (un metro e ottanta di grandezza) di un seme di acero – racconta -. Ci sono tanti tipi di samara, in natura ce ne sono di spettacolari. Ho trovato poetico il tema del seme, che è sinonimo anche di futuro. Mi piace l’idea di togliere peso al marmo, di alleggerirlo. Ci ho impiegato una settimana a realizzare l’opera che noi tutti partecipanti (17, nda) abbiamo creato direttamente in azienda. La sfida è stata quella di lavorare con la tecnologia che l’Henraux ha messo a disposizione. Con il metodo “antico” dello scalpello avrei impiegato mesi ed, anzi, sarebbe stato impossibile realizzato un oggetto così delicato». Alex ha scelto il seme con la forma desiderata e, con questo “tesoro”, è arrivato in Toscana alla Henraux dove è stata fatta la scansione tridimensionale con il laser,  digitalizzato modello. «La sgrossatura del marmo è stata fatta con una macchina con un braccio antropomorfo che ha fresato  il blocco, ha asportato il “grosso” scavando come dei cilindri che, con il martello ho asportato. La macchina ha lavorato secondo le indicazioni del computer, fino al livello in cui sono intervenuto io». Il risultato è un’opera Bombardieri è riuscito a regalare, superando l’ossimoro, la “delicatezza del marmo”.
«È stato interessante partecipare al concorso proprio per il lavoro che è stato fatto, l’esperienza che ho potuto maturare - dice Alex che ha ricevuto in premio blocchi di marmo “statuario altissimo” –. Bello confrontarmi anche con il vincitore Fabio Viale, giovane scultore italiano, famoso per avere varato una barca in marmo nella darsena di Milano che portato in giro per Europa. Fabio, che insegna all’Accademia di Torino, riproduce sculture antiche che sembrano polistirolo e invece sono marmo bianco».
Alex intende proseguire su questa strada. «Mi piace molto lavorare in Toscana, dove ho creato anche due sculture monumentali nella tenuta Il Sassone: si tratta di pietre ingabbiate, come fossero gioielli incastonati, collocate in 130 ettari di macchia mediterranea. Dagli anni dell’Accademia lavoro la pietra e, con pietra, mi riferisco al marmo. Anche con l’arenaria che è morbida lavoro volentieri, invece i graniti mi sono meno congeniali perché duri e vetrosi».

I vincitori del Premio Fondazione Henraux sono con l’opera “Arrivederci e grazie” Fabio Viale, al secondo e terzo posto (ex aequo) Alex Bombardieri che ha presentato il lavoro “Samara” e Mattia Bosco con la scultura “Bue Tractor”. Il progetto Sàmara di Alex Bombardieri è piaciuto alla giuria anche perché «consente una lavorazione del marmo aerea – si legge nella motivazione -. I due semi d’acero raffigurati nel progetto suggeriscono l’idea di trasparenza e leggerezza, quasi volassero». I tre artisti sono stati scelti, tra i 17 artisti proposti dai membri dell’Accademia dell’Altissimo, dalla giuria presieduta da Philippe Daverio e coordinata da Jean Blanchaert, segretario del premio. I membri della giuria hanno espresso il loro apprezzamento per la qualità degli elaborati progettuali, per i contenuti innovativi e le proposte tecniche ed estetiche, per l’impegno degli scultori di coniugare i propri linguaggi espressivi con una materia nobile e impegnativa come il marmo, che per la maggior parte di loro costituisce una assoluta novità, con tutte le conseguenti incognite di realizzazione.



di Clara Castoldi

L'opera in esposizione
Una fase della lavorazione
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