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Istituto Archeologico Valtellinese: difficoltà e progetti

Si fatica, a volte si arranca. Ma l’obiettivo – che sia quello di far conoscere la storia della Valle, quello di promuovere il patrimonio archeologico, artistico e architettonico o di organizzare eventi e mostre – è troppo importante per il “benessere” dell’identità culturale di una comunità. Spinte da questo stimolo le associazioni culturali della provincia di Sondrio si muovono giorno per giorno per “fare” cultura. Iniziamo oggi un viaggio in quattro puntate fra alcune associazioni che rivelano attività e difficoltà del loro operato.
L’Istituto Archeologico Valtellinese ne è un esempio. Nato il 4 ottobre 1973 grazie all’iniziativa di Davide Pace, oggi l’Istituto rimane una realtà imprescindibile sul territorio. Anche se non sempre sostenuta. Dal bilancio consuntivo che si aggira sui mille euro di saldo, «si capisce come l’attività dell’Istituto – spiega il direttore del comitato, Francesco Pace, figlio di Davide Pace - non possa che essere esigua dal punto di vista operativo, quando oggi per organizzare una conferenza ci vogliono i soldi. Il conferenziere chiede come minimo 300 euro. Gran parte del nostro bilancio va alla tipografia per pagare il notiziario stampato annualmente, che riceve complimenti anche a carattere internazionale per i contenuti rigorosi. In genere negli anni scorsi chiedevamo un contributo finalizzato alla stampa del notiziario. Da qualche anno il Comune di Teglio non ce lo dà più, Grosio mantiene per lo meno i 200 euro che possono essere sufficienti per pagare la tipografia, dalla Comunità montana niente». Da qui si intuiscono le difficoltà di un’associazione deputata alla tutela, valorizzazione e conoscenza delle aree e reperti archeologici in accordo con gli enti competenti.
Ma l’Istituto non demorde e rilancia con un progetto che riguarda il lago Nero in Val Belviso. Su suggerimento dell’Istituto di ricerche ambientali del Cnr, è stata elaborata una ricerca di perforazione e scavo del bacino lacustre, disseccato ma torboso, vicino al lago nero in Val Belviso che ospita incisioni del Mesolitico. «L’idea è di fare una ricostruzione paleo climatica per documentare meglio quello che c’è lì e arrivare ad una pubblicazione per le scuole – afferma Pace -. Purtroppo il progetto, redatto qualche anno fa, arrivava a 19mila euro e non abbiamo ottenuto finanziamenti, fatto eccetto per il Credito Valtellinese che ci ha dato, alla fine del 2010, un finanziamento di 2mila euro che giace ancora in cassa sperando di poter arrivare a qualcosa di più per cominciare. Io spero ancora, non ho del tutto abbandonato l’idea».
La certezza che l’area attorno al lago Nero fosse frequentata in epoca preistorica fa di questo sito un interessante laboratorio per l’integrazione tra dati archeologici e paleobotanici. I sedimenti deposti al fondo del lago Nero, mai perforato finora, iniziarono ad accumularsi circa 12 mila anni fa e hanno sicuramente registrato il passaggio e le attività delle popolazioni preistoriche. «Fasi di diradamento antropico delle foreste per favorire le attività di caccia, incendi e focolari, lo sviluppo agricolo alle quote inferiori – riporta il progetto di Cnr e Istituto Archeologico - possono essere registrati nei depositi del lago Nero sotto forma di strati di sedimento arricchiti in carboni e in polline di specie legate all’uomo ed essere ricostruiti attraverso un attento studio paleoecologico a partire da sedimenti estratti con una perforazione». Il progetto di ricerca si prefigge di estrarre dal lago Nero o dalle torbiere limitrofe una successione di sedimenti deposta negli ultimi 9 mila anni, prelevare campioni per analisi, datazione e per una ricostruzione della storia dell’ambiente. Una volta ottenuto ciò, lo studio si propone di integrare i dati paleoecologici con i dati archeologici e di promuovere e divulgare le conoscenze acquisite attraverso pubblicazioni scientifiche e conferenze con le realtà locali. Con un riscontro dal punto di vista scientifico, ma anche – lo possiamo immaginare – turistico.

La storia 
Davide Pace fu ideatore e fondatore nel 1973 dell’Istituto Archeologico Valtellinese con il quale volle documentare le scoperte in Valtellina a partire dall’Ottocento, anche se tra i motivi ispiratori c’erano le scoperte a Teglio e poi a Grosio avvenute a partire dagli anni Sessanta. Quelle di Grosio (“la roccia incisa più grande delle Alpi”) peraltro sono uniche in Valtellina per estensione e valenza internazionale. La vita dell’Istituto continuò attraverso Pace che si serviva di amici e corrispondenti, un archivio a Cà del Cap a Grosio documenta il lavoro svolto in più di 30 anni in Valtellina. Morto Pace, si temeva che l’Istituto morisse. Dopo periodo di silenzio, don Mario Simonelli e don Carlo Bozzi, con il contributo di Bruno Ciapponi Landi, hanno consentito all’associazione di continuare a vivere. Bozzi peraltro aveva avviato scavi a S. Martino di Serravalle prima della frana di Val Pola con l’individuazione di resti architettonici e pittorici della chiesetta antica, forse del periodo carolingio. I frammenti portati a Milano in Soprintendenza, hanno costituito materiale di valore per la mostra sui Longobardi a Brescia. Materiale che Pace teneva che tornassero in Alta Valle a Bormio, ma per ora ciò non si è avverato. Don Mario Simonelli ha ripreso in mano il tutto, ha fatto stilare la bozza di statuto nuovo nel 2002 perché si ricostituisse l’Istituto adeguandolo alle normative.
Il sito internet
Con la suggestiva scena corale di sei oranti danzanti, «la cui religiosa eccitazione – scriveva Davide Pace - sembra essersi fermata in estatica stasi captante l'eterno divino nella stupenda rupe magna», si presenta il “gioiellino” dell’Istituto archeologico valtellinese: il sito internet http://digilander.libero.it/archeol/index.htm. Uno strumento moderno, al passo coi tempi e che riguarda i tempi del passato. Il portale, curato da Ivano Gambarri, trova l’interesse anche di associazioni di altre regioni accidentalmente finite a consultare il sito. Fra le sue pagine oltre alla storia dell’Istituto, alle attività, ai siti monumentali di Teglio e Grosio e altri di interesse della provincia, si possono trovare anche il nuovo notiziario del 2011 dove molti e qualificati sono gli interventi. Pierluigi Annibaldi e Mario Giovanni Simonelli hanno trattato delle Biorche di Piateda, Francesco Pace dei pugnali di Piattamala e dei petroglifi schematici nella valle del Bitto di Albaredo. Una sezione è dedicata ai simboli della delimitazione in Valtellina con interventi – fra gli altri - di Massimo Della Misericordia, Giuseppe Cola. Infine interessanti anche le segnalazioni in breve come quella curiosa di incisioni lineari su una delle tre colonnine in piazza Bernardini Luini di Ponte o croci, piccole coppelle e sigle letterali incise sulle due lastre di scisto che rivestono il muro del portico del santuario della Madonnina di Fusine.



di Clara Castoldi

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