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Valtellina, terra promessa

Per i Grigioni era la “terra promessa”. Terra fertile e ricca, con clima mite. “Scendere” alla conquista della Valtellina faceva gola certo. Ma tutto sommato – almeno secondo la ricostruzione della mostra – i valtellinesi si sono lasciati conquistare senza troppi problemi, ormai abituati ad essere sotto dominio. Una volta che l'occupazione militare è avvenuta, tanti saranno gli scambi, le storie di prosperità ma anche di tensione, abusi e corruzioni.
È questo il quadro che viene raccontato in “512-1797: I Grigioni e la Valtellina”, l'esposizione del Museo Poschiavino a Poschiavo a 500 anni dalla conquista Grigione di Valtellina, Bormio e Chiavenna. La mostra, che che va ad aggiungersi a quelle presenti a Chiavenna e a Villa di Tirano, parte da quel 24 giugno del 1512 quando i Grigioni conquistano la Valtellina e i contadi di Bormio e Chiavenna, racconta il periodo di vivaci scambi durato - con una breve interruzione nel ‘600 - fino al 1797. «Il termine conquista fa pensare a qualcosa di violento, ma non è stata propriamente una conquista violenta – spiega Daniele Papacella, presidente della Società Storica Valposchiavo -. I Grigioni partono per la grande missione, armati alla buona, con coltelli e lance, mentre le armi da fuoco sono ancora un’eccezione. La maggior parte degli uomini si raccoglie a Poschiavo, i combattenti abbandonano i campi nella buona stagione. I contadini hanno una ragione profonda per improvvisarsi soldati: la speranza di un futuro migliore. I valtellinesi non vivono la conquista come un dramma però: prima erano sudditi di Como, poi di Milano e poi arrivano i Francesi. Ai valtellinesi i Grigioni possono sembrare il fratello ideale». Insomma, secondo la ricostruzione poschiavina, la conquista è stata piuttosto una marcia per la valli dell'Adda e del Mera fino a Como. Ma le cose cambiano e, nei 300 anni di storia comune, fra sudditi e signori rimane la diffidenza, non si forma una nazione unica.
Nella mostra vengono raccontati i 300 anni di rapporti fra conquistatori e conquistati, con percorsi che toccano gli stessi temi ma non si uniscono. Il visitatore può scegliere di percorrere prima l’itinerario grigio oppure quello bianco. Le schede bianche parlano della Valtellina, di Bormio e Chiavenna. Le schede grigie parlano dei Grigioni. Oggetti, documenti e testi ricostruiscono le vicende narrando di successi, onori, politica, fede, lustro, inganno e inerzia. Una postazione multimediale all’ingresso della sala offre al visitatore una presentazione fresca e veloce.
Camminando nelle tre sale espositive, subito si percepisce quanto la Valtellina facesse gola: raccolti, ricchezza, ottimo clima. «Su queste montagne c'è la nuova Repubblica dei Comuni che si alleano creando la Repubblica delle Tre Leghe. La Lega dei Comuni è determinata a conquistare la Valtellina – spiega Papacella -. In mostra vi è la riproduzione di un quadro di Coira intitolato “Concordia insuperabile”, un uomo con tre volti e tre mani. Ogni volto guarda da una parte, ad indicare i propri diversi interessi. E’ un quadro simbolico che allude alla debolezza strutturale delle Tre Leghe, che riuscono nella conquista per mancanza di opposizione, perché i valtellinesi vogliono essere liberati dai francesi». La prima grande azione è la redazione degli statuti di Valtellina. Quello del 1549, in esposizione, è la base del diritto economico, criminale e civile. È stato scritto dai valtellinesi e per i valtellinesi, sotto l'occhio dei dominatori che non hanno gli strumenti per questo. In territorio grigionese ancora vige il diritto consuetudinario, solo dopo – e dunque dai valtellinesi - i grigionesi imparano a darsi statuti. Un documento elenca tutti i terreni conquistati, un altro – molto interessante – riporta come si decidano, all’interno dei Comuni, le attribuzioni delle podestarie in Valtellina. Ogni 24 anni il Comune può mandare un podestà. Fanno i turni per non litigare: una volta Brusio, una volta Poschiavo. Un notaio perspicace ha fatto i piani fino al 2081!
Nella seconda sala si trova la “galleria dei potenti” con ritratti dei potenti grigionesi, fra cui le famiglie Planta e Salis. Per aggirare il sistema fisso delle rotazioni dei Comuni, i Salis e Planta, che era bregagliotti, si comprano la cittadinanza in altri Comuni con vari matrimoni. Così al posto di aspettare il turno per ricevere la podestaria, la famiglia ha un turno frequente in Valtellina. Una sezione riguarda le famiglie Mengotti e De Bassus abitanti della casa, ora divenuta museo. Compaiono anche i ritratti delle signore De Bassus le cui proprietà sommate a quelle del marito dà idea della potenza della famiglia. La terza sala è quella “dei problemi”. «Il tema più discusso è il fatto che nel Seicento il territorio grigionese diventa scenario della guerra europea – spiega Papacella -. L’Austria è alleata alla Spagna, la Francia a Venezia. Gli assi si incrociano nei Grigioni. E poi c’è il tema religioso: cattolici e protestanti si dividono le stesso territorio. Il clero cattolico non è toccato dal dominio grigione, i beni della Chiesa non sono sottoposti al dominio. I Grigioni continuano, però, a sminuire il potere della chiesa cattolica. Questa situazione crea ulteriori conflitti». In mostra brocche in peltro del ‘600 e ‘700, tessuti, ex voto di religiosità popolare, una Bibbia e un calice che arriva da Brusio e mostra i giochi di potere. E’ stato donato da un Planta per aver ricevuto la podestaria in Valtellina. Uno letto barocco finemente intagliato, realizzato con legno valtellinese, allude ai compromessi attuati con i matrimoni. Un altro ritratto, quello di Guadenzio Misani, racconta di corruzione: nel 1771 la podestaria di Tirano è assegnata al Comune di Mesocco, ma Misani, che sa fare gli affari, riesce a comprarla, nonostante non ne abbia diritto, con 10mila fiorini. Altrettanto esemplare la sentenza grigionese sul caso Merizzi: Carlo Giuseppe e Pietro Antonio Merizzi, due studenti valtellinesi di teologia, durante la notte della Madonna di settembre nel 1732 litigano con uno straniero. Ercole Salis, il potente podestà, interviene, contrariato per il putiferio sollevatosi. Alla fine il patriarca della famiglia Salis viene ucciso. Per i valtellinesi i due studenti non possono essere giudicati da un tribunale grigionese. Per i grigionesi l’omicidio è un attacco allo Stato, così organizzano un tribunale speciale. Arrivano a Tirano 16 giudici. La sentenza è esemplare: i fratelli Merizzi vengono condannati ad essere squartati, ma riescono a scappare. I Grigioni chiamano allora un pittore che disegna le due sagome che il boia distrugge davanti al popolo per far vedere cosa succede a chi osa contrastare il potere. La casa dei Merizzi ovviamente viene distrutta.
Si ritorna così alla sala di partenza, alla conclusione della visita con due altri spunti: l’arte e il commercio. Il contatto con l’Italia dà un vantaggio importante rispetto alla cultura alpina in ambito artistico. Eppure nel 1497-1503 a Poschiavo costruiscono una chiesa gotica, nel 1504 a Tirano si innalza la chiesa rinascimentale più importante della Valtellina. I Grigioni proseguono per la loro strada, vogliono far vedere la loro matrice nordica. I Grigioni organizzano anche il mercato di Tirano con il quale i valtellinesi diventano ricchi, vendendo di tutto. I Grigioni arrivano con mucche, carne secca e formaggio, comprano grano e riso della Lombardia.
La mostra resterà aperta fino al 19 ottobre. Nei mesi di giugno, luglio e agosto il martedì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 17, il mercoledì dalle 11 alle 19; in settembre e ottobre il martedì, mercoledì e venerdì dalle 14 alle 17 e la prima domenica del mese o su prenotazioni.  Info@museoposchiavino.it.



di Clara Castoldi

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