Menu di navigazione

 
L'intaglio nella tradizione valtellinese

Pubblichiamo l’intervento di Giorgio Baruta, presidente della biblioteca Luigi Faccinelli di Chiuro, sull’arte dell’intaglio ritornata in voga grazie all’operato dell’Associazione valtellinese intagliatori.
“Il legno sin dai tempi più remoti, è stato impiegato dall’uomo per costruire le sue abitazioni e per predisporre una serie di utensili indispensabili per l’attività quotidiana. E’ un materiale facilmente reperibile, trasportabile e lavorabile, al di là della posizione geografica. Superate le prestazioni tipicamente costruttive si accentua l’enorme capacità di dar vita a espressioni di alto livello artistico. La Valtellina e la Valchiavenna dal Quattrocento in poi sono state la via naturale, attraverso la quale gli uomini e le idee hanno iniziato a scorrere da nord a sud. Il pensiero rinascimentale non tardò ad affermarsi nelle opere di espressione aulica e celebrativa grazie all’importante ruolo sociale e politico raggiunto dalle famiglie nobili. Sul finire del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento si affermano le botteghe dei Del Maino e dei De’ Donati che hanno lasciato le più splendide tradizioni artistiche lombarde nelle ancone e nei gruppi scultorei in legno policromo e dorato. Le stue mirabilmente intagliate e intarsiate fanno sfoggio ancora oggi nei palazzi della nostra provincia; nel rinnovamento continueranno ad essere un caposaldo dell’espressione artistica che coinvolge i mastri lignari  intagliatori e intarsiatori. Negli ultimi decenni del Cinquecento in seguito alla situazione politica determinata dal dominio Grigione filoluterano, il clero è sollecitato nell’attuare le normative dettate da S.Carlo Borromeo per la fabbrica e le suppellettili ecclesiastiche in seguito al Concilio di Trento (1545-1563). Vengono scolpiti i pulpiti, le coperture a tempietto dei fonti battesimali ove la qualità e la raffinatezza degli intagli e intarsi rappresentano non certo episodi isolati.
La situazione politico sociale dopo le tensioni che si svilupparono con la guerra dei trentanni (1618-1648) che solo nel 1639, data del Capitolato di Milano, si stempera, in quanto in tale occasione verrà ristabilito, il dominio grigione ma con le condizioni che l’unica religione professata sarà quella della chiesa romana cattolica.
Da qui in poi il fervore edilizio si manifesterà nell’architettura , nella plastica in stucco, nella pittura e nella scultura lignea. La produzione dei manufatti in legno si intensifica anzi diventa elemento di affermazione: nelle monumentali casse d’organo, negli altari, nei cibori e nei cori.
 A Chiuro la chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Andrea viene completamente ricostruita tra il 1650 e i primi anni del ‘700, sull’altare vi è il monumentale ciborio, in legno intagliato e scolpito, dipinto e dorato, opera di Michele Cogoli, intagliatore originario della Val di Sole, che lo realizzò nel 1692. Oltre al Cogoli lavorano intensamente i Donati, i Pinto e Pietro Ramus. Maestri che provengono da altre località che aprirono le loro botteghe nella valle. Altro esponente di grande rilievo conosciuto particolarmente per la scultura a tutto tondo è Giovan Battista Zotti di origine veneziane. Dopo la breve collaborazione con il Cogoli assumerà importanti incarichi e risiederà a Sondrio ove morì nel 1733.
Nel diciottesimo secolo l’arte ebanistica ebbe un notevole sviluppo, gli arredi ove prevale l’uso di essenze pregiate vengono inseriti entro spazi ove è tutto un gioco i curve , ove i volumi e le superfici sono ricoperte da stupefacenti quadrature con illusionistici sfondati. A Chiuro, Andrea Rinaldi proveniente da Tirano aprirà la bottega nel 1758 e  si affermerà come uno dei maggiori esponenti di quest’arte.
Le sue opere presenti nelle chiese di Chiuro e in gran parte della Valtellina si distinguono per l’abile uso della radica di noce e gli intarsi a nastro, inoltre sono arricchite da decorazioni intagliate a rocaille  e a tutto tondo dal tirolese Mathias Peter. Tale collaborazione tra i due maestri favorì la produzione tra le migliori sul territorio.
  Sul finire del diciannovesimo secolo si diffusero nei centri maggiori della Valtellina le scuole complementari d’arti e mestieri ove si insegna anche l’arte dell’intaglio. I riferimenti stilistici sono orientati al pensiero storicista ed eclettico, solo agli inizi del Novecento con l’ingresso del liberty la produzione artigianale pur in maniera modesta si proietta verso il nuovo linguaggio. In ambito locale sarà Bartolomeo Balgera che si afferma nella sua produzione di arredi ove sono inseriti anche i vetri colorati e dipinti. L’Associazione Valtellina Intagliatori istituita a Chiuro nel 2010, è l’elemento di continuità di questa tradizione in un momento in cui il manufatto è ridotto a puro fattore materiale e mercificabile. Riportare la riflessione sul valore simbolico, estetico e di memoria collettiva, è quanto mai meritorio. L’esposizione delle opere prodotte durante i corsi effettuati nella sede di Chiuro è  un viaggio che consente di orientarsi in un universo estremamente ricco e vario, in cui convivono linguaggi contrastanti: superfici levigate in cui la luce stessa varia di intensità o forza originaria della materia grezza ove questa diventa parte attiva di essa. Le opere sono tratte dal passato e dal presente, dalle creazioni della natura a quelle dell’uomo, unite da uniche suggestioni. Emergono anche rinnovate esigenze della funzionalità, all’uso non solo estetico dell’intaglio, ma anche una solidità espressiva dell’allievo che conserva quasi con riserbo quanto ha acquisito dal maestro.



di Abriga.it

Ritorna alla pagina precedente
Abriga.it nasce come portale della cultura, delle tradizioni, delle bellezze paesaggistiche del territorio di Aprica.
Nelle pagine si potrà trovare tutto ciò che ha attinenza con la nostra storia, ma anche con l'attualità.
Pagina creata in: 0.002 sec
Tutto il materiale in questo sito è © 2004-2018 di Abriga.it C.F. 92022100140 Informativa legale

All rights reserved