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Ad fontes, quando la cultura è quotidianità

Sta lavorando alle 24 schede descrittive dei beni presenti sul percorso del Distretto culturale, l’estate alle porte sarà ricca di avvenimenti culturali. Senza dimenticare il “primo amore” quello per il lavoro d’archivio che ha portato allo studio delle pergamene sciolte dell’archivio notarile di Sondrio.
L’associazione culturale Ad Fontes, nata nel 2008 come associazione di promozione sociale, ama definirsi una «famiglia allargata», formata da una trentina di soci giovani, con età media sui 30 anni, studiosi, ricercatori, archivisti, insegnanti e appassionati, accomunati dal medesimo ideale ed obiettivo: supportare la conservazione e promuovere le
testimonianze storiche valtellinesi e comasche.  E lo vogliono fare in un modo particolare.
«Vogliamo che la cultura sia quotidianità, non per pochi addetti ai lavori, ma per tutti – spiega Rita Pezzola, archivista che sta lavorando all’università di Pavia al codice diplomatico della Lombardia medievale -.  La cultura è un modo per cementare legami e relazioni prima ancora che creare contenuti, per radicare un’identità che diventa strumento per stare bene insieme. Questa è la specificità del nostro modo di lavorare. Per questo abbiamo deciso di indirizzarci alle scuole e di comunicare con il web». Attenta alla comunicazione, l’associazione, diretta da Ugo Zecca, da sempre utilizza le nuove tecnologie per un contatto diretto, in costante aggiornamento e interattivo con i propri simpatizzanti. Il sito dell’associazione (www.adfontes.it) è il canale privilegiato per la condivisione delle attività: vi trovano spazio percorsi ipertestuali, esperienze didattiche, schede che presentano progetti in corso o di recente realizzazione, link selezionati in forma di scaffale virtuale. E accanto al canale multimediale, anche i modi più tradizionali della comunicazione veicolano contenuti e ricerche: la pubblicazione di libri, le visite guidate, gli incontri di formazione e di approfondimento sono impegni che costantemente scandiscono l’attività associativa.
Ad fontes ha avviato anche iniziative musicali che hanno preso le mosse dall’attività professionale di Rita Pezzola. L’archivista infatti, ha riordinato all’Archivio di Stato di Sondrio le pergamene sciolte dell’archivio notarile, in tutto 918 già staccate. In pratica è capitato che nel Cinquecento le pergamene con i codici liturgici, vuoi per l’arrivo della stampa vuoi per il cambio della liturgia, vengono letteralmente riciclate per foderare i quaderni. Insomma era ottimo materiale per farne copertine. Nel corso del Novecento quando è stato istituito l’Archivio di stato progressivamente a queste pergamene è stata riconosciuta una funzione culturale, sono state staccate dai quaderni e recuperate come pergamene sciolte dell’archivio notarile. A partire dall’Ottocento le pergamene sono state staccate per intento collezionistico soprattutto, adesso si raccomanda di non staccarle più dalle legature perché si rompono e perché sarebbe togliere la funzione storica che hanno preso. Ma cosa ci dicono questi codici? Ad fontes ha trascritto note e parole, tradotto e integrato nelle parti mancanti, grazie a don Felice Rainoldi, maestro di cappella del Duomo di Como, massimo esperto di canto gregoriano. La prima esecuzione dal vivo con un set di quattro frammenti è stata fatta alla Sassella, poi sono seguiti gli incontri a Dazio e Bema. È un filone che ci piacerebbe proseguire, ricostruendo una Messa pasquale. Ai “Fiori musicali” a Dazio è stata una bella esperienza: gente che arrivava e pensava di stare lì pochi minuti, alla fine la chiesa erapiena. La vecchietta che diceva: “Che bel, vegnì a mo’…”».

 Il programma
Tre gli eventi che Ad Fontes promuove. Il primo “Arte e fede” si è tenuto a Sondrio, in collaborazione con il Museo Valtellinese di Storia e Arte e l’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Como, e ha visto interventi dedicati all’osservazione di manufatti artistici per offrire alcune letture polisemiche della Croce. All’appuntamento di natura orientativa, farà seguito un secondo incontro, maggiormente incentrato sulla visita diretta e sull’osservazione, che si svolgerà il 4 agosto, tra Teregua (Valfurva) e Bormio. Questo incontro sarà l’anello iniziale di una catena di incontri ad ampio respiro che Ad Fontes intende proporre, con cadenza annuale, focalizzando l’interesse su un corpus iconologico specifico. Il tema prescelto e proposto per una conoscenza approfondita, dato il supporto dalle significative immagini presenti nei due luoghi, riguarderà l’iconografia trinitaria, strettamente coniugata con quella della Croce. L’incontro avrà titolo “Tra arte e fede. Raffigurazioni trinitarie in Alta Valle e in diocesi di Como”. La sollecitazione viene dai recenti lavori realizzati a Teregua, per opera della meritoria omonima associazione, dai restauri degli affreschi rinascimentali di Bormio, nonché dagli studi sostenuti dal Centro di Studi Storici dell’Alta Valtellina e dal Museo di Bormio sulle chiese del borgo. Ultimo appuntamento il 10 agosto a Bema con i “Fiori musicali”.
Le esperienze 
Si può fare ricerca in modo diverso, ma sempre scientifico. Ne è convinta l’associazione Ad fontes che parla dell’esperienza fatta alla scuola primaria di Tovo Sant’Agata dove Rita Pezzola ha proposto lo studio e l’analisi delle pergamene per arrivare alla pubblicazione di un libretto sul castello di Bellaguarda, poi preso come buona pratica all’università Bicocca.
«Siamo partiti da una pergamena dell’Archivio di Stato di Sondrio e da altre pergamene di archivi famigliari spiega Pezzola -. Abbiamo descritto la fonte con i quattro sensi, l’abbiamo annusata, l’abbiamo fatta scricchiolare, abbiamo studiato le parole, abbiamo fatto il gioco della lettura.  Questa è ricerca pura ma declinata in un linguaggio semplice. Questo ha accresciuto un bagaglio curriculare, tante volte con i laboratori si rischia che rimangano a margine, invece si è riflettuto sulla parola, scrittura». La riscoperta dell’ambiente vissuto (qui soprattutto il castello di Bellaguarda e il suo contesto) e la scoperta degli archivi sono stati una piacevole sorpresa: l’auspicio a cui mirava il laboratorio era che esso costituisse una esperienza significativa, tale da lasciare un segno duraturo di qualcosa di bello, fatto insieme.  Il lavoro per ricostruire un pezzetto della storia di Bellaguarda, rigoroso e nello stesso tempo giocoso e piacevole, ha focalizzato l’attenzione soprattutto sui secoli centrali del medioevo (secc. XII–XIII).



di Clara Castoldi

Rita Pezzola, archivista
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