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Santa Casa, la "casa" di tutti

Il santuario della Santa Casa di Tresivio, iniziato nel 1646 dove già sorgeva una chiesa dedicata alla Madonna, può essere considerato, senza ombra di dubbio, il centro della media Valtellina (tolto il santuario della Beata Vergine di Tirano). Peraltro fin dall’origine è stato pensato come un segno ben chiaro, con la sua imponenza, che potesse essere visto dappertutto ad indicare la vittoria del Cattolicesimo sul Protestantesimo. Una chiesa di tutti, dunque. E per tutti.
È sicuramente questo il motivo per cui il restauro conservativo del santuario – che da qualche giorno è stato avvolto dai ponteggi – ha ottenuto il finanziamento sui progetti emblematici di Fondazione Cariplo, unica chiesa in tutta la provincia ad essere finanziata dal bando 2011. Ed è sicuramente questo il motivo di un secondo aspetto davvero sensazionale: la raccolta fra i cittadini di Tresivio per la “loro” chiesa. Tanto da riuscire a raccogliere 250mila euro nel giro di un mese e mezzo, cifra che è destinata ad aumentare. In tempi di ristrettezze un sostegno così sostanzioso per la parrocchia ha dell’incredibile e rende il significato che questo monumento riveste. Ne è ben consapevole il parroco, don Augusto Bormolini, che insieme al sindaco Fernando Baruffi, si è dato da fare per concretizzare il sogno. «Ogni anno la fondazione Cariplo mette a disposizione 15 milioni di euro per due province – racconta il parroco -. Solleticato dal sindaco e con la collaborazione di Fulvio Ninatti fedele collaboratore della parrocchia, abbiamo rispolverato un vecchio progetto redatto da Giandrea Maspes, parte del quale realizzato fra il ’96 e il 2000. Lo abbiamo completato e, in tempi stretti, consegnato. Inizialmente ammetto di essere stato titubante io stesso, perché lo studio ammontava a un milione di euro e 500mila euro avrebbe dovuto metterli la parrocchia che non abbonda nell’oro. Quando ci è stato comunicato che il nostro progetto era fra i 15 progetti selezionati, siamo andati in Curia dove c’è stata forte severità nei confronti dell’iniziativa, con il timore che non riuscissimo a farcela. Non abbiamo ceduto e abbiamo deciso di fare una sottoscrizione fra la popolazione, avendo termini stretti. In un solo mese e mezzo, da parte di 150 famiglie sono arrivate le schede sottoscritte per una donazione complessiva di 250mila euro». A quel punto la delegazione di Tresivio è tornata in Curia dove, con la garanzia dei soldi dei fedeli e della fondazione Cariplo (in pratica, 750mila euro su un milione di euro), c’è stato appoggio entusiastico. «Dovremmo sottoscrivere un mutuo per i restanti 250mila euro – aggiunge don Bormolini -, ma conto di riuscire a raccogliere ancora qualcosa da parte delle altre 600 famiglie del paese. Molte buste stanno arrivando in questi giorni».
I lavori diretti da Pietro Maspes (che naturalmente hanno ottenuto anche il benestare della Soprintendenza), in tre lotti, prevedono come priorità assoluta la sistemazione dell’esterno con ritinteggiatura, solidificazione dei cornicioni in pietra e delle gronde, restauro degli affreschi sulla facciata. Il secondo stralcio riguarda la cripta che ha bisogno del pavimento in sasso e dell’intonaco delle pareti. Non è detto che intervenendo sul pavimento, si possa anche mettere il riscaldamento visto che la sala è comunitaria, ovvero sede di eventi come mostre e concerti. Terzo lotto, infine, la solidificazione del sottotetto, i cui legni in parte sono tarlati, in parte sono sottodimensionati nel caso di una grossa nevicata. «Il santuario è il simbolo della media Valtellina e ha valore sovra parrocchiale, per questo è stato finanziato il suo restauro. Per Tresivio, inoltre, è il monumento che lega tutto il paese». Lo dice anche un anziano del posto, come riportato in un bollettino della biblioteca: «La nosa Santa Casa l’è sempri stacia la roba pusèe impurtanta del paés, miga perchée i veniva a vedérla anca da via ma perchée per nun l’era coma na segonda mama ‘n dova ‘n vava a racumandas».

Ogni epoca ha voluto aggiungere qualcosa di suo al santuario della Santa Casa che è diventato così una costruzione particolare che racchiude le connotazioni di chiesa, palazzo, castello con un’architettura che rappresenta l’intera storia del paese fino ai giorni nostri. Il santuario eretto sopra un colle coltivato a vite è in posizione tale da essere visto da ogni punto della Valle. Ha una struttura non usuale per la zona, costituita da un’aula voltata a botte, sul lato nord della quale si innestano volumi di epoca posteriore e di impostazione stilistica differente. Si tende a distinguere due strutture: la parte a sud che comprende la facciata e si estende fino alla cupola, di cui non si conosce il progettista che però volle conferire al tempio mariano la grandiosità di una costruzione che doveva essere un grande scrigno di un altro edificio in esso contenuto: la Santa Casa di Nazareth. All’interno della chiesetta una nicchia dell’ancona sull’altare a nord ospita il simulacro della Madonna Nera, dal volto bellissimo, simile a quello della Madonna di Loreto. Sotto al santuario sono visibili i resti dell’antica basilica di S. Maria di Tronchedo. È un ampio salone coperto con volte regolari sostenute da sei colonne di granito.



di Clara Castoldi

L'interno
La Madonna nera
La Santa Casa
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