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Le Opere di Misericordia tornano a "casa"

Senza voler ridurre con le parole l’importanza di questo documento affrescato ma tentando di utilizzare un’immagine dei nostri tempi, guardando le Opere di Misericordia Corporale sembra di essere di fronte ad una sorta di “fumetto” illustrato, con didascalie tratte dal Vangelo di Matteo (in uno dei due cicli). Sette scene in cui il buon cristiano dà da mangiare agli affamanti, da bere agli assetati, accoglie i forestieri, veste gli ignudi, visita i carcerati, assiste gli ammalati e seppellisce i morti. La figura del bisognoso è Cristo stesso, come si riconosce dall’aureola crociata.
I due cicli delle Opere di Misericordia, custoditi nel Museo valtellinese di storia e arte, tornano “a casa”, anche se per breve tempo, nella mostra “Hoc opus fecit fieri” che l’associazione San Fedele di Poggiridenti – o, meglio sarebbe dire, di Pendolasco, antico nome del paese sostituito con Poggiridenti solo nel 1929 – promuove in collaborazione con il MVSA nella serie di iniziative per il cinque centenario della fondazione della parrocchia di San Fedele che cade nel 2014. Sabato 29 settembre ci sarà l’inaugurazione dell’esposizione dei due cicli di affreschi (l’uno del 1387, l’altro del Quattrocento) la cui particolarità è quella di essere stati rinvenuti in un edificio civile. «Era la casa privata dei Da Pendolasco, gli stessi che hanno voluto la costruzione della torre dove la mostra sarà esposta – spiega la presidente dell’associazione San Fedele, Franca Prandi -. Il tema delle Opere di Misericordia è poco presente e, dove c’è, si situa in ambito religioso. Dunque è sorprendente la presenza del doppio ciclo (realizzato uno sopra l’altro, nda) in una casa civile, ora di Andriano Toloni. Esporre gli affreschi nella torre, eretta nella prima metà del Quattrocento dai fratelli Stefano e Domenico da Pendolasco (lo stesso committente delle Opere di Misercordia), è un po’ come chiudere un cerchio».
Affreschi che, generalmente, si possono ammirare al museo di Sondrio costituito nell’immediato dopoguerra e inaugurato il 20 maggio 1951, per volontà di Giovan Battista Gianoli, nato nel 1890 proprio a Poggiridenti. E’ possibile  seguire passo per passo l’acquisizione dei due strati pittorici attraverso le carte dell’archivio Gianoli (di recente raccolte e riordinate nell’archivio del MVSA) e attraverso i giornali del tempo, in particolare “L’Ordine” e il “Corriere della Valtellina”. «Il 7 agosto 1963 sull’Ordine, grazie a una segnalazione del prevosto di Poggiridenti don Ugo Pedrini – spiega la direttrice del Museo, Angela Dell’Oca che si è molto spesa per dare l’opportunità all’associazione San Fedele di organizzare l’esposizione -, si dava notizia del rinvenimento in una casa privata “al numero 12 di via Roma”, edificio che secondo un’antica diceria popolare ospitava un tribunale con tanto di carceri, di due strati sovrapposti di affreschi con alcune scene che venivano subito riconosciute come le Opere di misericordia corporale. La trattativa per il recupero, tra acquisti e restauri, occupa un intero fascicolo; limitate le risorse del Museo e tante le richieste di aiuto, ciononostante, su insistenza del Gianoli, il Comune di Sondrio stanziava già a dicembre dello stesso anno una congrua cifra per il primo strato, mentre la Fondazione Pro Valtellina, che sosteneva con finanziamenti costanti la nascente istituzione museale, si assumeva le 300mila lire di onere dell’intervento per lo strappo, il consolidamento, il montaggio su pannello e il ritocco pittorico dell’opera muraria, eseguito da Giuseppe Arrigoni di Bergamo». Alcune immagini degli affreschi, quando erano ancora in situ nella casa di Adriano Toloni, mostrano in particolare lo stato delle pitture quattrocentesche, già in parte compromesse da cadute, e perdite di colore, forse aggravate dai primi maldestri tentativi di “scoprimento” dallo scialbo con una spatola. Una profonda crepa del muro intercetta entrambi gli strati in corrispondenza dei due estremi riquadri a destra, sul lato opposto un esteso distacco rovina quasi completamente l’ultima scena. Dalla fotografia, pur sgranata e in bianco e nero, si evidenzia molto bene la sovrapposizione dei due livelli compositivi e la loro coincidenza spaziale. Messo al sicuro il primo e più recente affresco (Gianoli 1964), era necessario strappare anche quello sottostante, più antico e prezioso, datato 1387 e riferito a Domenico figlio di Giacomo da Pendolasco, che nel frattempo - siamo al 23 luglio 1964 - era stato vincolato dall’ispettore della Soprintendenza alle Gallerie di Milano Gian Alberto Dell’Acqua ai sensi della legge di tutela 1089 del 1939. «Scorrendo le carte – prosegue Dell’Oca - sembra quasi di vedere il Gianoli già avanti negli anni (morirà il 1 dicembre 1969), ma ancora battagliero, sostenere l’importanza del recupero di quelli che venivano definiti con una certa enfasi “gli affreschi più antichi della Valle”. Con un ulteriore inve stimento il 20 dicembre 1967 il Comune di Sondrio, autorizzato a far eseguire lo stacco dalla Soprintendenza, si assicurava la proprietà definitiva dell’affresco, restaurato, grazie a un secondo contributo della Pro Valtellina, ancora dall’Arrigoni tra il 1968 e il 1969 con una spesa di 400mila lire». Annotava Stella Matalon nel suo fondamentale testo “Affreschi lombardi del Trecento”, edito nel 1963 dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, «recentemente sono riemerse durante lavori di rimaneggiamento in casa Toloni a Poggiridenti alcune piccole storie, sotto altre quattrocentesche, raffiguranti scene di Misericordia, di carattere artigianale e datate 1380 (sic) che si segnalano qui in considerazione della scarsità di testimonianze pittoriche locali del XIV secolo».
Non ancora adeguatamente indagate dagli studi, in particolare al riguardo della rara iconografia del ciclo delle Opere di Misericordia, i due pannelli sono sempre stati esposti nelle sale del Museo di Sondrio, prima in Villa Quadrio, poi dal 1990 nel centro storico cittadino, nella nuova e più ampia sede di palazzo Sassi de Lavizzari, «oggetto di curiosità e interesse per grandi e piccoli – commenta la direttrice - che vi scorgono una storia antica, ma sempre viva nel presente, d’un umana e fraterna solidarietà nel nome del Salvatore». Difatti lo stesso interesse della popolazione di Poggiridenti è elevato per questa iniziativa che farà conoscere qualcosa di simile alla bibla pauperum, avvicinando con semplicità e grazie il testo sacro alla gente.
La mostra sarà presentata sabato 29 settembre alle 17 all’oratorio di Cristo Salvatore dove, dopo il saluto delle autorità, interveranno Franca Prandi e Angela Dell’Oca. Alle 18.30 ci si sposterà alla torre dei Da Pendolasco per l’inaugurazione dell’esposizione che resterà aperta fino al 4 novembre, il sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12 dalle 14 alle 17, i giorni feriali solo su prenotazioni (cell. 347-3632483), visite guidate a cura di alunni e studenti di Poggiridenti. Inoltre sono previsti due incontri di approfondimento all’oratorio di Cristo Salvatore: sabato 6 ottobre Franca Prandi, studiosa di storia locale, e Giorgio Baruta, restauratore, parleranno de “La torre dei Da Pendolasco: la storia e i saggi sugli affreschi”, mentre sabato 13 ottobre Massimo Della Misericordia, docente di storia medievale all’Università degli studi Milano Bicocca interverrà sulla società valtellinese del Basso Medioevo nello specchio delle sette Opere di Misericordia (“Istituzioni, identità locali, solidarietà). Entrambe la serate avranno inizio alle 20.30.



di Clara Castoldi

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