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Andrea Baroni. Il cavaliere delle rose e delle nuvole

Per anni è stato il riferimento della meteorologia
italiana (l’unico ad aver previsto con successo la neve a Roma!). Oggi un libro dedicato al metereologo tv, Andrea Baroni, unisce nel segno della Memoria le città di Sondrio, Trento e Roma. Si intitola “Andrea Baroni. Il cavaliere delle rose e delle nuvole”, (EdiLazio, 132 pagine) il racconto di una ricerca storica e di un’amicizia fuori dall’usuale.
Il generale Andrea Baroni (1917), uno dei più famosi meteorologi televisivi, apre la “cassaforte” dei suoi ricordi ad Annalisa Venditti (1977), una giornalista da anni impegnata nello studio della vicenda degli IMI, i militari italiani internati nei lager tedeschi dopo l’8 settembre 1943.
Il loro incontro avviene grazie a un disegno a carboncino, intitolato “Primi freddi”.
E’ un ritratto dell’artista trentino Michelangelo Perghem Gelmi (1911-1992), realizzato durante il viaggio in treno verso il lager di Tarnapol, in Ucraina. 
Le opere di Perghem Gelmi sono state raccolte negli anni Settanta nel volume d’arte “Da Cannes a Tarnopol”, accompagnate dalle intense parole, veri ricordi di prigionia, del suo compagno Francesco Piero Baggini (1914-2000), alpino, professore di materie umanistiche a Sondrio.
I disegni originali sono stati esposti due anni fa, in occasione di una mostra, nel Palazzo Pretorio di Sondrio.
Dopo la morte di Perghem Gelmi e Baggini e fino al 2009 quel disegno era rimasto senza un nome.  Grazie a Mauro Baggini (nipote di Francesco Piero Baggini) e a Mario Perghem Gelmi (figlio di Michelangelo) Annalisa Venditti che, come studiosa d’arte nei lager era stata coinvolta nell’organizzazione della mostra, ha rintracciato Andrea Baroni.
E’ stato proprio il generale, a distanza di più di sessant’anni dalla sua esecuzione, a riconoscere in quel disegno del 16 ottobre 1943  il suo ritratto da internato. Una scoperta emozionante.
«In quel vagone di terza classe - ricorda Andrea Baroni, 95 anni - restavamo ammirati nel vedere Perghem Gelmi, solerte e intento, tracciare nero su bianco quei passaggi di vita, di cose, di luci, di ombre. Egli fissava quello che pure noi emozionava, ma che non saremmo mai stati capaci di attuare in immagini così estremamente vive. L’artista scelse anche me come modello. “Documento la vita” – così mi disse un giorno, mentre lo stavo guardando all’opera, ritraendo uno dei nostri».
Baroni prosegue dicendo: «L’album di Perghem Gelmi costituiva anche secondo me un documento unico. I suoi disegni sono la schietta documentazione dello sfacelo nelle file delle forze armate italiane subito dopo l’Armistizio. Trent’anni dopo quegli schizzi a carboncino sarebbero diventati uno dei più singolari libri di viaggio: uno scorcio di vita intensamente vissuta in un particolare momento della nostra esistenza, da consegnare alla memoria di quanti non avrebbero voluto dimenticare».

Da qui, da questo singolare incontro di memorie che uniscono la città di Sondrio, Trento e Roma, prendono il via le pagine di un libro dalla struttura particolare.  Da un lato il diario di Baroni successivo all’internamento, che a distanza di tanti anni annota e rintraccia ogni singolo particolare di quella tragica esperienza. Dall’altro la cronaca di una ricerca storica condotta con gli strumenti dello scavo biografico e dell’investigazione giornalistica.  Andrea Baroni e Annalisa Venditti rappresentano due generazioni a confronto sedute al banco della Storia, quella con la “s” maiuscola: li dividono infatti sessant’anni, ma li accomunano una grande affinità elettiva, la passione per i colpi di scena della vita, l’odore che hanno i ricordi, il rispetto che si deve alla memoria.  Per la prima volta nella sua vita Andrea Baroni ha ricordato la prigionia in Germania e i fatti che, come in un romanzo, determinarono il suo avventuroso rientro in patria.  


di Clara Castoldi

In primo piano Il generale Andrea Baroni sullo sfondo il suo ritratto fatto da Perghem Gelmi
Il generale Andrea Baroni
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